mercoledì 3 giugno 2009

Animal Man - luglio 2002


Animal Man


di Grant Morrison -
e Charles Truog

covers di Brian Bolland

* Animal Man 1 - 10 (DC Comics)

* American Heroes 9 - 19 (Play Press)

* Animal Man TPB 1 (Magic Press)


Apologia di un eroe inutile
Chi è Animal Man? Prima del 1988, uno dei tanti eroi dimenticati della Detective Comics. Dimenticato a tal punto da far parte di un gruppo chiamato “Eroi Dimenticati” (non sto scherzando, giuro!). Personaggio squal- lido dalle origini squallide, dalla psicologia squallida e dalla vita editoriale squallida. Questo fino al 1988. Anno in cui la DC, spinta in una fase innovativa, decise di tentare il grande rilancio. Un rilancio in cui credevano in pochi, a dire la verità, tanto che per realizzarlo venne scelto un giovane autore inglese dal futuro ancora incerto (al suo primo lavoro in casa DC) ed un disegnatore certamente veloce e puntuale, ma dal tratto poco supereroistico (Chas Truog). Il progetto si componeva di una miniserie di quattro numeri, nei quali il personaggio di Animal Man sarebbe dovuto essere approfondito e rilanciato in una chiave moderna ed accattivante. Nessuno certo si immaginava cosa ne sarebbe uscito.


Grant Morrison (questo il nome del giovane scrittore) rivoluzionò il concetto di supereroe introducendo in quella mini tematiche e riflessioni lontane dal comic medio, conquistandosi un posto nel cuore di critica e pubblico. Fiutato l’affare, la casa editrice decise di trasformare la miniserie in serie regolare, lasciando invariato il team creativo. Inizialmente forse un po’ spiazzato, probabilmente non ancora avvezzo all’ambiente, Morrison programmò un paio di episodi di assestamento (fa eccezione il cross over con Invasion), dando inizio col numero 8 alla trama principale del suo ciclo, che avrebbe tenuto viva l’attenzione dei lettori fino alla sua degna conclusione nel numero 26 (ultimo della gestione Morrison). Se siete lettori abituali di comics probabilmente avrete già sentito parlare di Animal Man.



I morrisoniani più convinti lo esibiscono a giorni alterni quale bandiera di come un fumetto dovrebbe essere, simbolo della genialità narrativa dell’anticonformista autore scozzese (lo so che prima ho scritto inglese… che volete, esiste un equivalente italiano di “abitante del regno unito” che non suoni quantomeno ridicolo? Per dovere di cronaca Morrison è nato a Glasgow, e quindi risulta scozzese di nascita). E con altrettanta probabilità avrete sorriso di fronte a tanta cieca adorazione… Sicuri che nessun opera di un autore, soprattutto se seriale e supereroistica, possa rivelarsi degna di essere elevata su un gradino tanto elevato. E avreste avuto tutte le ragioni per mantenere le vostre riserve, se proprio in questo caldo agosto la Magic Press non avesse deciso di ristampare in un elegante volume i primi dieci episodi del suddetto ciclo, costringendo chi a suo tempo non ebbe la fortuna di fruirne nelle epiche pagine di American Heroes, defunta testata della sempreverde Play Press, a rimediare.
Non avendo ancora potuto mettere le mani sul succitato volume, vi risparmierò le noiose critiche del caso sulla nuova edizione, concentrandomi sulle storie che potreste avere modo di leggere.
.Come accennato qualche riga più in alto, la serie era stata concepita originariamente come mini di quattro. Proprio per questo i primi quattro episodi rappresentano un arco narrativo completo e coerente, che inquadra il personaggio adattandolo agli anni ’80 e rimodernando il cast dei comprimari. Animal Man/Buddy Baker viene descritto come supereroe per caso, tristemente inadeguato, lontano dall’eroismo che i suoi colleghi super sembrano trasudare. Buddy è solo un uomo comune, sposato con figli, pure un po’ fallito se vogliamo, che fatica a trovare il suo spazio nel mondo e decide di provare ancora una volta la carriera del supereroe… ma giusto perché si ritrova con questi strani poteri, non perché realmente motivato in tal senso. Solo col procedere della vicenda, e con il suo scontrarsi con problematiche lontane dal mondo di Superman, Buddy si interroga sul suo ruolo, inizia ad identificare connotazioni morali lontane dalla dicotomia bene/male… e decide il suo ruolo non come preesistente, ma come esperienza acquisita sul campo. E’ qui che nasce il supereroe ecologista, mosso non dalla fama o dal denaro ma dalla volontà di proteggere un patrimonio a cui tutti gli altri eroi voltano irresponsabilmente le spalle. Non un fanatico ambientalista, seppure il fanatismo si mantenga come possibilità… piuttosto un uomo cosciente, consapevole, finalmente in pace con se stesso e con il suo ruolo.
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In tutto questo processo Morrison non ci risparmia aperte critiche all’ambizione scientifica, e denuncia l’etica “politically correct” degli eroi che si accontentano di affrontare i criminali, fuggendo la reale complessità della vita di tutti i giorni in favore della loro felice visione dicotomica. Una lunga storia divisa in quattro capitoli, caratterizzata da uno stile profondo ed incisivo che predilige la narrazione alla propaganda, accennando le idee dell’autore e facendole sposare ai personaggi senza però cadere in eccessi retorici (ovvero a fronte delle opinioni viene sempre fornito un parametro di moderazione, rendendo la situazione sempre aperta a differenti letture). Il quinto episodio è forse il mio preferito di questa raccolta. “Il vangelo del Coyote”. Un racconto sopra le righe della vicenda di un coyote cartone animato che Dio per punizione condanna alla vita terrena. Racconto emblema del tema del meta fumetto che Morrison introdurrà nella sua Trama (intenzionalmente con la t maiuscola), che esplora tanto i fanatismi religiosi quanto l’impossibilità di comunicare (per citare Melville “Non ho mai conosciuto un essere profondo che avesse qualcosa da dire al mondo”). Interessante l’incrocio tra i punti di vista dei diversi personaggi, e non può lasciare indifferenti il finale in cui viene spontaneo domandarsi se il bene abbia realmente trionfato…
.Gli episodi 6 e 7, “Uccelli da preda” e “La morte della maschera rossa”, sono rispettivamente un cross over con Invasion ed un episodio comunque collegato a tale saga. In essi l’esigenza narrativa imposta dall’evento non mette in secondo piano l’introspezione, che affronta tematiche interessanti come il suicidio e la vecchiaia, la complessità dei conflitti generazionali e la geometria frattale (?!?).
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E’ però con gli ultimi tre episodi della raccolta, che suddetta Trama prende il via. In “Gioco di specchi” Animal Man affronta per la prima volta un vero supercriminale, mentre in “Modifiche alla casa” e “Volpe in fuga” si pongono le basi per le vicende future. Il tutto contornato da indizi ed accenni che troveranno spiegazione solo a conclusione dei ventisei episodi. Da sottolineare inoltre l’interessante tematica introdotta da Morrison nel 10° racconto: la follia è una risposta ragionevole all’insanità della realtà che ci circonda, alternativa all’opprimente conformazione che impedisce di vedere oltre il velo dell’illusione (temi ed atmosfere ripresi in seguito dall’autore in Arkham Asylum e Doom Patrol).
Giunti a questo punto, perché leggere Animal Man?
Cosa lo rende così diverso da una varietà pressoché infinita di prodotti supereroistici? Difficile dirlo in modo convincente.
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L’unico consiglio sensato sarebbe, per l’appunto, quello di leggerlo. Ma questa non sarebbe una recensione, se non si proponesse di offrire qualcosa di più di una pacifica imparzialità. Animal Man rappresenta l’eroe moderno, nella sua esasperante inadeguatezza e nella sua maldestra incapacità ad assumere pose “alla Superman”. Come spesso accade nei lavori di Morrison, le vicende strettamente eroistiche vengono messe in secondo piano, allontanate dai riflettori per sottolineare le dinamiche umane dei protagonisti e per dare ai comprimari una valenza superiore a quella di comparse. La famiglia di Buddy assume consistenza via via che si approfondiscono le idee della moglie Ellen, che si osservano le passioni infantili della piccola Maxine, o che si sorride agli atteggiamenti da bullo del giovane Cliff.
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La narrazione non è qui un semplice processo di addizione, in cui si sommano i differenti elementi: il tutto assume una valenza complessiva, ogni elemento si integra con i rimanenti in un grosso affresco complessivo. I momenti di meta fumetto (fumetto nel fumetto: quando cioè l’utilizzo di tale espediente fornisce l’impressione che il fumetto stesso sia la “vera” realtà) accrescono la sensazione di verosimiglianza, creando un netto distacco tra il sense of wonder dei comuni supereroi e il realistico coinvolgimento di questo eroe per caso. Ma oltre la narrazione in senso stretto, di per sé da manuale, Animal Man colpisce per l’ampiezza e la varietà delle tematiche trattate, per il suo approccio mai bigotto ma al contempo non spiccatamente retorico, che tollera atteggiamenti morali ambigui pur non giustificandoli.
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Proprio nella sua definizione di non eroe Buddy acquista la sua umanità: non incarna l’ideale, l’uomo dagli alti principi; è piuttosto l’uomo della porta accanto, lo sfaccendato padre trentenne dei monelli che fanno disperare la loro povera madre… E proprio per questo la sua opinione non è legge, dettame da seguire: è solo uno spunto di riflessione, un ulteriore controverso punto di vista che si aggiunge al grande quadro della percezione. In tal senso vanno apprezzate queste storie: per la loro capacità di coinvolgere ed animare, spingendo il lettore ad interrogarsi ed a riflettere su questioni tanto vicine a noi che ci appaiono paradossalmente lontanissime quando sfogliamo un albo a fumetti, troppo avvezzi ad attendere l’intervento risolutore dell’eroe per accettare l’idea che il potere non sia sufficiente, in quanto tale, a rendere un uomo qualcosa in più di un buffone in calzamaglia.
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