sabato 13 giugno 2009

Alan Moore: intervista da Chain reaction - BBC - 2005




Alan Moore intervistato da Stewart Lee - da Chain Reaction - BBC - Trascrizione di Rich Johnston - a cura di Albyrinth e mdb
Riteniamo che presentare Alan Moore ai lettori di questo sito sia cosa inutile, visto che la sua immagine campeggia trionfalmente nella Home Page.
Per i pochi distratti, ricordiamo che Alan Moore è uno dei migliori fumettisti (ma non solo, visto che ha all’attivo alcuni racconti e libri, rappresentazioni teatrali, nonché qualche incursione nel mondo della musica) di tutti i tempi, capace di cambiare praticamente da solo un mondo tendenzialmente statico e refrattario alle novità come il fumetto supereroistico americano.
L’immagine che solitamente si ha di Moore è di un personaggio schivo e riservato, piuttosto austero: per questo è comunque una sorpresa ritrovarlo in questa intervista in una veste abbastanza inedita, in una chiaccherata molto ironica e rilassata rilasciata al canale radio della BBC, ottimamente “pilotata” dal comico inglese Stewart Lee. Se volete conoscere questo aspetto “inedito” e sorprendente del Maestro inglese non vi resta che continuare a leggere l’intervista, dove il Sommo parla della nascita di alcuni dei suoi migliori fumetti e di come ha scoperto questo variopinto mondo.
Ricordiamo che questa è una traduzione della trascrizione effettuata dall’ottimo Rich Johnston sul sito
Comic Book Resources e contiene anche lo sbobinamento di due domande che non sono state inserite nella trasmissione. Buon divertimento!

Stewart Lee: Salve a tutti e benvenuti all'ascolto di «Chain Reaction» (Reazione a Catena», ndt), lo show di Radio 4 in cui in un infinito circolo vizioso viene chiesto a delle celebrità minori di intervistarsi reciprocamente fino a quando non c'è più nessuno di interessante con cui parlare. (RISATE DAL PUBBLICO) Io sono Stewart Lee. Sono un comico e uno scrittore, ho 36 anni e sono un grande appassionato di fumetti, e sono disposto a battermi con chiunque lo consideri un problema. Questa settimana, sono così fortunato da dover intervistare il mio autore di fumetti preferito. Anche se non avete mai sentito parlare dell'ospite di oggi, sono praticamente certo che abbiate usufruito di alcuni aspetti di cultura popolare che sono stati influenzati da lui. E' nato nel 1953 a Northhampton, dove continua a risiedere, presumibilmente come atto di volontaria sottomissione.Ha scritto i testi di svariati fumetti di supereroi di primo piano negli anni '80, inclusi «Watchmen», «Swamp Thing» e «Batman».Le sue storie ad Hollywood sono state trasformate in due film di gran successo, «From Hell» e «The League of the Extraordinary Gentlemen».(**) Recentemente, ha scritto e messo in scena un testo teatrale su William Blake, ha pubblicato una graphic novel chiamata «The Voice of the Fire», ambientata a Northhampton negli anni tra il 4000 a.C. e il 1995, un lasso di tempo che fa sembrare il «Caino e Abele» di Jeffrey Archer come un atto di codardia letteraria. (RISATE DAL PUBBLICO) Ha anche dedicato parecchio del suo tempo al culto di un Dio Serpente Romano chiamato Glycon, esposto come un burattino da qualche parte nel secondo secolo.



Diamo il benvenuto ad Alan Moore. Grazie di essere qui.

Alan Moore: E' un piacere.

Stewart Lee: Allora, tanto per entrare in argomento: quali sono i primi fumetti che ricordi di aver comprato?

Alan Moore: I primi fumetti dovrebbero essere stati alcune pubblicazioni inglesi come «The Beano», «The Breezer» e «The Dandy». Le classi operaie. I fumetti inglesi sono come qualcosa che ti becchi anche se non lo vuoi, come il morbillo, quindi fu praticamente automatico. Poi era più o meno esattamente lo stesso tipo di vita che io e i miei amici conducevamo. Quindi leggerli non era poi così "esotico".

Stewart Lee: Quindi, che cosa trovasti di diverso da quello?

Alan Moore: Nel supermercato di North Hampton, ricordo che c'era un posto specializzato in questi luccicanti, coloratissimi fumetti di super eroi, DC e Marvel. Dev'essere stato più o meno nel 1960, quando stava uscendo il boom di questi supereroi.

Stewart Lee: Hai parlato di supermercato, non di un negozio specializzato in fumetti o cose del genere. Quando eravamo giovani, se eri interessato nei fumetti americani dovevi metterti a cercarli. Non c'era davvero una rete di distribuzione. Principalmente erano usati come imballaggio. Non c'è complimento migliore per uno scrittore che sapere che il suo lavoro, alla fine, verrà usato come imballaggio per una spedizione (RISATE DAL PUBBLICO)A quei tempi c'erano due principali editori di fumetti, che erano la DC COMICS con Batman, Wonder Woman e...

Alan Moore: La DC COMICS era sempre molto più fedele. Molto divertente, ma erano grandi, coraggiosi zii e zie che probabilmente insistevano su alti standard di igiene fisica e mentale, hai presente? (RISATE DAL PUBBLICO). Invece la roba di Stan Lee, quella della Marvel Comics, bè, aveva puntato su una dimensione dei personaggi dove la loro unica caratteristica era vestirsi in costume e andare a fare del bene. Stan Lee creò questa invasione di personaggi a due dimensioni. (RISATE DAL PUBBLICO) Quindi si vestivano in costume e facevano del bene, ma avevano il cuore malato (RISATE DAL PUBBLICO) O una gamba che non funzionava (RISATE DAL PUBBLICO). Per molto tempo ho creduto che essere zoppi fosse una caratteristica basilare di questi personaggi. (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: O quasi sufficiente!

Alan Moore: Bè, con Byron aveva funzionato. Intendo dire, come per i supereroi, che funziona veramente solo quando sei un ragazzino, per essere onesti. Quando avevo credo sette anni, decisi che cosa volevo fare della mia vita, che era appunto indossare un costume e combattere il crimine. (RISATE DAL PUBBLICO) E' ovvio, che altro potresti voler fare? Quindi mia mamma mi fece un costume... bè, a dire il vero non era proprio un costume, era più tipo una veste, e indossai un paio di Wellington (*), perchè erano le calzature più simili al tipo di stivali da supereroi, e misi una maschera. Mi ricordo che mi nascondevo in un albero.

Stewart Lee: Era quello il tuo superpotere? (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Si, potevo nascondermi negli alberi a mio piacimento! (RISATE DAL PUBBLICO) Mi ricordo che più o meno saltai giù da un albero per sorprendere... ehm... spaventare i miei compagni di scuola, e loro mi riconobbero immediatamente. Dissero: "Che fai, Alan Moore? Perchè ti sei vestito così?" Fu una rivelazione. (RISATE DAL PUBBLICO)Perchè tutto quello che Clark Kent doveva fare era scombinarsi i capelli e togliersi gli occhiali e nessuno mai notò che lui e Superman erano le uniche due persone in tutta Metropolis con i capelli blu! (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Molti dei tuoi lavori seguenti sono stati caratterizzati dal desiderio quasi di mostrare le limitazioni del genere supereroistico, ma sembra che tu lo stessi facendo sin da bambino.

Alan Moore: Ho intuito le limitazioni del genere supereroistico sin da quell'età.

Stewart Lee: Il primo fumetto Marvel che comprasti fu il numero 3 di «Fantastic Four». E' vero?

Alan Moore: Si.

Stewart Lee: Ho visto una ristampa di quell'albo oggi e si trattava de «La minaccia di Miracle Man», e considerando anche il tuo successivo interesse per la magia e l'occulto, pare che ci siano parecchi spunti sin da lì. Dicono: "Guarda, Miracle Man! Sta fluttuando nell'aria. Può fare qualsiasi cosa!". E lui risponde: "Bah, a confronto del mio potere, i Fantastici Quattro non sono niente. Me ne frego dei loro deboli poteri! Rido per le loro movenze infantili!" Si tratta sostanzialmente di un mago diventato cattivo.

Alan Moore: Ovviamente, ha avuto una profonda influenza su di me! (RISATE DAL PUBBLICO) L'ho preso come modello sotto molti aspetti.

Stewart Lee: Lui dichiara guerra alla razza umana, e intende conquistare la terra.

Alan Moore: Si, è sufficientemente corretto! (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: OK! E come sei arrivato a disegnare e scrivere, partendo dall'essere un semplice appassionato di fumetti?

Alan Moore: Credo che sia stato intorno ai 25 anni, ero sposato e c'era il nostro primo figlio in arrivo. Avevo sempre avuto la vaga idea che sarebbe stato bello ad un certo punto della mia vita fare qualcosa che mi piacesse, piuttosto che qualcosa che non mi piaceva, il che includeva più o meno tutto tranne i fumetti. Quindi realizzai che mia moglie era incinta, e se non avessi mollato il lavoro per fare un tentativo su qualcosa di vagamente somigliante ad una carriera artistica prima che il bambino nascesse, conoscendo i limiti del mio coraggio, non avrei potuto farlo dopo che avessi avuto quei grandi occhioni imploranti a fissarmi. Quindi mollai tutto e non feci praticamente nulla per un anno. Ero convinto che stavo facendo qualcosa, stavo cominciando tutte quelle gigantesche soap opera che avrei venduto a «2000 AD», le avrei scritte e disegnate. Penso che circa sei mesi dopo avevo realizzato una pagina mezza inchiostrata.(RISATE DAL PUBBLICO). Allora pensai "Perchè sto facendo questo?" E capii che era perchè non l'avrei mai finito.

Stewart Lee: Ti eri messo in una sfida impossibile, così non avresti mai dovuto essere giudicato.

Alan Moore: Esatto. A quel punto decisi di fare sul serio, e un mio amico, Steve Moore, un parente che lavorava nei fumetti sin da quando aveva 16 anni, mi disse come realizzare sceneggiature, e iniziai a sottoporre materiale alla scena fumettistica britannica, ed andò avanti da lì.

Stewart Lee: Hai citato «2000 AD». Era un gran bell'affare, per dare uno sbocco ai talenti inglesi, no?

Alan Moore: Penso che lo fosse perchè c'erano degli scrittori decisamente divertenti e cinici a lavorare su «2000 AD» a quell'epoca. C'erano principalmente Pat Mills e John Wagner, che avevano precedentemente passato undici anni a lavorare sui fumetti per ragazze inglesi. Erano diventati cinici e veramente malvagi (RISATE DAL PUBBLICO) in tutto quel tempo.Mi pare fosse John a scrivere un testo intitolato «La Ballerina Cieca>», che come suggeriva il titolo, parlava di una ballerina, che era effettivamente cieca. John cercava semplicemente di metterla in situazioni sempre peggiori. Alla fine di ogni episodio c'era il suo malvagio zio che le diceva "Si, vieni con me. Andrai in scena sul palco dell'Albert Hall, dove sarai la star dello spettacolo principale!" ed era la corsia di sorpasso della M1 (*) (RISATE DAL PUBBLICO). E lei cerca di piroettare, e ci sono i camion che la stanno per schiacciare.

Stewart Lee: Questo genere di storie, che non era molto appropriato per dei fumetti per ragazzine, divenne una caratteristica di «2000 AD».

Alan Moore: Ma, cazzo, loro erano divertenti anche sui fumetti per ragazze. Ma quando John ebbe per le mani un fumetto di fantascienza con cui sbizzarrirsi, bè, l'umorismo aumentò in modo esponenziale. Quado vidi quella roba pensai che erano intelligenti, c'era anche materiale satirico, e pensai che avrei potuto scrivere qualcosa che si adattasse a quel pubblico e fosse anche interessante per me da scrivere.

Stewart Lee: Immagino che il lavoro di maggior spessore di quell'epoca sia stato «V for Vendetta».

Alan Moore: Stavo ripensando ad alcuni personaggi dei fumetti inglesi che ricordavo sin da quando ero bambino, e la maggior parte di essi era asociale, mentre gli eroi americani erano quello che sono: eroi. Non so se ciò abbia a che fare in qualche modo con Robin Hood, o Harywood the White, o Dick Turpin (*), o tutti quegli altri personaggi totalmente sgradevoli che abbiamo creato. "Mad" Frankie Frazer (*) (RISATE DAL PUBBLICO). Ci piace il furfante galantuomo e adoriamo anche un assassino psicotico, terrificante, travestito da essere umano. Pensavo che avrei potuto sfruttare questo aspetto. Intendo dire, pensavo che avrei potuto creare un personaggio in cui si potesse trovare un po' di un sinistro stato totalitario di polizia in Gran Bretagna, nell'irraggiungibile futuro remoto... tipo il 1997. (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Una delle visioni di quel futuro da incubo era che ci sarebbero state telecamere di sorveglianza in ogni strada.

Alan Moore: Non so se ne sia uscita un'edizione in braille, ma David Blunkett (*) o qualcun altro devono essersene impossessati, e questo in qualche oscuro modo è colpa mia.

Stewart Lee: Quella storia era incentrata su di un personaggio che voleva distruggere la il governo e la società britannica. Rifletteva in qualche modo una sorta di rabbia che provavi durante gli anni del governo Thatcher?

Alan Moore: Bè, si. Ho sempre avuto molta simpatia per l'anarchia. Durante gli anni della Thatcher, se pensi che era nel 1981 che cominciai a scrivere «V for Vendetta» , 1982 o roba del gebere, comunque i disordini erano all'ordine del giorno a Southall e Toxteth, e all'improvviso quella che era stato una nazione relativamente stabile si trovava ad affrontare disordini con poliziotti dalle mani pesanti che andavano alla carica dei dimostranti. Cominciava a sembrare un po' futuristica e un po' sinistra.Fondamentalmente, era «V for Vendetta». Mi centrai su questo stato fascista di polizia e questo terrorista anarchico molto romantico. Si parla ancora di trarre un film da «V for Vendetta», ma non so se l'America sia pronta per il terrorista, eroe, in questo momendo, non so se mi spiego (RISATE DAL PUBBLICO).

Stewart Lee: Ci fu anche un film su di un altro personaggio a cui sei molto vicino, «Swamp Thing». Era un personaggio già esistente, della DC COMICS, che fu praticamente il tuo esordio con loro.

Alan Moore: Avevo cominciato a vincere qualche premio per cose tipo «V for Vendetta», e questi Awards erano votati da una cinquantina di persone in eskimo con pessime vite sociali (RISATE DAL PUBBLICO). Per gli Americani, tuttavia, pare che ogni premio vinto sia un Oscar, e quindi pensarono che fossi un pluripremiato genio inglese.

Stewart Lee: E così ti hanno ricompensato affidandoti uno dei loro personaggi meno popolari. (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Si, ma è stato molto meglio, essere messo all'opera su di un fumetto che era sull'orlo della cancellazione.

Stewart Lee: Bè, l'hai portato da 17.000 copie ad un venduto di 100.000, mi pare.

Alan Moore: Si, qualcosa del genere.

Stewart Lee: C'erano un sacco di personaggi come quello. The Heap, c'era Man-Thing della Marvel Comics, e Swamp Thing. Praticamente erano tutti la stessa cosa, ovvero un uomo dalle apparenze vegetali, che viveva in una palude. E tu hai operato una classica mossa alla Alan Moore, prendendo le redini del personaggio e cambiandogli completamente il vissuto, ripartendo da zero.

Alan Moore: Si, l'ho ucciso nel primo numero! (RISATE DAL PUBBLICO)Rimasero tutti a bocca aperta ad aspettare perchè era una premessa falsata, un inizio dopato.Tutta la storia ruotava intorno a questo tragico individuo che praticamente era come un Amleto ricoperto di muco (RISATE DAL PUBBLICO). Non faceva altro che andare in giro piangendosi addosso. Che tra l'altro era un atteggiamento pienamente comprensibile. Intendo dire, anch'io l'avrei fatto, ma tutti sapevano che il suo unico scopo era riguadagnare l'umanità che aveva perduto, cosa che non sarebbe mai successa, perchè non appena ci fosse riuscito, la storia sarebbe finita. Perfino il lettore più naif ne era perfettamente conscio. Quindi pensai "Proviamo a rivoltare tutto, e non facciamolo più uscire. Vediamo che cosa c'è di interessante nell'essere una creatura vegetale. Potresti farne un dio della palude, una forza elementale, potresti usarlo per parlare di problemi ambientali". C'erano davvero un mucchio di applicazioni possibili per questa sorta di grosso mucchio di letame. (RISATE DAL PUBBLICO) Si, un ammasso di concime organico.
E' come se avessimo fatto un giro dell'America, prendendo alcuni tratti caratteristici del genere horror, tipo vampiri e lupi mannari, per trasformarli in cose diverse, equivalenti ai problemi sociali dell'America di quell'epoca. Era decisamente istruttivo, perchè in quel modo non c'era alcun tipo di problema a creare storie che lasciavano intendere che gli Americani erano razzisti, sessisti, e tutto il resto. Loro dicevano semplicemente "E' vero, siamo così, grazie per avercelo fatto capire!" (RISATE DAL PUBBLICO)
Poi feci una storia in cui suggerivo che forse, se non avessero così tante pistole, l'America avrebbe potuto essere tendenzialmente un posto migliore in cui vivere, e questo li fece impazzire dalla rabbia! (RISATE DAL PUBBLICO)


Stewart Lee: Quindi, praticamente come se qualcuno mentre passeggiava avesse detto: "Toh, ho preso questo fumetto che parla di un vegetale in buona fede..." (RISATE DAL PUBBLICO) "...e poi ho scoperto questi sinistri sottintesi!"Immagino che dopo di questo, tu abbia iniziato a lavorare sui personaggi originali della DC che avevi creato per «Watchmen», che rappresenta ancora oggi un fenomeno nell'industria dei fumetti. C'era il tuo nome (sulla fascetta?) arrotolato intorno alla faccina dello smile sulla copertina di «Watchmen», il tutto confezionato in una sorta di ritmo acid-house. Era un fenomeno di cultura pop. Quali erano le premesse di «Watchmen», allora?

Alan Moore: Era l'estensione dei presupposti di un mio precedente lavoro, Marvelman, il quale era una reinvenzione di un personaggio degli anni '50, che era sempre stato un classico supereroe americano, naif e innocente. Si trattava di collocare un personaggio come quello in un contesto di mondo reale, o quantomeno più realistico. E suonava interessante. Era come stavo dicendo prima, a proposito delle motivazioni alla base dei supereroi, e quanto fossero problematici, perchè non c'erano delle vere ragioni per cui vestirsi come un pipistrello e uscire a combattere il crimine. Intendo dire, i tuoi genitori sono stati assassinati di fronte ai tuoi occhi, è dura, lo so. Nessuno dice che non è difficile, e che non sarebbe traumatico. Ma... insomma, un pipistrello? (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: C'è un immagine classica dei primi fumetti di Batman, in cui messo di fronte alla morte dei suoi genitori, Bruce Wayne dice: "Ora mi vestirò da pipistrello!", però, insomma, non risulta nei trattati psicologici del ventesimo secolo come una risposta molto diffusa. (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Ne ho fatta una parodia in un fumetto recente, in cui sparano ai personaggi principali di fronte ai suoi occhi: lui dice: "I miei genitori sono stati assassinati di fronte ai miei occhi. Diventerò una borbottante, traumatizzata persona comune e terrorizzerò tutti quanti, non solo i criminali!" (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Parliamo della serie di 500 pagine a proposito degli omicidi di Jack lo Squartatore, che è probabilmente una delle cose per cui un ascoltatore casuale più facilmente potrebbe conoscerti, visto che a Hollywood ne hanno tratto un film qualche anno fa con Johnny Depp.

Alan Moore: «From Hell».

Stewart Lee: Esatto. «From Hell», che è stato tratto dal tuo lavoro, ma che tu non hai mai visto.

Alan Moore: Bè, tratto in maniera molto povera.

Stewart Lee: Suppongo che la bellezza dell'opera a fumetti siano quella quaranta pagine di note, che spiegano come l'opera non sia realmente su Jack lo Squartatore, ma su come ci relazioniamo con la città di Londra, e sui toni psicologici. Quello che è passato nel film era un lavoro su un individuo che va in giro ammazzando delle donne.

Alan Moore: Che era precisamente quello che avevamo cercato di evitare nel libro stesso. C'erano già stati innumerevoli film su Jack lo Squartatore, ed ero sinceramente abbastanza nauseato del modo in cui veniva reso il personaggio: era una sorta di pornografia, e non intendo nel senso buono del termine (RISATE DAL PUBBLICO). Era una pornografia della violenza. Era la solita messa in scena in cui hai un'improbabile attraente prostituta di White Chapel, che ovviamente ha un gran guardaroba, uno specialista nella cura della pelle a sua disposizione, e cammina verso casa magari canticchiando qualche canzoncina da musical con una voce lievemente da ubriaca, e allora svolta in un vialetto laterale, e tu vedi questa ombra seguirla nel vicolo. L'ombra con cilindro, guanti e borsa. I suoi passi cominciano a diventare più affrettati, puoi cominciare a vedere la paura nei suoi occhi. E poi c'è il vicolo cieco. Si gira indietro, comincia a gridare, vedi la lama del coltello che si solleva, e poi c'è lo stacco su di un poliziotto che dice (VOCE GRAVE) "Oh, mio Dio!" (RISATE DAL PUBBLICO) e soffia nel fischietto. Questa è pornografia.

Stewart Lee: Intendi dire che c'è una specie di eroticizzazione della violenza sessuale?

Alan Moore: Esatto. Non è eccitante. E' semplicemente orribile. Quando uscì il film, inevitabilmente lo fecero fare a chi l'ha fatto. Inevitabilmente le prostitute erano inverosimilmente attraenti, di nuovo. Pensavo sarebbe stato molto meglio, tanto per fare un'ipotesi, partire direttamente dal secondo capitolo, con William Gull, che è la persona che ho utilizzato come accusato immaginario per i crimini di Jack lo Squartatore. Quindi, non parlare di "chi" l'aveva fatto, ma parlare di "che cosa" era accaduto. Perchè, allargando un po' il discorso, penso che quei delitti, che sono un evento umano orribile, siano progressivamente stati trasformati in una sorta di gioco di società/argomento da salotto della classe media, da un mucchio di romanzieri, anche significativi.

Stewart Lee: Mi pare che tu applichi alla storia di Jack lo Squartatore lo stesso sistema che avevi adottato con i supereroi, ovvero che non è importante "chi" l'ha fatto, ma "perchè" l'hanno fatto.

Alan Moore: Esattamente

Stewart Lee: Suppongo che tu non abbia visto il film «The League of the Extrordinary Gentlemen».

Alan Moore: No, no, no, no, no! (RISATE DAL PUBBLICO) In effetti mi sento sempre peggio rispetto ai film, invece che meglio. L'ultima volta, poi, mi sono davvero imbestialito, perfino rispetto ai miei standard... mi sono sorpreso da solo.Comunque ho deciso che non voglio più avere nulla a che fare con i film. Dopo tutta la questione sulla Lega, c'è stata pure una causa legale minore intentata da qualcuno che sosteneva che avevo preso l'idea da un qualche sceneggiatore americano, e puoi immaginare come mi ci sia sentito. Quindi ho sentito che dovevo reagire, anche se avrei potuto persino esagerare (RISATE DAL PUBBLICO). Quindi mi sono detto, "OK, niente più film a Hollywood. E se fanno qualche film dai miei lavori, voglio che il mio nome non compaia, e voglio che tutti i soldi siano dati agli artisti". Ho pensato, "Dio, sembra proprio una questione di principio!" (RISATE DAL PUBBLICO) Quasi eroico! (RISATE DAL PUBBLICO) Poi il lunedì successivo ricevetti una telefonata da Karen Berger, l'editor della DC, che mi diceva: "Senti, ti manderemo un sacco di soldi prima della fine dell'anno, perchè stanno facendo un film sul tuo personaggio John Constantine, con Keanu Reeves." E io dissi: "Bene, OK!" (RISATE DAL PUBBLICO). "Levate il mio nome e distribuite i soldi che mi spettano tra gli altri artisti!". Mi sentivo... Bè, non è stato facile, ma l'ho fatto, e mi sento abbastanza orgoglioso di me stesso. Poi vidi Dave Gibbons, con cui avevo fatto «Watchmen», e mi disse: "Oh, Alan, indovina un po', stanno facendo il film di «Watchmen»!" e io gli dissi, con le lacrime che mi rigavano la faccia: "Fai levare il mio nome, David (sigh!)" (RISATE DAL PUBBLICO) "E tieniti tutti i soldi". E poi ho ricevuto un assegno per il film da «V for Vendetta». Il tutto nel giro di tre giorni!

Stewart Lee: Devi aver pensato che c'era un qualche dio che ti stava punendo.

Alan Moore: O che perlomeno ha un certo qual senso dell'umorismo. (RISATE DAL PUBBLICO) Non so sinceramente che cosa stessi pensando, ma l'ho detto, e quindi ora son fatti miei. D'altro canto, vorrei solo vedere la faccia dei produttori di Hollywood, che si domanderanno "Ma se non vuole i soldi, che cosa vuole?" (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Non ha prezzo.

Alan Moore: In effetti no, questo tipo di soddisfazione non ha prezzo. (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Una cosa curiosa, considerando tutti i fatti oscuri e quelle nozioni sinistre in cui ti sei calato per «From Hell», è il lavoro successivo. Mi risulta che sia un ritorno ad un approccio molto più innocente al genere supereroistico, con «Supreme» e tutti i successivi lavori con la ABC. Non eri imbarazzato che ci fosse anche un super cane?

Alan Moore: Adoro tutta quella roba! Mi ha ricordato tutto quello che davvero mi piaceva di Superman quando ero ragazzo. Si, d'accordo, c'è tutta quel fantasticare sul potere, come "Accidenti, se fossi Superman nessuno potrebbe picchiarmi!", ma non è solo quello. Penso che sia semplicemente perchè Superman e tutti i personaggi di quel tipo hanno improvvisamente spalancato le porte a quel tipo di dimensione dell'immaginazione a cui non avevo precedentemente accesso, perchè quelle idee erano brillantemente stupide. Intendo dire cose tipo cani incappucciati, e il cane di Batman che indossa una maschera per evitare che qualche altro cane possa riconoscerlo. (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: Quello che mi dispiace davvero di tutto il pastiche Supreme/Superman è che nonostante tu abbia preso un sacco di dettagli veramente ridicoli riguardanti Superman, non ci fosse il personaggio di una Super Moby Dick spaziale. Non so se te la ricordi...

Alan Moore: Deve essere stato un magnifico sogno che hai fatto solo tu (RISATE DAL PUBBLICO)

Stewart Lee: No, c'era una balena! Una storia di Superman dei primi anni '70, c'è una balena nello spazio che indossa un piccolo cappuccio rosso, e va in giro volando!

Alan Moore: Vorrei essermelo ricordato! Devo assolutamente controllare, ora che me ne hai parlato.

Stewart Lee: Potrebbe essere lo spunto per una sorta di rilettura in chiave cupa, dove magari ritorna incattivita verso i cacciatori di balene, o roba del genere (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Si, gli darò intensità, traumi e un'uscita.

Stewart Lee: E una gamba marcia. (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Certamente.

Stewart Lee: L'ultima cosa di cui volevo parlare è questa: c'è un fumetto che stai facendo all'interno della linea ABC intitolato «Promethea», che sembra una versione derivata da Wonder Woman, e parla di una ragazza con un'identità segreta che è una sorta di amazzone magica. Un trattato di magia camuffato da fumetto supereroistico. E’ probabilmente legato alla tua decisione di diventare un mago, cosa che rappresenta una grossa parte della tua vita adesso.

Alan Moore: Quando stavo per compiere 40 anni stavo riguardando alla mia vita e pensai che avrei potuto avere una crisi di mezza età e che avrei annoiato chiunque andando in giro a spiegare ogni cosa, a rivelare il segreto della vita. O avrei potuto disturbarli e terrorizzarli veramente veramente veramente (RISATE DAL PUBBLICO) dicendo di sì e così sono diventato un mago. Ho deciso di diventare uno stregone supremo.Questo li ha messi ovviamente in guardia perchè suona così folle, ma non ne volevano parlarne con me perché sembrava me la stessi cavando bene. La mia intenzione iniziale era di dire a tutti i miei amici ed alle persone che amo “Non so cosa sto facendo, sembra pericoloso, stando ai libri che ho letto, visto che i 9/10 delle persone dedite alla magia diventano pazzi. Quindi, se vi sembra che stia diventando pazzo, potete sempre riuscire a portarmi via da tutto questo.” Così loro rispondevano “Bene, ma come faremo a saperlo?” (RISATE DAL PUBBLICO). Ottima obiezione, ottima obiezione. L’unica cosa a cui ho potuto pensare è che se la mia produttività incominciava a diminuire, beh quello era il momento in cui iniziare a preoccuparsi. Per adesso non è successo…

Stewart Lee: Non so se lo scrittore americano Robert Anton Wilson sia sulla lista dei dieci eroi di Alan Moore: ha incominciato a seguire una religione diversa o un diverso tipo di fede ogni settimana per vedere se funzionavano. E’ partito con il cattolicesimo, poi con il buddismo e così via e verso la fine del libro arriva a provare la divinazione tramite le rune. Era del parere che se sei legato ad un tipo di fede, pensi che questa sia valida nel mondo attorno a te. Stai facendo una cosa simile con la magia, scegliendo un’opzione per vedere se effettivamente funzioni?

Alan Moore: Penso di sì. In pratica è vero. Se adotti un tipo di fede, questa fede cambia tutto il tuo modo di vedere le cose.

Stewart Lee: E’ divertente, perchè quando ho preparato questa intervista, ho pensato che parlare dei tuoi esperimenti con la magia fosse un buon modo per terminarla, ma ora sento che è come se l’intervista fosse appena cominciata…

Alan Moore: Il vaso di Pandora...

Stewart Lee: Così, non ho la minima idea su come concludere questa intervista. (RISATE DAL PUBBLICO). Non sarebbe male se tu dicessi qualcosa di intelligente che possa aiutarmi a concluderla…

Alan Moore: Sei esageratamente ottimista. Penso che la magia c’entri molto con la scrittura. Lanciare un incantesimo è un modo raffinato per sillabare. (Gioco di parole intraducibile tra spell, incantesimo, e spelling, sillabare, ndt). Il Grimoire, il grande libro dei segreti magici, non è che un altro modo per dire “Grammatica” in francese. E’ tutto basato sul linguaggio e sulla scrittura. E’ tutto basato sull’incanto, questo tipo di cose. La magia si è rivelata essere la continuazione delle cose che già facevo prima. Usare certe associazioni di parole per colpire la coscienza della gente.

Stewart Lee: Uhm, questa sembra una buona chiusura. Signore e Signori, grazie per essere intervenuti: Alan Moore! (IL PUBBLICO APPLAUDE)

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BONUS TRACKS/SPECIAL CONTENTS: THE KILLING JOKE


Stewart Lee: Parliamo della tua opera su Batman, “The Killing Joke”, dove Batman ed il Joker sono rappresentati come due pazzoidi…

Alan Moore: Questo è un lavoro che mi sono pentito di avere fatto: accadono tutte queste cose sgradevoli. Cioè, il mio scopo in “The Killing Joke” era dimostrare che Batman ed il Joker sono molto simili. Ma la storia non ha funzionato bene, sfrutta i lettori in un modo sbagliato ed alla fine la similarità tra i due personaggi è che sono entrambi assurdi. Brian Bolland ha fatto delle illustrazioni incredibili per la storia, ma non è uno dei miei lavori preferiti.


Stewart Lee: Guardando a quello che è successo nei 10 anni successivi a “The Killing Joke”, nei fumetti americani si è imposto il modello dell’approccio psicologico e la violenza estrema su personaggi che erano stati creati 30 anni prima per divertire i bambini. Insomma, prenditi le tue responsabilità…è colpa tua! (RISATE DAL PUBBLICO)

Alan Moore: Sì, sì, sì…è vero! Ripensando a “The Killing Joke”, trovo che sia uno dei peggiori fumetti che abbia mai scritto, ma, leggendo alcune delle graphic novel di Batman che sono uscite dopo, mi sono accorto che è un capolavoro! (RISATE DAL PUBBLICO). Dopo, all’improvviso, ci siamo ritrovati con tutti questi personaggi che sono stati creati negli anni ’30 e poi negli anni ’50 e ’60 per divertire i bambini ed all’improvviso sono diventati dei maniaci o dei brutali sadici. Cioè…quando vedi, non saprei…Casper il fantasma amichevole che se ne gira con una motosega o che possiede una collezione di dita umane allora ti accorgi che c’è qualcosa di fortemente sbagliato in tutto ciò.

SUPERMAN
Alan Moore: Quello che molti non sanno è che le prime storie di Superman vennero supervisionate da un editor chiamato Mort Weisenger, la cui reputazione nel mondo dei fumetti era che fosse uno degli editor più brutali e difficili con cui lavorare. Apparentemente molte delle cose che sono apparse su Superman provenivano da lui: si dice che la sua famiglia giunse in America dopo la guerra nell’Europa dell’Est. Così abbiamo Superman che arriva sulla Terra dopo che il suo pianeta è stato distrutto. Tutti questi elementi caratteristici del mito di Superman possono essere collegati a questa persona così severa ed antipatica, ma al contempo tragica.


Stewart Lee: E’ divertente, perché per anni si è cercato di trovare una giustificazione a questo archetipo del supereroe, quando invece è stato sotto il nostro naso per tutto questo tempo.

Alan Moore: Se mai tornerò a lavorare con il personaggio di Superman, la prima cosa che farò sarà narrare la storia di Mort Weisenger, di come un nevrotico ha creato una leggenda americana.

Stewart Lee: E’ una tipica leggenda americana, a ben pensarci: l’immigrato che arriva in un nuovo paese…

Alan Moore: E’ davvero una storia tipicamente americana, nonostante per la sua natura, il personaggio di Superman sia poi stato preso a modello dal fascismo. Anche se vale la pena ricordare che durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi si riferivano a Superman come “Superebreo” perché era stato creato da due autori ebrei di Cleveland, Siegel e Shuster. Nei primi anni dell’industria del fumetto ci furono moltissimi autori ebrei.

Stewart Lee: E' come se questi autori, costretti ad immigrare in America, tentassero di dare il loro contributo alla guerra creando queste figure propagandistiche che combattevano i nazisti in fumetti colorati.

Alan Moore: La differenza è che qualunque personaggio poteva lottare contro i nazisti, ma loro hanno creato questi personaggi con mantelli e cappucci che riuscivano a spostare la luna con i loro poteri! (RISATE DAL PUBBLICO)
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Note Originali:
Dal momento che molti dei nostri lettori sono Statunitensi, il nostro Rich Johnston, da tempo residente a Londra, ci ha aiutato nello spiegare alcuni dei nomi e delle persone citate nel testo dell'intervista, che potrebbero non avere un significato chiaro per gli Americani.
- David Blunkett era il nostro segretario di stato, uno dei ministri del governo Blair, incaricato degli affari interni, inclusa legalità e ordine. E' stato abbastanza draconiano verso la fine, fino a quando ha dovuto dimettersi dopo che sono venute alla luce una relazione extraconiugale che aveva fruttato due figli. E' cieco.
- Dick Turpin era un uomo della strada nel vero senso della parola: fermava le carrozze e rubava i gioielli e i beni dei ricchi passeggeri. Come risultato, tutte le donne erano innamorate di lui, e alcune desideravano addirittura di essere rapinate da lui. Successivamente fu catturato e impiccato.
- Wellingtons sono stivali di gomma, calosce che presero il nome dallo stile del Duca di Wellington.
- Frankie Fraser, detto "il pazzo", era un gangster negli anni '60 e '70 a Londra. Ora è stato riabilitato, ed è presentato come una figura affascinante dai media.
- La M1 è la nostra autostrada centrale, che attraversa il paese, da nord a sud.
- Quando Moore nomina Byron, si riferisce al poeta Lord Byron.
Un ringraziamento particolare a Rich Johnston per il supporto nella trascrizione e a Dana Ezekiel per il supporto tecnico.



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(**) Note della redazione di fumettidicarta:
Dal momento che i nostri lettori non sono statunitensi, ma nemmeno inglesi (altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di traurre tutto), abbiamo pensato di lasciare tutte le note originali, senza per questo voler in alcun modo intendere un sottinteso desiderio di metterli sullo stesso livello culturale degli statunitensi medi, aggiungendone alcune altre.
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Stewart Lee è inglese: scrittore, umorista, cabarettista, autore di commedie e musical, attore teatrale, conduttore radiofonico e presentatore televisivo. E qualcosaltro, probabilmente.
- I due film di cui si parla sono stati distribuiti sul mercato italiano come «La Vera Storia di Jack lo Squartatore» con Johnny Depp e «La Leggenda degli Uomini Straordinari», con Sean Connery. Il terzo, incentrato sulla figura di John Constantine, personaggio creato da Alan Moore come comprimario della serie «Swamp Thing» e tuttora titolare di una sua serie a fumetti intitolata «Hellblazer», è attualmente in uscita nelle sale cinematografiche, interpretato da Keanu Reeves.

Ringraziamenti anche a The Lawyer per aver recuperato la trascrizione originale.