sabato 30 maggio 2009

W.I.T.C.H.


W.I.T.C.H. 

di AA.VV.

Disney Italia

Maggio 2001, num. 1

mensile, colore, 78 pag.

4000 lire



Ecco: se si dovesse valutare un fumetto esclusivamente dai disegni W.I.T.C.H., il nuovo mensile Disney Italia a target femminile e adolescenziale, sarebbe senz’altro un capolavoro. Alessandro Barbucci e Barbara Canepa sono infatti i disegnatori di questa prima storia di W.i.t.c.h. e non hanno certo bisogno di presentazioni: sono gli autori dello strepitoso SKY DOLL, edito dalla Vittorio Pavesio Production che sta giustamente spopolando Oltralpe e - si spera - anche in Italia. 

 Sono autori giovani e già sopraffini, con uno stile piacevolissimo e perfetto, tridimensionale, coloratissimo, degno di essere guardato e gustato a lungo, pieno di dettagli minuziosi che incantano e di cura per l’espressività dei personaggi (e financo degli oggetti), senza trascurare i troppo spesso trascurati fondali, semplicemente incantevoli.


Non sono nuovi a collaborazioni con Disney (PK) e data la loro perizia e bravura meritano davvero il successo che sta loro arridendo. Riconoscibili alcune influenze: i manga, lo stile Disney, il fantasy… influenze però che non stanno a significare uno zibaldone o, peggio ancora, scopiazzature a la page, ma armonie descrittive e accattivanti, riconoscibilità d’intenti e gratitudine –immagino- per amati e a lungo studiati Maestri per arrivare, infine, a uno stile proprio, personale e non spiazzante. 

Perfetto ma non freddo, appunto. Bellissime anche le chine di Donald Soffritti e la coloritura di Mara Damiani. Questo cenno per quanto riguarda i magnifici disegni.
Invece la storia di W.i.t.c.h. è stata ideata da Elisabetta Gnone, già direttrice di Minni, e sceneggiata da Francesco Artibani.


Se della Gnone non se ne sa moltissimo – è anzi stata dura scoprire i credits, minuscoli e seminascosti all’ultima pagina - di Artibani, bravo e prolifico sceneggiatore, oltreché insegnante di sceneggiatura, sappiamo moltissimo, ma lo spazio è tiranno e basterà qui ricordare le sue belle storie Disney, alcune delle quali sono meritatamente sul volume Topolino Noir edito da Einaudi; Mickey Mouse Mistery Magazine che ad Artibani deve addirittura un importantissimo ruolo nella sua stessa ideazione; PK e, per uscire dall’ambito Disney, Lupo Alberto, Dylan Dog e Nick Rider per Bonelli…


Il target della rivista, come si accennava, è quello delle adolescenti o pre-tali, le sorelle un po’ maggiori delle lettrici di Minni Mag e questo ovviamente condiziona molto l’impostazione della storia e della serie stessa. 

W.I.T.C.H. è un acronimo composto dalle iniziali delle cinque protagoniste: Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque adolescenti che frequentano il liceo della città di Heatherfield (magnificamente descritta graficamente da Barbucci e Canepa!) e che sono state scelte dall’Oracolo della mistica città di Kandrakar, posta al di là dello spazio e del tempo, come nuove Guardiane della Muraglia, un confine di fondamentale importanza per l’universo stesso.

Le cinque sono infatti dotate di poteri magici, giovanissime streghe che stanno ancora scoprendo –alcune con timore, altre con gioia- le loro capacità soprannaturali, pur essendo ancora ignare dell’importantissima e pericolosa missione che le attende.
Un presupposto non certo originale (anzi!), ma godibile e , se ben sfruttato, aperto a quasi infinite possibilità di avventura. Certo è un tema che va per la maggiore e potrebbe essere l’ennesima variazione sul tema che imperversa attualmente in tivù, al cinema e in ogni media: Streghe, Buffy l’Ammazzavampiri (serie televisiva di cui sono irriducibile fan), Xena, lo stesso X Files ecc. ecc.


L’atmosfera di questo primo numero e, immagino, di tutta la serie è quella imperversante da tempo sul mensile Minni: New Age, Ecologia “profonda”, Magia, supercorrettezza politica (il gruppo W.I.T.C.H. è infatti rigorosamente multirazziale), antichi amuleti con poteri nascosti... Ma a ben guardare non è difficile scoprire anche echi teosofici di blavatskyana memoria, il mito di Agarthi, già ben descritto su Martin Mystére, l’antica Età dell’Oro e l’attuale Kali Yuga, la terribile, ciclica era della distruzione che secondo la religione e la filosofia hindu stiamo –purtroppo- vivendo. 

E Halloween, che è anche il titolo di questa prima storia. Il tutto naturalmente ammorbidito e corretto secondo i noti, “innocui” standard disneyani. Oriente, magia e adolescenza costituiscono un mix che dovrebbe avere sicura presa sul target che la Disney si è proposta di conquistare con questo suo nuovo mensile.

La storia di questo primo numero getta le basi di una lunga serie di avventure, che speriamo ben gestite, e crea sufficiente aspettativa per le uscite future.
Però, nonostante l’ottimo Artibani, si notano alcune parti un po’ confuse, di non facilissima lettura: talvolta le cinque streghette sono difficilmente riconoscibili e alcune delle psicologie sono tagliate con l’accetta, le mamme e i papà protagonisti di alcune brevi comparsate sono quanto di più “ideale” e mellifluo s’immagini ed echi di “già-visto-troppe-volte” s’insinuano dispettosi.


Anche l’ironia appare qui un po’ troppo misurata, con un tono forse mutuato dai telefilm “seri”, a target adolescenziale, che passano attualmente in tivù.


Ma è pur sempre solo il primo numero! Già da subito appaiono alcuni dei cattivi, uno dei quali è straordinariamente simile a Doomsday, il supercattivone che le suonò di santa ragione a Superman e ne provocò addirittura la “morte” nel 1992 (“La morte di Superman”, ediz. italiana Play Press, 1993), mentre l’altro ricorda piacevolmente certi villains belli e terribili dei manga.




Per quanto riguarda gli editoriali, decisamente esoterici, qui si oltrepassano davvero i limiti “infantili” proposti del mensile Minni, pur essendone simili le tematiche: si parla di vera e propria magia, divinazione e lettura del futuro, con una redazione pronta a colmare eventuali dubbi su non-riuscite letture dei simboli derivanti dalla disposizione delle foglioline del tè (pag 9)! Insomma, pare si faccia sul serio e le mie passate “illazioni” sulla dimensione “filomagica” (o meglio “filoNewAge”) della Disney non paiono più così astruse.
Un mensile, comunque, di cui attendiamo le prossime uscite per comprenderne meglio la portata, che speriamo evolutiva e soprattutto divertente.


Orlando Furioso - Maggio 2001