giovedì 11 giugno 2009

Arrowsmith


Kurt Busiek è uno sceneggiatore di talento, noto principalmente per lavori come Marvels, Avengers, JLA/Avengers; tutte opere pienamente inserite nella tradizione dei comics, che dimostrano la sua grande dimestichezza con gli universi narrativi Marvel e DC.
Eppure, le sue opere più famose, con l’eccezione di Marvels, non sono a mio modesto parere le sue migliori.
Quelle degli Avengers e della JLA (e relativo crossover) sono belle storie di supereroi, certo, ma che a volte scadono nell’eccesso citazionistico, nella foga di recuperare sempre e comunque il personaggio-minore-che-più-minore-non-si-può. Divertenti, interessanti ma che a livello di emozione e profondità forse non raggiungono i livelli di Marvels.
Esiste però un altro Busiek. Un Busiek impegnato su personaggi originali o quasi, su storie slegate da una preesistente e pluridecennale continuità e che, libero dal dover necessariamente restare entro certi binari, esprime secondo me il massimo dimostrando di essere veramente un grande scrittore. E’ il Busiek di Astro City, di Superman: Secret Identity (che al di là del titolo ha poco a che fare con il Superman che tutti conosciamo), di Shock Rockets e sì: anche di Arrowsmith!
Arrowsmith è un fumetto che racconta la Prima Guerra Mondiale in un mondo diverso dal nostro, in cui la magia è parte della vita di ogni giorno; troll di pietra, draghi e folletti vivono nelle campagne e nelle città fianco a fianco con gli uomini, e gli incantesimi sono le armi principali con cui viene combattuta la guerra.
Il giovane protagonista è un idealista che si arruola nell’equivalente magico dell’aviazione (squadre di uomini volanti che sfruttano la magia per assorbire il potere del volo da dei piccoli draghi che li accompagnano sempre) per andare a combattere in quella che corrisponde alla nostra Europa. Fermamente convinto di dover fare la sua parte, desideroso di fuggire dalla ristretta realtà del proprio villaggio, il giovane Arrowsmith si troverà, nel corso di questa miniserie raccolta in volume qui in Italia da Magic Press, a fare i conti con una realtà molto diversa da come se l'era immaginata.
Quella che inizialmente sembra la classica storia americana di guerra, con gli eroi anglofoni buoni contro i cattivoni austro/tedeschi, si trasforma infatti piano piano in qualcosa di inaspettatamente diverso.
I confini tra buoni e cattivi si fanno sempre più labili, fino a scomparire del tutto; la morte, da avvenimento eccezionale e ricco di pathos, diventa tragica consuetudine; la guerra mostra il suo volto, ed è un volto orribile, che contrasta terribilmente con le aspirazioni idealistiche che muovevano il protagonista all’inizio del volume.
Busiek riesce a rappresentare tutto questo con grande abilità grazie a personaggi ottimamente caratterizzati, situazioni assolutamente crude e realistiche, bei dialoghi e didascalie in forma di lettere dal fronte veramente toccanti.
Il tutto è arricchito da una favolosa prova di un Carlos Pacheco in gran spolvero, con il suo tratto sempre plastico e pulito, e il suo storytelling mai confuso ma sempre funzionale e di buon gusto. I disegni da soli potrebbero valere l’acquisto, per fortuna sono accompagnati da una storia eccellente. E' talmente bravo, Carlos, che basta una parola per definire le sue tavole: stupende.
Difetti? A parte il prezzo altino (13 €), il difetto principale dell’opera è di non avere un vero finale: Busiek lascia il finale aperto per un sequel, ed ha infatti dichiarato di aver già pronta una storia per una seconda miniserie-sequel, della quale però al momento non si sa nulla.
Resta comunque una lettura straconsigliata, soprattutto per chi avesse voglia di scoprire “l’altro” Busiek, quello meno celebre ma probabilmente più sincero e appassionato, e a mio modesto parere migliore.
Dario Beretta