domenica 7 giugno 2009

Batman Begins - di Christopher Nolan - 2005


Come spesso accade, Dennis O'Neill (lo storico sceneggiatore di Batman degli anni ’70 e il co-creatore, insieme a Neal Adams, di Ra’s Al Ghul) ha già detto tutto.
"Batman è un demone che abbiamo tirato dalla nostra parte". Batman sta tutto qua.
Nel fatto soprattutto che Batman è un archetipo. Non sarebbe sopravvissuto 70 anni se non lo fosse. C'è qualcosa, semplicemente nell'apparizione di Batman, che fa scattare qualcosa d'altro. Questo al di là delle storie, dei disegnatori e dei comprimari.
E allora, si narrano le origini degli archetipi? Non c'è bisogno di scomodare Jung per farci rispondere che è chiaro che no, gli archetipi non nascono, sono, o perlomeno, se sono nati, è stato quando noi ancora non ci chiamavamo uomini.
Si narrano le origini dei Miti? Sappiamo qualcosa dell'infanzia di Orfeo, della giovinezza di Perseo, di che razza di bambino fosse Teseo, oppure Ulisse? Di Achille, si sa soltanto che si nascondeva con le ragazzine.
Eppure ci si è messo di mezzo l'Ottocento, inventando il "Romanzo di Formazione". E da allora (da un bel po' prima, a dirla tutta), non abbiamo più avuto miti ma personaggi.
Chiedo scusa a tutti per l'intro lunghissima. Ma "Batman Begins" è un film con molte componenti, e pertanto merita un giudizio articolato.
Che Batman non abbia veramente bisogno di una "ragione" per esistere, come già sottolineato da Andrea Materia nella sua vecchia intro al primo "Archives" della Play Press, è dimostrato dal fatto che questa non viene narrata se non molti mesi dopo la sua introduzione.
Batman è, e non ha bisogno di diventare.
Paradossalmente, il film trova la sua ragion d'essere proprio nel raccontare questo divenire.
Forse perchè questi non sono tempi di Mito, e abbiamo bisogno di qualcosa che sia intimamente legato alla nostra vita quotidiana, alla nostra società.
Ci sono due ottime scene in questo film, brevi e se vogliamo minori, ma a mio avviso speculari e fondamentali nella visione di Nolan.
La prima, all'inizio, quando Bruce Wayne entra nel locale di Carmine Falcone e lo affronta a viso aperto. Pensate bene a cosa dice Falcone: al suo discorso sul potere, quello vero, sull'impunità che ne deriva, impunità vera, pratica, da toccare con mano. E' un discorso di un realismo spiazzante. Non ci vuole nulla ad immaginarlo nella bocca di alcuni "veri" potenti, e di certi uomini politici, americani e anche italiani.
La seconda scena è quella della festa, quando Wayne, per salvare gli ospiti da morte certa, da un lato sacrifica il proprio buon nome, ma dall'altro dice verità profondissime. La fortissima "rampugnata" ai leccaculo che esce dalle labbra di Bruce Wayne mi ha fatto venire in mente, si parva licet, un'invettiva dantesca.
Sono queste due scene a fare di "Batman Begins" un film sociale. E contemporaneo.
Il percorso che porta a Batman è il fulcro del film. Provocatoriamente, mi è venuto da pensare che se questo fosse un film "d'autore" e non un blockbuster, il regista avrebbe potuto fermarsi con la concezione di Batman, con il protagonista che lo concepisce, lo crea nella propria mente. E finire il film lì, nella caverna. Senza mai farlo vedere, facendolo immaginare allo spettatore. Che idea. E che flop.
Oltre al discorso sociale, "Batman Begins" è un film sulla paura. Sulla paura individuale e, per estensione, collettiva. Inizia dipingendo la paura di Wayne, della sua bambolosa ragazza-procuratore (che nella sua irreale purezza ricorda tanto la fidanzata di Shaft di Youngblood creata da Rob Liefield. E questo, per chi conosce Liefield, non è un complimento per Katie Holmes) fino ad esplodere nel panico collettivo del finale. Scena in cui non è difficile trovare un significato simbolico: viviamo tutti in una società paranoide, e basterebbe veramente ormai uno schiocco di dita per far saltare tutto.
Non è un caso che lo Spaventapasseri, ben recitato anche se lontanissimo dal prototipo fumettistico, compaia. Ed anche qui, è la mano di Nolan a dimostrarsi seriamente interessata al tema. Non ci sono le solite, melense scene di occhi sgranati e di sudorini freddi. Christian Bale, attore di talento, è splendido nella prima parte a comunicare un'ampia gamma di sensazioni senza mai perdere in forza espressiva.
Ma i due attori che reggono il film sono Michael Caine e Liam Neeson.
Il primo se la cava con un mestiere raffinato come solo una vecchia volpe come lui poteva. Neeson, con un carisma eccezionale. Per tutta la prima parte non ho fatto altro che immaginarmi che, solo per quel carisma, Neeson meritava di essere "chi sappiamo noi", per cui sono stato molto contento di scoprire che anche Nolan la pensava come me.
Ra's Al Ghul (il miglior villain batmaniano dopo il Joker, vittima di una disgraziatissima miniserie di due anni fa) come mentore di Batman è una scelta narrativa che ci sta tutta. Non mi sono sentito affatto "tradito". Soprattutto perchè permette di rispecchiare quanto sia sottile il filo su cui Batman cammina, sempre ad un passo dall'oscurità. Non è mica il vecchio boy scout azzurrone, lui.
Esaurita la parte formativa, purtoppo, il film è costretto a fare il blockbuster e perde molto del suo interesse. Scontati i combattimenti, scontati gli inseguimenti e noiosissima la lotta sul treno.
Ovviamente le citazioni di storie batmaniane di ogni epoca si sprecano. Dal cameo di Zsasz, alla fuga da Arkham che ricorda Knightfall. Il dialogo fra Batman e Gordon (un ottimo Gary Oldman, stanco e sciupato), sulla scala anti-incendio di quest’ultimo, è preso di peso dalla splendida “Prey” di Moench-Gulacy. I pazzi che circondano Batman sono così morrisoniani da avercelo scritto in fronte. La già citata lotta sulla metropolitana che riprende quella fra Bane e Jean-Paul Valley all'inizio di Knightquest.
Il costume non mi ha convinto, non solo per quelle stramaledette pupille (cancellarle con Photoshop bisogna!!), ma anche per la sproporzione fra testa e spalle.
Da notare la raffinatezza di Nolan, che nella scena all'interno della metro, illumina di luce cruda il costume in modo che si veda la differenza fra armatura e mantello, facendolo sembrare un vero costume da carnevale, proprio per far dire a Neeson"Sei solo un uomo con il mantello!".
Migliore film di supereroi? No. SpiderMan 2 lo supera in questo, in senso generalista ovviamente. Miglior film di Batman? Nemmeno. Il Batman vero, in pellicola, non lo ha ancora messo nessuno. Nemmeno questa volta. Pietro Meroni