mercoledì 10 giugno 2009

Andrea Plazzi: intervista esclusiva - 2004


Il sovrintendente Plazzus intervistato da mdb

Da anni ormai «Rat-man» e Leo Ortolani vivono un magico periodo di crescenti successi, che non accennano a diminuire. L’anno scorso l’acclamatissima (a per certi versi controversa) consacrazione con la pubblicazione all’interno dei «Classici del Fumetto» di Repubblica, oltre alla consueta dose di premi e riconoscimenti critici e di vendite.
Il 2004 non sembra voler essere da meno e ci ha riservato, oltre ad una spettacolare ed osannatissima saga uscita sulla serie regolare, ormai nota come «la quadrilogia di Dio» («Rat-man Collection» nn. 41-44, Panini Comics, Febbraio-Agosto 2004, ndr), anche un saggio critico di approfondimento a cura di Andrea Plazzi, pubblicato da Coniglio Editore, il premio come miglior serie umoristica e miglior episodio («Rat-man Collection» n. 41 - «La fuga di Rat-man», Panini Comics, Febbraio 2004, ndr) nell’annuale referendum di «Fumo di China» e dulcis in fundo, l’attesissima pubblicazione de «Il signore dei ratti», esilarante parodia della più famosa saga fantasy esistente, esaurito in poche ore alla sua presentazione a Luccacomics 2004.
Possibile che sia sempre l’anno del ratto?
E che altro dobbiamo aspettarci?
Ne parliamo con il Sovrintendente Plazzus, alias Andrea Plazzi (già membro del nucleo fondatore di «Fumo di China» e attualmente tra le altre cose curatore delle testate di «Rat-Man» per la Panini), in occasione del suo graditissimo ritorno, dopo tre anni, alla kermesse lucchese.

Mdb: Allora, Andrea, possibile che sia sempre l’anno del ratto?

Andrea Plazzi: Non sono un esperto di astrologia cinese, quindi magari non chiamiamolo così... se vogliamo razionalizzare quello che in realtà è un vero e proprio fenomeno e quindi difficile da capire fino in fondo, si può dire che «evidentemente» il potenziale delle storie di Leo è ancora superiore alla velocità con cui oggi un personaggio a fumetti può materialmente farsi largo in edicola contando solo sulla carta stampata, senza essere a traino di serie animate, videogiochi o altro. La sua avanzata è costante perché è lenta, il che tra l’altro la rende molto più stabile e affidabile. Niente bolle inflazionistiche, solo cara vecchia «Old Economy».

- Tanto per cominciare, facciamo un po’ il punto della situazione: quanto sono cambiate le cose dopo la pubblicazione di «Rat-man» nei «Classici di Repubblica»? A giudicare dalla spietata (ma godibilissima) autoanalisi che il Leo ha messo nella quadrilogia da poco conclusa, pare che la cosa non sia stata proprio senza conseguenze…

Andrea Plazzi: Premetto che non ho seguito il progetto e che il volume di Leo non ha avuto un iter particolare o privilegiato. Il volume ha avuto un grande successo e ha venduto veramente molto. Quasi in maniera imbarazzante per un personaggio sconosciuto al grande pubblico e per un autore non solo vivente (considerazione che in Leo suscita sempre tradizionali e spontanee manifestazioni di inequivocabile attaccamento alla vita) ma anche giovanissimo.
Credo che sia la dimostrazione migliore di quanto le storie di «Rat-Man», per quanto elaborate, nella ricchezza dei riferimenti e nella complessità dei meccanismi comici, possano piacere a un pubblico di massa.
Quanto alla quadrilogia, trovo sorprendente che sia piaciuta tanto e che continui a fare parlare di sé. E' una storia bellissima ma che io trovo molto, molto difficile.
Ai lettori di lungo corso offre tutti gli elementi a loro famigliari (tra cui quello più gratificante e immediatamente fruibile: una vis comica clamorosa) distribuiti però lungo il percorso accidentato di una storia talmente bizzarra che a volte può sorgere il dubbio di non avere capito cosa si stia leggendo (almeno, questa e' stata l’impressione che ha fatto a me).
Ai lettori nuovi deve avere fatto un effetto veramente molto strano ma, anche questa volta, gli ultimi arrivati non si sono spaventati e sono rimasti a bordo... battute e umorismo aiutano in questo ma è chiaro che la storia è stata apprezzata per quello che è.
Quanto alla «questione Classici del Fumetto» meta-fumettizzata nella quadrilogia (con funzione catartica, mi viene da dire)... non posso parlare per Leo ma probabilmente la cosa lo ha talmente colpito (e gratificato) da fargli sentire il bisogno di smitizzare la cosa, di ironizzarci un po’ sopra. Non per toglierle importanza (anzi, credo che ci tenga molto) ma per dargliela a modo suo, in maniera non seriosa.

- E a livello di vendite? Insomma, la principale accusa mossa era che l’inserimento del ratto tra i Classici fosse solo uno «squallido espediente commerciale»: come ha funzionato?

Andrea Plazzi: Sulle questioni e sulle decisioni commerciali (che, comunque, sono per forza di cose di competenza esclusiva dell’editore) di solito sono molto pragmatico.
Se «commerciale» significa «interessante per il numero di persone maggiore possibile» (definizione soddisfatta da un sacco di capolavori) a me va benissimo. Non ci trovo niente di male, non so se sei d’accordo...

- Direi di si, anche se poi fatico ad abbandonare un certo «snobismo di sinistra» per quei prodotti che da «cult» assurgono ad una popolarità eccessiva… ma possiamo dire che il Leo e il ratto fanno ancora eccezione …

Andrea Plazzi: Sullo «snobismo di sinistra» di cui parli, con tutta la solidarietà di questo mondo, non mi pronuncio... ma capisco la cosa, a livello epidermico, anche se razionalmente - sono certo che a mente fredda concordi anche tu - non ha alcun senso.

- Certo, era solo per dire che mentre molto spesso un prodotto che raggiunge il successo non riesce a mantenere gli stessi standard qualitativi che gliel’hanno fatto conquistare, altre volte si genera un processo un po’ perverso e inconscio per cui il prodotto che raggiunge il successo viene automaticamente bollato dall’appassionato come «snaturato» o «commerciale», come se fosse sceso a chissà quali compromessi per il solo fatto di aver avuto dei riconoscimenti di pubblico, oltre che di critica. Però ripeto che credo di essere ancora immune da processi mentali di questo tipo per quanto riguarda il ratto, e mi sa che stiamo divagando…

Andrea Plazzi: Già. Forse però la tua domanda suggeriva altro. Per esempio che la Panini abbia approfittato della sua posizione privilegiata, in quanto partner di Repubblica nell’operazione, per proporre licenze proprie.

- Ehmmm… devo fischiettare per darmi un contegno e simulare indifferenza?

Andrea Plazzi: Se credi...

- Firulì, firulà…

Andrea Plazzi: Il mio punto di vista - da esterno, visto che della Panini sono un collaboratore - è che c’è un modo corretto anche per fare questo. Per esempio, compilando e proponendo un elenco di titoli oggettivamente interessanti, o comunque alla fine considerati tali dall’editore (Repubblica, in questo caso): questo è parte importante del compito di consulenza di Panini nella stesura dell’elenco delle uscite (sempre e comunque approvate da Repubblica). Se uno di questi titoli fa parte del proprio parco testate/autori/personaggi, sarebbe sciocco - e scorretto nei confronti del lettore - discriminarlo per eccesso di scrupolo rispetto a un potenziale conflitto di interessi. A quanto mi risulta (ripeto: non ho seguito l’operazione, se non a cose fatte, stendendo parte dei testi del volume), nel caso di Leo è andata così e penso che possiamo esserne tutti soddisfatti. Non so però se ho risposto alla tua domanda...

- Non del tutto, ma le tue precisazioni mi paiono comunque pertinenti e abbondantemente condivisibili (almeno da me, che continuo a considerare «altri» i «conflitti di interessi» più degni di attenzione, rispetto a quelli Panini/Repubblica): in realtà però mi interessava anche sapere quale ricaduta «commerciale» (in termini di vendite) si poteva attribuire all’uscita con Repubblica.

Andrea Plazzi: Il volume ha portato pubblico alla serie regolare, pubblico che in gran parte è diventato stabile, non occasionale: questo è una cosa molto, molto rara e Leo ne è entusiasta, molto al di là del fatto commerciale. Credo che senta la responsabilità di continuare a lavorare al meglio, per mettere nelle sue cose la maggiore qualità possibile.

- Qualità che credo includa «Il signore dei ratti», un progetto più volte annunciato e rimandato, attesissimo da tutti i fans del Leo, sempre più numerosi, stando a quello che dici. Insomma, l’eccezionale story-arc terminato sulla serie regolare era originariamente previsto in tre capitoli, ma non mi pare che il suo ampliamento a quattro abbia nuociuto alla cura e al risultato dello speciale fantasy…

Andrea Plazzi: Sono assolutamente d’accordo e questo (cerco sempre di limitare i superlativi ma con Leo è difficile) è un risultato eccezionale. Ha lavorato con tempi strettissimi... 64 pagine di testo, matite, chine, lettering più la copertina, tutto in (molto) poco più di un mese (agosto!)...

- Se tu dovessi trovare un difetto a «Il signore dei ratti»?

Andrea Plazzi: Di perfetto non c'è nulla, anche se a volte Leo dei dubbi me li mette...
Diciamo che chi si fosse aspettato un’aderenza maggiore all’opera originale (o al ciclo cinematografico) troverà il fumetto assai diverso e molto corto. Ma in realtà tutti gli elementi importanti, opportunamente parodiati, ci sono (la Compagnia, il viaggio, il Grande Male Incombente) e, anzi, trovo notevolissimo lo sforzo di sintesi (riuscito) di Leo, che è riuscito a dare un senso compiuto a una storia personale in uno spazio così limitato, mantenendo la riconoscibilità dell’opera. Certo, aveva preparato un sacco di materiale, messo da parte come del resto gli capita quasi sempre ma alla fine il lavoro di «taglia e cuci» è stato impeccabile e trovo che il risultato sia superbo...
A un certo punto si era parlato di portarlo a 80 pagine ma si era troppo avanti col progetto e non è stato possibile (sarebbe cambiato il prezzo di copertina ad albo già promosso, una cosa da evitare assolutamente) e anche se è un peccato dal punto di vista di un eventuale purista, non sono certo che sia stato proprio un male.
Ha costretto Leo a un lavoro di cesello difficile ma, alla fine, riuscitissimo.

- Si, credo anch’io che il risultato sia notevole e che ci sia molto più Ortolani che Tolkien, tanto che anche un lettore totalmente digiuno di fantasy come me ha potuto godersi ugualmente la parodia, grazie anche al reinserimento di alcune situazioni tipiche del ratto (penso a gag con situazioni del tipo Rat-man/Piccettino, rinnovate grazie al geniale inserimento del nano).

Andrea Plazzi: Sono anch'io un grandissimo fan di Nano, figlio di Nano, re dei Nani... la trovata più grandiosa di Leo dai tempi di «Clessidra colma» (uno dei tormentoni storici di «Star Rats»; non a caso, forse, un'altra «pseudo-parodia»). Non ho molto da dire sul vero e più grande personaggio della storia... scusate ma l'entusiasmo mi toglie la voce.

- Comunque il successo pare già garantito: novecento copie vendute a Lucca e albo esaurito in poche ore. forse troppo in fretta: non erano un po’ pochine, novecento copie? Insomma, un progetto cosi’ atteso, annunciato e poi rimandato…

Andrea Plazzi: Preparare le presenze fieristiche di una casa editrice come la Panini, con un catalogo imponente, è molto difficile. Non ci si può sovraccaricare di roba, etc.
Gli errori di valutazione ogni tanto capitano (in entrambi i sensi).

- Pero’… Insomma, troppe poche pagine, troppe poche copie… Non e’ che la Panini potrebbe credere (o comunque investire) un po’ di più nel ratto?

Andrea Plazzi: Stesse in me, lo farei. Peraltro, farlo con i soldi degli altri - tanto per capirci - è facile...

- Lo ammetto volevo solo provocare… Anche perché finche’ il Leo non riuscirà a farsi clonare, il materiale nuovo non potrà arrivare in quantità industriali, quindi credo sia più prudente dosare bene forze e risorse. Certo che sedici pagine in più sul «Signore dei ratti», magari…

Andrea Plazzi: Sei proprio una simpatica carogna…

- Adulatore… Parliamo del futuro: le principali critiche mosse dagli appassionati sono quelle che si stia «grattando il fondo del barile», con la pubblicazione degli «Intaccabili» partendo dalle storie già editate in passato su «Totem». Premesso che e’ una posizione che non mi trova molto d’accordo, visto che credo che i periodi in cui per il ratto si sono riesumate storielle speciali et similia abbia coinciso (tutt’altro che casualmente, a mio parere) con l’indiscutibile decollo di «Venerdì 12», arrivato a vivere una popolarità propria, e che l’arrivo delle vecchie storie degli «Intaccabili» ha coinciso con il ritorno agli antichi fasti (e forse qualcosina in più) del ratto con la quadrilogia da poco conclusa, che cosa ci puoi dire dei programmi futuri? Per quanto rimarrà questa formula? Altre novità?

Andrea Plazzi: Se «grattare il fondo del barile» significa cercare di utilizzare materiale già esistente di Leo per metterlo in grado di sfornare più pagine inedite possibile (che da sole non potrebbero mai bastare neanche per il bimestrale, figuriamoci per il mensile che tutti chiedono a gran voce), questo è quello che facciamo sin dal numero 1 e non c’è nessuna alternativa.
Sono appena finite le storie esistenti degli «Intaccabili» e Leo vorrebbe farne di nuove, episodi inediti che potrebbero cominciare a uscire nel corso del 2005, ma sostanzialmente la situazione è come l’hai riassunta tu: le giornate di Leo sono di 24 ore e se ogni tanto si vuole cercare di produrre progetti paralleli come «Il signore dei ratti» o come «Star Rats 2» (in arrivo a maggio) lo si può fare solo a scapito della serie regolare, il che sarebbe da evitare.

- Dunque, «Star Rats 2» è confermato per maggio? Quindi il Leo pare in procinto di fregarsi anche le vacanze natalizie, dopo essersi giocato buona parte di quelle estive per «Il Signore dei Ratti»? Anticipazioni?

Andrea Plazzi: Niente di particolare, se non che Leo ha deciso di non aspettare l’uscita de «The Revenge Of The Sith», quindi troverà un modo tutto suo di rifarsi alle trame già note e a quello che si sa della trama del terzo (di cui c’è già online un trailer, peraltro).

- Prima che te lo chiedano altri, più cattivi: questo nuovo speciale ormai prossimo significa nuove cosiddette «pause» (con tutte le precisazioni già accennate in precedenza) per quanto riguarda le storie inedite del ratto pubblicate sulla serie regolare, dopo l’ottimo «Rat-max»?

Andrea Plazzi: No, abbiamo in programma qualcosa di nuovo e di totalmente inedito, almeno per quanto riguarda «Rat-man» e il Leo. Il numero di maggio, in corrispondenza dell’uscita di «Star Rats 2» sarà un omaggio a «Rat-man» e a Leo fatto da alcuni altri autori. In altre parole, storie di «Rat-man» non di Leo (sottolineo la cosa perché ogni volta che viene detta qualcuno non ci crede e in ogni caso fa sempre molto scalpore...)
Anticipo la prossima probabile domanda e ti dico che i nomi arriveranno tra un po’, una volta sistemati i soliti «dettagli tecnici» (contratti, etc.). Uno di loro è un totale outsider, una mia scelta personale in cui credo molto (ma probabilmente il suo stile susciterà polemiche). Gli altri sono autori più rodati, professionisti esperti e indicati da Leo.

- Scoop! Quindi per fare un titolo tipo Gazzetta dello Sport, «La Panini pensa al dopo-Ortolani»?

Andrea Plazzi: Ma sei terribile...

- Tanto per esaurire l’argomento «Rat-man», in edicola sono usciti due numeri (con periodicità ancora irregolare, mi sembra) di «Rat-man Color Special»: che cosa rappresentano? Tentativi di esaudire pressanti richieste di fans sfegatati, di sondare il mercato o semplicemente il Ragno ha preso il potere alla Panini? E (scherzi a parte) sono connesse in qualche modo anche con la più volte ventilata diffusione all’estero di Rat-man (per il momento concretizzata solo in Spagna, mi pare), o che cos’altro?

Andrea Plazzi: È un esperimento che potrebbe avere un seguito (lo sapremo entro l’anno, forse entro novembre) e in quel caso sarebbe molto interessante: tutta la produzione di Leo, con poche eccezioni, verrebbe a mano a mano colorata secondo gli ottimi (opinione mia ma sostanzialmente condivisa dai lettori) standard di questi due primi numeri.
Il progetto nasce dalla possibilità - per ora solo teorica - di pubblicare «Rat-man» in Francia (ne accenno nel volume «Cuore di Rat-man», nell’introduzione all’intervista a François Corteggiani, che ha tradotto la storia delle origini). In quel caso, quasi sicuramente si tratterebbe di portare le storie al formato «album» e il colore è quasi indispensabile. Il fatto che il sottoscritto (ma anche Leo) preferisca di gran lunga il b/n non toglie nulla al progetto e alla bravura dei coloristi, Lorenzo Ortolani in testa.

- A lato di questo, fa capolino qualche progetto di critica, storia e approfondimento sul ratto e su Ortolani: prima il libro di Davide Barzi con i due Leo (Ortolani e Cimpellin) a confronto («I Quaderni del Fumetto: Leo Cimpellin e Leo Ortolani» - IF Edizioni 2003, ndr), ora il progetto di cui parlavi prima, inserito nella meritevole collana di Coniglio Editore (che riedita anche qualche perla come «Prima pagare poi ricordare», di Scozzari) e che ti vede nella veste di ideatore e curatore. puoi parlarcene un po’?

Andrea Plazzi: Se non ti offendi ti metto qua un link a una pagina dove ne parlo già fin troppo.
Magari puoi andare a leggertelo, poi torni qua se hai qualche altra domanda, ti scoccia? [http://www.imd.it/rat-man/News2004_08.htm]
- Aspetta un minuto...

Andrea Plazzi: Figurati, con comodo.

- OK, fatto: interessante... e pure esaustivo, accidenti! E a noi neanche un'anticipazione: proprio vero, «Dal Gadducci mi guardi Iddio…» ricordami che gli devo un pestone sul piede, alla prima occasione. Comunque il fatto che tu ritenga di averne già parlato abbastanza conferma sostanzialmente il fatto che è molto più facile farti parlare di Leo o di «Rat-man» che dei tuoi altri impegni, che vedono partire anche una nuova serie della trasmissione radiofonica «Matite», che curi per Radio Città del Capo/Popolare Network… Ci vuoi parlare un po’ di questa esperienza, o c’è un altro link da qualche parte?

Andrea Plazzi: Mi trovi reticente? Ma no, dai...

- Ma figurati… Confessa, maledetto! Che cosa ci sai dire di «Matite»?

Andrea Plazzi: La trasmissione (parola grossa per una pillola settimanale di 5 minuti al massimo, inserita in un contenitore pomeridiano...) ormai veleggia verso il quinto anno ma è erede nonché ultima incarnazione di una lunga serie di spazi radiofonici (sempre però su radio locali) che ho curato nel corso degli anni. Sia da solo che in compagnia è almeno dal 1980 - con qualche interruzione qua e là - che torno regolarmente a parlare di fumetti in radio, alternando la cosa ad altri tipi di conduzione, ma qui forse sto divagando...
Comunque a quelli di Popolare Network la cosa piace ed è persino sopravvissuta a un drastico lifting che quest’anno ha subito il palinsesto in quella fascia (venerdì pomeriggio, all’interno di «Patchanka», ndr), il che è la migliore recensione che può ricevere una trasmissione. Per il resto, che dire? Ci tengo perché è talmente difficile parlare di fumetti non ai soliti convertiti ma (come mi piace dire) al mondo reale che cercherò di portarla avanti nonostante la fatica (per intenderci: volontariato puro anche quando piove, grandina e tira vento, per arrivare in studio; e la mia vespa non ha il parabrezza; io poi sono uno di quelli che vuol fare tutto dal vivo, per cui...)
Se a qualcuno capita di ascoltarla... fatemi sapere (des0865”chiocciola”iperbole.bologna.it).

«Se a qualcuno capita di ascoltarla», sempre il lunedì pomeriggio?

Andrea Plazzi: No, la nuova edizione quest'anno va in onda il venerdì alle 14.40 circa. Il contenitore è «Patchanka, una trasmissione di informazione e intrattenimento musicale con un taglio molto (gg-)giovane. Gli ascolti stimati in questa fascia oraria sono circa 250.000, sparsi a macchia di leopardo sul territorio nazionale (per dettagli sulla struttura e sulla copertura del Network e naturalmente per le frequenze locali: www.radiopopolare.it, www.radiocittadelcapo.it). Da questi due siti si accede anche allo streaming audio che vi permetterà di ascoltare la radio anche nella Terra di Qua, durante le vostre prossime vacanze in visita al Fosso di Lagrimone, dove mi sento tanto solo.
- Perfetto.

- Dunque, Andrea: sei ormai - tra le altre cose - un comprimario di «Rat-man», nel senso che il Leo ti inserisce spesso e volentieri, soprattutto quando ha bisogno di creare un collegamento con la «realtà» nelle parti metafumettistiche delle sue storie, ma anche come omaggio o citazione: com’è, che sensazioni dà essere un personaggio dei fumetti?

Andrea Plazzi: Un po' di senso di colpa, perché - senza alcun merito - ho l'impressione di divertirmi più degli altri...

- E sei davvero come ti disegna Ortolani?

Andrea Plazzi: No, Leo è molto bravo ma deve ancora perfezionarsi e nel frattempo mi fa grasso.

- Come procederà l'edizione delle opere di Will Eisner per la Kappa Edizioni?

Andrea Plazzi: Direi come procede visto che si sta proseguendo sia con i romanzi (l'ultimo «Vita su un altro pianeta») che con la pubblicazione degli «Archivi di Spirit»: a questo proposito, posso confermare che il quinto volume è in stampa in questi giorni, mentre il sesto è in lavorazione.
E' intanto uscito anche un altro volume eredità della PuntoZero: «Adastra in Africa» di Barry Windsor-Smith, più volte annunciato e mai stampato. Permettetemi di dire che mi sembra un'edizione ottima, che aggiunge un tocco tutto europeo a quella già ottima originale.
- I volumi sono sempre sotto la tua supervisione? Cosa è cambiato dall’etichetta Puntozero a quella attuale, Kappa Edizioni?

Andrea Plazzi: All'inizio, la Kappa ha messo a disposizione la struttura che già aveva e che già realizzava i volumi: grafica, impaginazione, correzione bozze, etc. Poi, naturalmente, carta, stampa, distribuzione. Insomma, quello che deve fare un editore. Io curavo i contatti con i licenzianti e in particolare con Eisner che pur non seguendo più personalmente i propri diritti non è un autore come gli altri... inoltre, è sempre stato molto disponibile a personalizzare le edizioni italiane con introduzioni o piccoli contributi ad hoc e ci tenevo a continuare la tradizione.
Col tempo e una volta «oliate» un po' le cose, la Kappa è giustamente subentrata anche in tutta la contrattualistica. Io continuo a tradurre assieme a Ketty Ortolani (nessuna parentela!) e a seguire la confezione dei volumi assieme a Giovanni Mattioli e a Lorenzo Raggioli., che negli ultimi tempi era in realtà la mente produttiva della PuntoZero.
Quindi possiamo dire che non è cambiato tantissimo, dal punto di vista del prodotto finale.

- «Rat-man» , Eisner e come hai appena detto Barry Windsor Smith: altri progetti?

Andrea Plazzi: Conto di ristrutturare la vecchia casa di famiglia, così poi se degli amici (ed eventualmente gli intervistatori, anche se un po' pettegoli) passano da Bologna riesco a ospitarli dignitosamente. Anche riuscire a continuare a pagare il mutuo non sarebbe male.

- Ehmmmm… Passiamo oltre: con Puntozero averi portato avanti un discorso molto interessante con Aleksandar Zograf («Psiconauta», «Lettere dalla Serbia»): ci sono sviluppi?

Andrea Plazzi: Adoro tutto quello che fa Sasa (Rakezic: nome anagrafico di Zograf), di cui c'è un sacco di bella roba inedita... che nessuno vuole fare. Troppo poco commerciale, dicono, in realtà io penso di no. Nei circuiti giusti, piace moltissimo e - comunque - non conosco nessuno che una volta superato l'impatto di un disegno assai poco conciliante per i nostri standard e avere iniziato a leggere le sue storie non ne sia rimasto affascinato.
In centri sociali, associazioni di volontariato, ONLUS varie e poi ancora feste popolari (dell'Unità, dell'Avvenire, della Caritas, etc.) i suo libri vendono dignitosamente ma naturalmente è molto difficile portarceli. Stiamo parlando di posti dove in realtà di solito i fumetti non circolano ed è anche per questo che le sue affascinano: hanno il fascino dell'esotico, dello sconosciuto.
Tanto per darvi un assaggio di alcune cosine minori ma deliziose, tra poco www.osservatoriobalcani.org comincerà a pubblicare (in tempo reale!) la traduzione di una rubrica a fumetti che Sasa tiene da un paio d'anni su «VREME», il principale magazine d'opinione indipendente Serbo. Stiamo traducendo e letterando alcune puntate arretrate poi, ogni due settimane, il giorno dopo «VREME» cominceranno ad arrivare le produzioni nuove. Stay tuned!
- Sei ormai un addetto ai lavori non certo di primo pelo, e hai molteplici esperienze da quasi tutti i lati della barricata: lettore, fanzinaro, redattore, editor e poi editore vero e proprio con l'esperienza Puntozero. Che differenze trovi tra il fandom fumettistico dei primi anni '80 (quando eri nell'entourage di «Fumo di China» versione pocket) e l'attuale?

Andrea Plazzi: Per amore di cronaca, premetto che da «Fumo di China» sono uscito diversi anni prima che adottasse il formato pocket, quindi parliamo veramente del primo Giurassico (sull’anno esatto stendo un velo di pudore).
Nonostante tutte le cose che dici non mi sento particolarmente qualificato per rispondere a questa domanda. Inoltre, sono abbastanza ritroso a giudicare il lavoro altrui, indipendentemente dal mio gradimento personale, specialmente quando è comunque dettato da passione e abnegazione. Trovo che l'entusiasmo e la sincerità abbiano un loro valore aggiunto (mi scuso per certe terribili espressioni da marketing che ogni tanto mi scappano, che sono un po’ come le barzellette razziste e maschiliste, che si fa finta di raccontarle per scherzo come alibi per dire sul serio).
Filosofia a parte, l'aspetto più interessante è il trasferimento pressoché integrale in rete della critica e dell'informazione indipendente (per ovvi motivi economici: stampare carta, in qualsiasi modo e con qualsiasi tiratura, ha comunque costi molto maggiori). E' chiaro che questo ha aperto possibilità enormi alla comunicazione (e non inizierò certo io, adesso, un discorso del genere) ma il prezzo più caro da pagare resta il mancato approfondimento: quasi tutto quello che leggo sul web è relativamente superficiale, soprattutto quando è scritto con un occhio alla sua destinazione finale, perché davanti a un monitor la soglia d'attenzione è quella che è: in particolare, il mio tempo di lettura è molto limitato.
Questo non vuol dire che in rete non esistano testi molto interessanti, ma solo che non verranno letti lì: occorre essere abbastanza motivati da individuarli, scaricarli e poi stamparseli.
Come molti dicono, col tempo queste modalità di lettura potrebbero cambiare («cathodic generation», etc.) ma per ora non mi sembra che ce ne siano neppure le avvisaglie
- Che ne pensi del manga? Inteso al di là delle solite cose «leggo poche cose... Tezuka, e altri autori che non si caca nessuno perché fa fico». Intendo i manga che pubblicano Star e Pan. Ossia quelli COMMERCIALI!

Andrea Plazzi: La mia giornata è di 24 ore quindi leggo abbastanza poco di tutto. Trovo spassosi gli Shojo e, in genere, noiosi i manga sportivi (con la possibile eccezione di «Capitan Tsubasa») ma di quasi tutti non ricordo i titoli.
Per il resto, se non è un problema dovresti fare «copia & incolla» con la prima parte della tua domanda, anche se non credo che mi farà particolarmente «fico» (si dice così?).

- Esiste DAVVERO una critica in sé, staccata dal critico? O per meglio dire, la critica (anche quella fumettistica) è Scienza o Arte?

Andrea Plazzi: Non sono interessato (e quindi qualificato) a rispondere a queste domande.
C'è stato a questo proposito, qualche tempo fa, uno scambio di interventi sulla mailing list del Centro Fumetto Andrea Pazienza, dove un sacco di gente estremamente motivata si è accalorata sulle differenze, tra critica fumettistica, critica «sul fumetto» (una cosa completamente diversa, mi dicono), studi «sul fumetto» (un'altra cosa ancora), informazione «sul fumetto», etc. Ho provato a seguirlo per cercare di capire di cosa si stesse parlando ma mi è costato una grande fatica e alla fine ho gettato la spugna. Detesto il qualunquismo e non vorrei dare l'idea di fare del sarcasmo gratuito. Trovo però che in questo settore ci sia tanto - ma proprio tanto - da fare a livello editoriale, cioè per costruire L'OGGETTO di una possibile «critica» (qualsiasi sia la definizione per quest'ultima su cui accordarsi). E il mio interesse - e in gran parte il mio lavoro - è su questo fronte.
Vorrei anche anticipare una possibile obiezione: il volume che ho curato recentemente su «Rat-man» e Leo Ortolani, di cui si parla da qualche parte nell'intervista.(«Cuore di Ratto», ndr) non costituisce un'eccezione, dal mio punto di vista.
E' vero, è un libro «su» e non «di» un autore di fumetti e comprende un intervento che io stesso (soprattutto per chiarezza espositiva) ho chiamato «contributo critico», ma lo spirito è il più lontano possibile da ogni accademismo e da ambizioni teoriche, tant'è vero che nessuno degli autori dei vari contributi - a cominciare da me - è un critico o scrive regolarmente e in maniera sistematica di fumetti, con la sola possibile eccezione di Fabio Gadducci, che però è così bravo in tante cose che col fumetto ci bazzica solo di tanto in tanto.

- Forum, internet, newsgroup, e altre amenità. Community esigente, che chiede molto ma da anche molto, o covo di fancazzisti rosiconi, che è meglio evitare?

Andrea Plazzi: Ti rimando a qualche risposta più sopra, aggiungendo: «un po' di tutto ciò, per fortuna».

- Io mi prendo il mio bel «Classico di Repubblica». Poi mi andrebbe di leggere altro di quel personaggio, MA NON TROVO NESSUNA INDICAZIONE SU EDITORI O EDIZIONI. Per cui non so assolutamente come fare a trovare i fumetti che vorrei comprare. E siccome questa mancanza è VOLUTA con che faccia si dice che iniziative come quelle di Repubblica sono fatte per «diffondere il fumetto»? Non è che Repubblica ha solo individuato un allegato che il Corriere della Sera non aveva ancora?

Andrea Plazzi: Non è vero che non ci siano queste indicazioni.
Nella prima serie, i paragrafi «LE STORIE» e «APPUNTI DI VIAGGIO» sono stati pensati proprio per fornire queste indicazioni. Certo, sono quasi sempre molto sintetici e con dati editoriali (casa editrice, data, prezzo di copertina, etc.) quasi sempre parziali, sia per il poco spazio sia per una questione di standard editoriali: si tratta di testi informativi, non cataloghi, cronologie o - evidentemente - spazi pubblicitari. Secondo me sono però quasi sempre dei ragionevoli punti di partenza per i lettori motivati. Per molti fumetti (ormai storicizzati o con storie editoriali travagliate) è poi oggettivamente difficile reperire edizioni ma questo è un altro discorso. E’ il caso di «POGO» la cui edizione di Repubblica è anche per questo preziosa, un vero gioiellino per qualità e selezione delle storie, nonché il primo volume dedicato al personaggio dopo più di 30 anni. In merito all'ultima parte della domanda: evidentemente sì, Repubblica è arrivata prima.
- Ammettiamo che tu scopra lo scan di «Rat-man» su un sito. Che fai? Lo denunci? In senso lato, la condivisione delle informazioni è illegale? Illecita? Immorale?

Andrea Plazzi: Il diritto di citazione è contemplato e ammesso dalla legge generale sul diritto d'autore, a tutela del diritto alla libertà d'espressione.
In particolare, è assolutamente lecito riportare un'illustrazione di «Rat-man» a corredo di un articolo o di un'intervista all'autore, citando la fonte ed eventualmente l'indicazione di copyright (ma mi rendo conto che questa è una richiesta un po' tecnica e, in realtà, non fondamentale).
Più in generale, sono sicuramente a favore della tutela del diritto d'autore e di ogni forma di protezione dell'opera dell'ingegno: in assenza di questo istituto non sarebbe materialmente possibile per gli autori esistere e vivere del proprio lavoro (e anche così per molti è difficilissimo).
Sono violentemente contrario ai tentativi di distorcere questo principio sano e importante in abusi a difesa di posizioni di rendita, limitando di fatto la libertà d'espressione delle persone e l'accesso e la condivisione legittima dell'informazione.
In altre parole, credo in un equilibrio tra queste due esigenze, equilibrio possibile ma spesso difficile ed esposto agli abusi: della pirateria commerciale da un lato (un conto è condividere informazione e materiali, anche se con modalità controverse se non platealmente illegali; un altro piratare la proprietà intellettuale per lucro personale), della forza economica di chi possiede marchi molto forti dall'altro.
Nel mio piccolo, ci ho provato, pubblicando a suo tempo un piccolo saggio sulla Disney e sul diritto d'autore. («Casa Disney: autori e diritto d’autore», Editrice Puntozero, 2001; ndr).
E’ stato un piccolo contributo all'informazione sull'argomento (è firmato - guarda caso - da Gadducci e Tavosanis), molto elogiato e anche adottato in corsi di scienza della comunicazione e di editoria, ma è stato anche un piccolo esercizio di stile: siamo riusciti a illustrarlo in maniera inequivocabilmente «Disney» senza usare una sola immagine. Un equilibrismo indispensabile alla piccola editoria indipendente.

- Si parla insistentemente di una ristampa da parte di Panini della «Compagnia della Forca» del mai troppo rimpianto Magnus, voce più o meno ufficialmente confermata in quel di Lucca. Nella speranza che sia tu ad occupartene, data la tua nota passione per il maestro, dalla prima intervista «collegiale» realizzata dal nucleo originario di «Fumo di China» («Nell’antro del divino») fino allo splendido omaggio al «Texone» costituito dal volume targato Puntozero («Al servizio dell’Eroe: Il Tex di Magnus», Edizioni Puntozero, 1996, ndr), ci puoi anticipare qualcosa? Impostazione, formato, cosette così, insomma…

Andrea Plazzi: Non ne so molto perché non seguirò questo progetto. Sono però certo che avrà le migliori caratteristiche possibile. Tra l'altro, così a occhio e croce, credo di poter dire che tutte le persone potenzialmente coinvolte in Panini hanno conosciuto personalmente o comunque amato Magnus. Sono certo che i curatori del progetto faranno un ottimo lavoro (e non è una frase di convenienza).
- Benissimo… cioè, peccato… Insomma, mi sembra che possiamo dire di aver abusato a sufficienza della tua disponibilità, quindi passerei veramente ai ringraziamenti (ad Andrea Plazzi per tutto, ad Alessandro Bottero per alcune delle domande «maliziose», a Diflot e Preacher della «Usual Gang of Idiots» per il resto) e ai commiati, stavolta veramente: vuoi salutare qualcuno in particolare?

Andrea Plazzi: La mia mamma, che difficilmente ci leggerà ma senza la quale non sarei qui.
Saluto anche Francesca, autrice di belle fifastrocche nonché mia pusher musicale preferita (ai pochi e selezionatissimi lettori di «Cuore di Rat-man» consiglio «Ole'» di John Coltrane, una delle mie colonne sonore durante la stesura, e qualsiasi cosa di Bill Evans e Stan Ridgway).
mdb