sabato 30 maggio 2009

Ultimate Spider-Man



Ultimate Spider-Man

di B. M. Bendis, testi

Mark Bagley, disegni



Marvel Italia



bimestrale, colori

Lire 4500






Zio Ben ha la coda di cavallo ed è molto chiacchierone; zia Mayaria giovanile e un filo di rossetto, naviga abitualmente in internet per scoprire qualcosa di più sul "disturbo sociale" di Peter; Mary Jane Watson bruttina, rispetto al sublime tratto di John Buscema, intendo, conosce Petey già dal primo numero; Flash Thompson una vera carogna; Osborne senior un industriale mafioso, yuppie e spietato; Osborne jr un giovane fighetto disturbato e autoritario. 


Queste sono, per ora, le sostanziali novità di Ultimate Spider-Man: una riscrittura delle origini ambientata nel "presente", ma in un presente che si impone in un modo così pressante e insistito, forzato, che rischia di diventare quasi "ridicolo".
Bendis, nuovo idolo delle folle, ha dichiarato da qualche parte che questo è "un adattamento dell'Uomo Ragno per il nuovo millennio"


Perché si è voluto "adattare" l'Uomo Ragno al "nuovo millennio"?
Si getteranno a mare 40 anni di continuity? Spider-Man si è già adattato al nuovo millennio: è cresciuto, si è sposato, non incolla più la macchina fotografica alla ragnatela, non si fa prendere più in giro da Flash Thompson. Il nuovo Uomo Ragno - bello o brutto che fosse - c'era già, era ed è regolarmente venduto in edicola.
La Marvel non ha mai trascurato di aggiornare i propri personaggi all'epoca presente (di qualsiasi presente si parli), gestendo sempre con cura e, devo ammetterlo, anche con una certa delicatezza, gli svecchiamenti temporali. Si continuano a leggere le storie dei Fantastici Quattro senza essere angosciati dall'idea che La Cosa dovrebbe avere più di 60 anni, proprio perché la Marvel è riuscita a convincerci che il tempo nei fumetti scorre in modo diverso che nella vita reale. Sto elogiando, si badi, la casa editrice non certo da me più amata.



Il problema invece è come agganciare nuovi lettori, certo, (e anche come presentare un UR "moderno" in vista dell'uscita del film di Raimi) e a questo proposito mi viene in mente che l'invenzione di un nuovo ottimo personaggio, per esempio, avrebbe forse sortito il medesimo effetto senza scontentare gl'irriducibili della continuity, o semplicemente i fan affezionati. Perché mi sembra ovvio che d'ora in poi di Uomo Ragno ce ne saranno due, anzi tre: uno, quello "vero" creato da Stan Lee e Steve Ditko ed evolutosi - pur non sempre felicemente - fino ad oggi; l'altro, Ultimate Spider-Man; e il terzo infine: che è poi il primo, inserito nell'attuale continuity (o forse non ho capito e "L'Uomo Ragno" non uscirà più per lasciare il posto a "Ultimate Spideman"?). 



Due mondi, due target, immagino. O forse, con qualche crossover a base di viaggi nel tempo e relative modifiche del continuum, qualcuno metterà tutto a posto. Ma non sarà più la stessa cosa, non si potrà evitare di fare paragoni, cercare segnali che aiutino a riconoscere il vero UR.

Mi rendo conto che i fumetti non si scrivono per gli appassionati che li seguono da lustri, si scrivono per il mercato, per venderli e venderli possibilmente bene. Così come capisco la difficoltà - spesso enorme - per gli eventuali nuovi lettori che si accostino per la prima volta a personaggi che già da decenni si muovono e agiscono in un universo ben strutturato: ogni tanto provo ancora a comprare qualche albo supereroistico Marvel e la difficoltà di comprensione è davvero notevole: meno male che c'è la Rete a tenermi aggiornato! 



Proprio su questa difficoltà, a mio parere, dovrebbe esplicarsi la bravura degli scrittori: scrivere belle storie, con riferimenti godibili dai fan più accaniti e comprensibili (almeno un po') anche dai neofiti. Se poi scatta l'interesse e l'amore, sarà inevitabile il procurarsi un po' di arretrati, cercarli, sudare e godere del risultato: questo vuol dire appassionarsi a una serie, no? Chi dice che per godere di buone storie sia necessario per forza cominciare a leggere sempre e tutto dal Numero Uno? Molto spesso il bello di certi personaggi e storie è proprio questo labirinto di sottotrame, enigmi, passioni, sentimenti e tempo-che-scorre.

Oppure si producano solo albi one-shot, rinunciando così allo splendore della serialità, che però incanta ancora moltissimi lettori. Con tutto ciò non voglio dire che Bendis , che trasmuta in oro tutto ciò che tocca, sia un cattivo scrittore, tutt'altro! I dialoghi di questo Ultimate Spiderman numero uno, per esempio, sono ottimi, e Bendis ha già dimostrato di essere uno scrittore di fumetti valido e appassionato. Non dubito quindi che abbia chissà quali sorprese nel cappello e si può essere certi che farà un buon lavoro per questo nuovo Uomo Ragno.



Nonostante queste garanzie continuo a pensare che l'idea di azzerare e ricreare dal nulla un'icona, un vero e proprio Mito della cultura popolare come Spiderman, sia un'operazione esclusivamente commerciale e, fumettisticamente parlando, poco condivisibile. Mi viene in mente il lavoro fatto dal grande Peter David per Hulk, nei tempi d'oro: il geniale scrittore ri-creò un Bruce Banner/Hulk/Mr Fixit modernissimo, appassionante e divertente e fece tutto questo senza reinventarsi le origini del personaggio né collocarle nel "presente". 
Quando leggevo, godendomelo molto, l'Hulk di Peter David non ho mai provato il disagio che mi ha invaso nel leggere questo Ultimate Spider-Man, la sensazione cioè di leggere nient'altro che la Next Big Thing senza troppa anima unita alla preoccupazione di vedere personaggi a me cari (anche se non troppo frequentati ultimamente...) trasformati in quelle che mi sono parse quasi macchiette ricreate ad hoc per deliziare occhi sicuramente più giovani dei miei.


Ultimo appunto per i disegni di Mark Bagley. Perfetti, modernissimi (uff...), dinamici, belli. Lo conosciamo tutti, Bagley. Ma quel ragazzino col ciuffo sugli occhi non è comunque il Peter Parker che conosco io. Uno dei motivi per cui leggo sempre meno fumetti supereroistici è che, parere ovviamente supersoggettivo, non sopporto quel tipo di colorazione da mal d'occhi, da alcuni definita "iperrealistica"; so di essere in minoranza e non me ne lamento affatto. Molto simpatico comunque l'omaggio all'autista capellone dello scuolabus di Springfield!

Orlando Furioso - Maggio 2001