lunedì 8 giugno 2009

Alan Moore e il cinema


Odio, fallimenti e delusioni: Alan Moore e il cinema

Certe unioni sembrano troppo perfette, troppo predestinate per non avvenire, prima o poi; e così doveva accadere che Hollywood bussasse alla porta del signor Alan Moore, viste le bellissime storie che il maestro inglese ha saputo regalare ai lettori in ormai quasi 30 anni di onoratissima carriera. Peccato che, a conti fatti, il matrimonio abbia però portato quasi esclusivamente a cocenti delusioni, nonché a sin troppe arrabbiature e problemi per Moore.

I Primi Contatti

A dire il vero Hollywood incominciò ad interessarsi alle opere dello scrittore inglese in tempi non sospetti, ovvero verso la fine degli anni’80: fu allora che il bravo regista Terry Gilliam (Brazil), lesse Watchmen e ne rimase immancabilmente fulminato, tanto da decidere di portarlo sul grande schermo. Ad aiutarlo arrivò il produttore Joel Silver (Matrix), incaricato di raccogliere i (tanti) fondi necessari. Ma la buona volontà non serve a nulla (nonostante al film fossero interessati anche alcuni attori famosi, tra cui Robin Williams) se non arrivano i soldi ed il progetto naufragò, sia perché i finanziatori non erano troppo convinti da un film drammatico con gente in calzamaglia, sia perché sia Gilliam (un regista discretamente sfigato, visto anche il destino infausto capitato molti anni dopo al suo film su Don Chisciotte) che Silver ai tempi godevano della fama di eccessivi spendaccioni; in pratica troppo rischio e poche prospettive di guadagno. E così tanti saluti a Watchmen…anche se, a dire il vero, lo stesso Gilliam qualche anno più tardi rivelò che in fondo era meglio così, visto che un’opera densa di avvenimenti e della portata di Watchmen non poteva essere portato al cinema se non in un kolossal della durata di svariate ore. E se già i finanziatori non erano convinti con una pellicola di un paio d’ore, figurarsi cosa avrebbero potuto pensare di un polpettone di 4…
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From Hell – di Albert Hughes e Allan Hughes
Tra tutte le opere possibili tra cui scegliere, stupisce parecchio che la prima a finire nelle sudice mani hollywoodiane sia stata From Hell: la graphic novel di Alan Moore ed Eddie Campbell è infatti un’opera monumentale e dallo scarso appeal per un pubblico generalista. Nel raccontare la propria versione del mito di Jack lo Squartatore, Moore ha infatti optato per un rigoroso approccio storico e documentaristico tentando di ricostruire le situazioni ed i personaggi restando il più possibile fedele alla realtà del tempo, aggiungendo lunghe ed interessanti divagazioni sulla storia di Londra e sul suo legame con i massoni.

From Hell è un capolavoro, ma anche un lavoro piuttosto pesante e decisamente sconsigliato a chi nei fumetti cerca essenzialmente divertimento e storie leggere. Per questo risulta difficile capire la scelta compiuta dai fratelli Hughes: è pur vero che il mito di Jack lo Squartatore rimane comunque vivo nell’immaginario comune e che poter fare un po’ di scandalo spalando qualche chilata di letame sulla casa reale inglese, meglio ancora se sulla controversa Regina Vittoria, è sempre una grande tentazione, ma, guardando poi la pellicola, appare piuttosto chiaro che la supposta ispirazione dall’opera di Moore è quantomeno superficiale. Il film infatti prende giusto la base della teoria espressa da Moore, prende un paio di scene e poi rielabora il tutto per renderlo più appetibile al pubblico americano. Risultato? Addio al rigore storico e diamo il benvenuto a personaggi ricreati per l’occasione ed ad un cast di grido. Così l’agente Abberline, da un insignificante signore di mezz’età si trasforma nel bello e maledetto Johnny Depp, mentre la “brutta” prostituta Mary Kelly si trasforma nella bomba sexy Heather Graham ed i due, non troppo casualmente, finiscono per innamorarsi nella pellicola. Insomma, classica rivisitazione hollywoodiana.

Aldilà di questo, il film, preso da solo, senza pensare alla ispirazione dal capolavoro di Moore e Campbell, tutto sommato è piacevole e girato abbastanza bene, graziato dalla bravura di due attori come il già citato Johnny Depp e l’immenso Ian Holm.
Comunque sia, il coinvolgimento di Alan Moore ed Eddie Campbell nella realizzazione del film è stato nullo: agli autori sono giunti i dovuti assegni dalla produzione e basta. Lo scrittore inglese, comunque, ha sempre negato di aver visto il film, anche se, in un’intervista rilasciata alla BBC e tradotta qui su Fumetti di Carta, ha poi fatto un paio di commenti, che riportiamo qui, che lasciano pensare che, quanto meno, un’occhiata curiosa alla fine l’abbia data…
“C'erano già stati innumerevoli film su Jack lo Squartatore, ed ero sinceramente abbastanza nauseato del modo in cui veniva reso il personaggio: era una sorta di pornografia, e non intendo nel senso buono del termine. Era una pornografia della violenza. Era la solita messa in scena in cui hai un'improbabile attraente prostituta di White Chapel, che ovviamente ha un gran guardaroba, uno specialista nella cura della pelle a sua disposizione, e cammina verso casa magari canticchiando qualche canzoncina da musical con una voce lievemente da ubriaca, e allora svolta in un vialetto laterale, e tu vedi questa ombra seguirla nel vicolo. L'ombra con cilindro, guanti e borsa. I suoi passi cominciano a diventare più affrettati, puoi cominciare a vedere la paura nei suoi occhi. E poi c'è il vicolo cieco. Si gira indietro, comincia a gridare, vedi la lama del coltello che si solleva, e poi c'è lo stacco su di un poliziotto che dice (VOCE GRAVE) "Oh, mio Dio!" e soffia nel fischietto. Questa è pornografia.”
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Lega Degli Straordinari Gentlemen – di Stephen Norrington
Se trasporre From Hell in modo fedele era un’operazione veramente impossibile, di certo molto più semplice pareva riuscire a trarre un bel film dalla Lega Degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore e Kevin O’Neill. Il fumetto infatti poggiava su un’idea semplice, ma vincente (quella di mettere insieme i più famosi personaggi dei romanzi avventurosi dell’Ottocento), che aveva già un ottimo appeal cinematografico (non fosse altro che ogni membro del gruppo aveva avuto l’onore di uno o più film a loro dedicati).
In più la trama imbastita da Moore era già sufficientemente spettacolare e calibrata da non avere bisogno di grandi ritocchi per poter funzionare sul grande schermo. Insomma, lo sceneggiatore ed il regista del film dovevano solo leggere bene il fumetto, adattarlo nei punti giusti e girare il tutto….semplice, no? Aggiungiamo la presenza di un attore carismatico come Sean Connery nel ruolo di Alan Quatermain e tutti i pezzi sembravano in posizione perfetta per realizzare un bel filmettino. Risultato finale? Un flop mostruoso.
James Robinson e Stephen Norrington, rispettivamente sceneggiatore e regista hanno fatto un pastrocchio di dimensioni colossali, prendendo, in pratica, solo la base dell’idea partorita da Moore e facendo poi di testa loro. E così ecco arrivare all’improvviso due nuovi personaggi, Dorian Gray e Tom Sawyer (il secondo perché, se non si fosse inserito un personaggio americano e fighettone, la produzione probabilmente avrebbe brontolato) che nulla c’entrano e nulla aggiungono al team originale; ecco arrivare caratterizzazioni sconvolte per rendere i personaggi più cool (l’esempio più lampante è quello di Mina Murray, che da distinta donna vittoriana si è trasformata in una scatenata vampira assetata di sangue e sesso); ecco arrivare una trama beota e piena di buchi che si può riassumere come “il megacattivone vuole conquistare il mondo”; ecco arrivare banali megapistoloni a sostituire tutte le finezze steampunk del fumetto originale. Insomma, LXG (tradotto in Italia con il piattissimo La Leggenda degli Uomini Straordinari, dove “Lega” è stato omesso probabilmente per evitare assonanze con un noto partito politico…solo in Italia succedono certe cose…) è un completo disastro, un film senza capo né coda, con buchi di sceneggiatura enormi, assurdità assortite, caratterizzazioni piattissime ed un uso piuttosto carente degli effetti speciali.
Anche in questo film né Moore, né O’Neill hanno messo il becco (e si vede!), anche se, purtroppo, questa pellicola ha avuto strascichi piuttosto spiacevoli. Lo scrittore inglese è stato citato in giudizio per plagio da due non ben identificati figuri, poco dopo che si sparse la notizia del film. Giunti in tribunale si è poi scoperto che le supposte somiglianze tra le trame (posto che per la legge sul copyright i personaggi scelti da Moore sono a disposizione di chiunque voglia usarli) riguardavano proprio, tra le altre cose, i personaggi di Dorian Gray e Tom Sawyer, totalmente assenti dal fumetto originale; in pratica il Sommo ha dovuto sostenere un processo (finito bene) per le scelte compiute dalla produzione del film e non per la sua opera. Inutile dire che Moore, da sempre piuttosto suscettibile per quanto riguarda le questioni riguardanti il diritto d’autore ed il trattamento delle sue opere, non abbia preso bene la faccenda, definendola un’esperienza orribile. Tanto brutta da prendere la decisione irrevocabile di non volere avere più nulla a che fare con qualunque adattamento di sue opere e decidendo di devolvere tutti i suoi futuri introiti dal cinema ai disegnatori.
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Constantine – di Francis Lawrence
Diciamolo subito: qui il legame con il grande scrittore inglese è piuttosto labile. E’ innegabile, infatti, che Moore sia il creatore del personaggio di John Constantine, partorito sul suo splendido ciclo di Swamp Thing, ma, dopo quello, l’autore non ha più preso in mano il personaggio…o meglio non glielo hanno fatto più usare, visto che Constantine doveva essere il fulcro della miniserie con cui il Sommo doveva riplasmare il Dc Universe, ovvero il noto e controverso Twilight of the Superheroes, fumetto poi mai realizzato per insanabili divergenze con la casa editrice. Così Constantine è diventato il protagonista della longevissima testata Hellblazer, che è stata gestita da altri autori, gente del calibro di James Delano, Paul Jenkins e Garth Ennis.
Proprio ad uno dei più famosi cicli di quest’ultimo, Abitudini Pericolose, si ispira il film diretto da Francio Lawrence, una pellicola tutto sommato riuscita e godibile, senza comunque gridare al capolavoro. Certo, qualche innegabile differenza col fumetto c’è (com’è ovvio in ogni adattamento) ed in effetti, colore dei capelli a parte, la faccia da bravo ragazzo di Keanu Reeves non sembra proprio la scelta migliore per il personaggio principale, ma ci si può tranquillamente passare sopra alla fine. In definitiva un film discreto e senza troppe pretese, ma ben realizzato. Per la cronaca, fedele a quanto dichiarato in precedenza, Moore ha optato di dare la sua quota di diritti a Stephen Bissette e Rick Veitch, creatori grafici del personaggio.
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Gli Incredibili – di Brad Bird
E’ abbastanza ironico che il film che ha saputo portare al meglio sul grande schermo le idee di Moore, non sia un adattamento ufficiale e per di più una pellicola d’animazione destinata al pubblico delle famiglie. Stiamo parlando appunto di Gli Incredibili, il gioiellino targato Pixar, scritto e diretto dall’ottimo Brad Bird. Il regista si è palesemente ispirato a Watchmen per la trama del suo film, riprendendo non solo la Legge Keene, che metteva fuorilegge tutti i supereroi e vigilanti, ma anche gli effetti che questa aveva provocato negli ormai ex-eroi in costume.
Proprio come Nite Owl, anche il protagonista della pellicola Mr. Incredibile, vive una vita spenta e frustrata (anche dal lato sessuale, accennato con la dovuta finezza in un film del genere) dopo essere stato costretto ad appendere la calzamaglia al chiodo. In pratica alcune delle intuizioni migliori del capolavoro di Moore sono state riprese efficacemente e messe in un contesto più semplice e solare. E’ la dimostrazione della validità assoluta delle idee del Sommo e stupisce vederle applicate in una pellicola destinata al grande pubblico…stupisce ed un po’ intristisce, visto che ci è voluto un omaggio non ufficiale per rendere finalmente giustizia alle opere del grande autore inglese.
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V For Vendetta – di James Mc Teigue
A dire il vero il progetto di un film basato su V For Vendetta di Alan Moore e David Lloyd gira da parecchio tempo, più precisamente da metà degli anni ’90, quando i fratelli Wachoski, dopo il discreto successo del film Bound, dichiararono di voler realizzare l’adattamento della splendida graphic novel del Sommo. Un progetto finito in naftalina dopo che i due sceneggiatori/registi si dedicarono invece dapprima a Matrix (un altro film che ha forti legami col mondo dei fumetti, tra la supposta ispirazione dagli Invisibles di Grant Morrison e le citazioni da Superman e, appunto da V For Vendetta) e poi ai suoi seguiti. E così, dopo qualche anno, i fratelli Wachoski ritornarono al progetto originale, affidando però la regia ad un loro collaboratore, James McTigue.
Il film, che vede un cast di tutto rispetto composto da Natalie Portman nel ruolo di Evie e di Hugo Weaving nel ruolo di V, uscirà quest’autunno in Inghilterra e negli States e per adesso si è potuto vedere solo il trailer (anche via internet, più precisamente a questo indirizzo), quindi non è possibile dare alcun tipo di giudizio (se non, giusto, giudicare con una risatina amara la scritta che vi appare, cioè “Una shockante visione del futuro dai creatori di Matrix”..ehm…). Via internet si sono letti, comunque, alcuni commenti allo script del film…più precisamente J. Michael Straczinsky, noto sceneggiatore e fumettista ha parlato senza mezzi termini di un capolavoro, mentre il notissimo giornalista Rich Johnston è stato più cauto, parlando di una sceneggiatura discreta, con però sostanziali cambiamenti al fumetto originale. Anche David Llloyd (coinvolto solo molto marginalmente nella pellicola) ha voluto dire la sua, descrivendo la pellicola come un thriller piuttosto oscuro maggiormente incentrato sulla figura di Evie, piuttosto che su quella di V, ma che potrebbe venirne fuori qualcosa di buono.

E Moore? Al Sommo è giunto dapprima un cospicuo assegno, nonostante avesse fatto capire apertamente di non volere ricevere alcun introiti dai film tratti dalle sue opere e poi il produttore del film, Joel Silver (proprio lui, quello che aveva cercato di produrre anni prima Watchmen!) lo ha citato a sproposito nella conferenza stampa di presentazione del film, dicendo che l’autore inglese era contento della sceneggiatura e che sarebbe arrivato a visitare il set. Una serie di bugie “promozionali” che non sono proprio andate giù a Moore, tanto da indurlo ad interrompere, nuovamente, ogni legame con la Warner Bros, portandosi dietro gli ultimi progetti in ballo per la sua etichetta ABC (distribuita dalla DC Comics). Non contento il Sommo ha anche commentato la sceneggiatura, etichettandola come “Idiota”.
Giunti a questo punto non rimane che aspettare i prossimi mesi per poter dare un giudizio su questo adattamento…che pare avere qualche problemino legato al tema trattato dalla grpahic novel, cioè l’anarchia ed il terrorismo e visti i tragici avvenimenti di quest’estate in Inghilterra c’è da scommettere che V For Vendetta solleverà, immancabilmente, un vespaio ed ha portato la produzione a spostare di qualche mese l’uscita del film, più precisamente dal 5 novembre (una data che aveva ovvi legami con la trama) al 17 marzo; speriamo solo che non sia l’occasione per gettare inutilmente altra palta sul nome di Moore…
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Watchmen (ancora…)
Abbiamo citato all’inizio di questo articolo la sfortunata sorte del progetto dell’adattamento di Watchmen, naufragato per mancanza di fondi. L’idea di trarre un film dal capolavoro di Moore e Gibbons è però rimasta nell’aria e si è rafforzata dopo i grandi successi legati ai film con supereroi, tanto che la Paramount, un paio di anni fa, annunciò di aver acquistato i diritti per l’adattamento cinematografico, affidando la sceneggiatura all’esperto David Hayter (già scrittore del secondo film degli X-Men).
Qualche mese più tardi venne annunciato anche il regista, l’inglese Paul Greengrass (The Bourne Supremacy), che dimostrò di credere ciecamente nel progetto, rilasciando alcune interessanti interviste dove dimostrava, quanto meno, di avere le idee chiare e di amare moltissimo l’opera di Moore, che acquistò e lesse quando uscì. Insomma, un appassionato.
Ma la “maledizione” colpì ancora e, dopo un cambio ai vertici della Paramount, improvvisamente giunse un cospicuo taglio di budget, che costrinse Greengrass a scegliere di dover cambiare location per le riprese, da Londra a Praga e poi, in seguito, il progetto venne definitivamente bloccato, perché ritenuto troppo costoso e troppo poco redditizio. Insomma, a distanza di oltre un decennio, la storia si era ripetuta ancora. Ma non è detta l’ultima parola, visto che Greengrass sembra disposto a tutto pur di realizzare la pellicola e starebbe cercando affannosamente altri finanziatori.
Nell’attesa di conoscere la sorte definitiva del film di Watchmen, possiamo comunque dire che da un lato è meglio che quest’opera, troppo grande, lunga e complessa per il cinema, non arrivi sul grande schermo, mentre dall’altro le parole, la convinzione e l’entusiasmo di Greengrass facevano comunque sperare in un prodotto interessante e soprattutto rispettoso del fumetto.
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Il futuro?!?
Come si è ben capito, il buon Alan Moore spererebbe che il rapporto tra le sue opere ed Hollywood si concludesse del tutto…e tutto sommato ha ragione. La complessità e la ricchezza di temi, situazioni e personaggi che il Sommo ha saputo portare sulla carta non potrà mai mantenere intatta la propria magia ad Hollywood, dove ogni pellicola è essenzialmente frutto di grandi compromessi e pressioni alla ricerca del massimo guadagno più che del miglior prodotto possibile.
Intanto si è già incominciato a parlare di un possibile adattamento di Top Ten, la stupenda serie “super-poliziesca” creata da Moore per l’imprint ABC. Non che a Moore stesso ormai importi più molto…
Albyrinth