martedì 2 giugno 2009

The Authority - giugno 2002



The Authority


di Warren Ellis / Brian Hitch
Mark Millar / Frank Quitely -

su Wildstorm nn. 4 - 18

spillati a colori

4 euro cad.



Magic Press

 


The Authority, per i pochi malcapitati che non lo sapessero, è la serie più cool del momento, almeno in Italia.
A questo punto, i più puristi tra voi avranno già storto il naso, sentendola etichettare con quel termine, abitualmente utilizzato per definire una testata destinata a fare tendenza per un po’, per poi accasciarsi su se stessa priva di idee, trascinando nel baratro anche le innumerevoli serie-fotocopia nate sull’onda del successo iniziale, esattamente come accadde con i fumetti Image, nemmeno troppo tempo fa. E tutto ciò avverrà, o meglio è già avvenuto, visto che negli U.S.A. la pubblicazione di Authority è stata interrotta con il numero 29 per motivi imputabili al buonismo e alla paura che hanno invaso i media nel post-11 settembre. 


D’altro canto, per quel che riguarda il nostro Paese, la Magic Press ha ancora nel cassetto un buon numero di episodi del gruppo capitanato da Jack Hawksmoor, quantità perlomeno sufficiente a soddisfare la necessità (dipendenza?) degli appassionati. Purtroppo, siccome è noto che piove sempre sul bagnato, la casa editrice romana non brilla nella puntualità delle uscite e nella chiarezza quanto ai piani editoriali futuri, ma tant’è.

In sostanza, io dico di godercela finché possiamo, che c’è parecchio da godere. Soprattutto da quando Mark Millar (Ultimate X-Men) e Frank Quitely (New X-Men) hanno preso in mano la testata, rendendo sempre più poliedrico quello che sotto la gestione Ellis era già un ottimo fumetto d’azione, accentuando la caratterizzazione dei personaggi ed imprimendo svolte inaspettate alla serie.



Nel corso delle sue prime quattro storie, che compongono il ciclo narrativo intitolato “Natività”, lo scrittore scozzese ha contrapposto Authority ad un palese omaggio a Jack Kirby: il malefico, sarcastico e mentalmente instabile Jacob Kriegstein, un ometto distortamente geniale, creativo ed idealista, dapprima stretto collaboratore del governo degli Stati Uniti, in seguito licenziato perché contrario al capitalismo senza freni, infine messosi a capo di un esercito di superumani con il quale assumere il controllo del pianeta.

Ovviamente, l’Authority non permetterà che questo avvenga, e come suo solito eliminerà ogni ostacolo alla creazione di un mondo migliore… oppure no? Leggere per scoprire, perché il finale non è assolutamente scontato, e merita un’abbondante riflessione. I cambiamenti e le innovazioni apportate da Millar, insieme ai tratti caratterizzanti consolidati di questa nuova Authority, rendono i personaggi sempre più interessanti e sfaccettati, anche se l’autore ha preferito non calcare troppo la mano sull’introspezione psicologica, probabilmente per non distaccarsi troppo dalle linee guida fornite dal suo predecessore e per avere modo di creare le atmosfere adatte all’indirizzo generale della serie.


In ogni caso, si possono facilmente evincere le qualità morali dei protagonisti in battaglia, quanto mai cinici e freddamente distaccati, capaci di atti talmente spietati ed originalmente brutali da risultare più cattivi (il termine esatto sarebbe “bastardi”) dei maniaci che combattono. Naturalmente, questi aspetti caratteriali -abitualmente considerati negativi- sono visti con gli occhi degli stessi personaggi, ed è difficile non giustificarli ed apprezzarli, se ci si è calati a sufficienza nel fumetto; certamente, sarebbe bene evitare di ripetere le inenarrabili atrocità descritte da Millar sul primo che passa… E’ da notare che non è tanta la violenza rappresenta- ta dalle eloquenti illustrazioni di Quitely, quanto quella cui si allude in certe situazioni, magari solo accennate da una vignetta, ma che lasciano presagire terribili torture ed ampi spargimenti di sangue. E’ innegabile, inoltre, che ognuno dei protagonisti dia una forte impressione di intrinseca sicurezza, di risolutezza e quasi di onnipotenza, facendo sembrare tutto più facile e fattibile di quanto non sia, con l’aria di chi conosce le proprie capacità e sa di essere ampiamente superiore all’avversario che gli si para davanti o al problema che impedisce lo svolgersi degli eventi in un certo verso.

Tutto ciò, sul lavoro: i membri di Authority infatti, in privato, sono delle persone normali che provano sentimenti d’amore e d’odio, desideri e paure; l’autore ci offre diversi scorci della loro vita quotidiana, rifinendo le figure di questi superesseri anche grazie ai dialoghi secchi ed efficaci, nei quali spiccano alcuni scambi di battute stilisticamente e tecnicamente vicini alla perfezione e permeati di molto, sano, humour inglese. Una svolta importante e non trascurabile, tra quelle operate da Millar, è sicuramente la decisione di rendere pubblica l’esistenza di Authority, i cui componenti diventano, pressochè dall’oggi al domani, celebrità simili a quelle del mondo dello spettacolo: le apparizioni in televisione e sui giornali si moltiplicano, come pure le continue feste sull’immenso Carrier (una nave semi-senziente che si trova dovunque ed in nessun luogo contemporaneamente, utile come casa, base e mezzo di trasporto per la squadra) ed i contatti con politici influenti, con i quali tuttavia non si sviluppa un buon rapporto, a causa del poco interesse che il supergruppo nutre per le politiche internazionali, intese come meschino scambio di favori ed indulgenze tra Stati accomunati da un qualche fine poco chiaro. In questo fumetto, infatti, sono evidenti le dure critiche al mondo di chi governa solo per trarre profitto e soddisfare i propri interessi ed evita di contrapporsi con fermezza, ad esempio, alle violazioni dei diritti umani, per preservare un labile e precario status quo che in realtà fa comodo solo a pochi, i più ricchi.


L’Authority, quindi, è sempre più un gruppo d’intervento globale, che non si limita a combattere la superminaccia di turno da cui viene attaccata direttamente, ma preferisce andare a risolvere problemi di entità più reale, recandosi -per dirne una- nel sudest asiatico con lo scopo di far cadere una dittatura, per poi accogliere quarantamila rifugiati nella propria dimora.

Millar, infine, non ha peli sulla lingua, e quello che era sentito come abbastanza sottinteso durante i primi episodi sceneggiati da Ellis, qui esplode e diventa palese: la relazione omosessuale tra Apollo e Midnighter viene finalmente rappresentata graficamente, e sono diverse le scene nelle quali i due chiacchierano da perfetti innamorati. Da parte mia, ammetterò che avrei preferito non parlarne, ma non - come sarebbe più o meno logico pensare - perché io nutra un qualche astio nei confronti dei gay, anzi. Il punto è che sentire di dover evidenziare una questione simile mi fa riflettere: se i due compagni non avessero avuto questo tipo di rapporto, certamente non mi sarei soffermato sulla loro eterosessualità, e dispiace doversi accorgere che questo lato della loro personalità venga considerato “particolare” (da me quanto dallo stesso Millar), tutto qui.

Per quel che riguarda la parte relativa alle illustrazioni, Quitely sviluppa progressivamente il suo stile molto personale e particolareggiato, ma non riesce a rendere dinamiche le figure, che alle volte risultano essere poco naturali. Questa staticità dà l’impressione, insieme alla scansione della pagina in vignette rettangolari poste orizzontalmente, di trovarsi di fronte ai fotogrammi di una pellicola cinematografica, effetto in parte voluto, in quanto è nota la ricerca degli autori per rendere ogni tavola più “d’impatto” possibile. In conclusione, Authority è un gran bel fumetto, e merita di essere letto, oltre che per i motivi sopraelencati, anche per l’impostazione filosofica del “volere-un-mondo-migliore-e-fare-di-tutto-per-ottenerlo” che ne è alla base, che fornisce interessanti elementi sui quali meditare. 


Daniele “Youngest”