sabato 30 maggio 2009

Sandman di Neil Gaiman


“Tutto ciò che vi serve sapere” 

dice Neil Gaiman nell’introduzione al volume Vite Brevi

“è che da prima dell’inizio del tempo esistono sette Eterni…”, più antichi degli stessi dèi, immortali e che non cesseranno di esistere alla fine del cosmo. 

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Sandman è stato pubblicato da Magic Press, Comic Art, Planeta deAgostini ed è attualmente pubblicato in Italia da RW - Lion




Saputo questo, si può iniziare a leggere qualsiasi volume di Sandman, senz’altra preparazione, senza bisogno di mettere in atto la sospensione dell’incredulità: la valvolina che permette alla nostra anima di volare e di credere all’esistenza di uomini kryptoniani o di fotoreporter che possiedono la forza di un ragno o di dottori zoppi che comandano le tempeste, scatterà senza il nostro controllo durante la lettura della prima pagina di un qualsiasi volume di Sandman

Scatterà, forse, anche senza il nostro consenso. Subito non ce ne renderemo conto, ma dopo un po’ sentiremo che Gaiman sta spiegando qualcosa che c’è davvero, da qualche parte.



E’ facile cantare le lodi di uno scrittore come Neil Gaiman: se si hanno fortuna e voglia di accostarsi alle sue storie sarà impossibile non restare affascinati dalla sua magnifica affabulazione, fruibile a molteplici livelli, così come ogni ottima narrazione dev’essere.

Gaiman ha padronanza della Cosa più misteriosa: le Storie. E non solo. Moltissimo è stato detto sull’abilità di questo scrittore di recuperare materiali mitici, archetipici, presenti in nuce ovunque e rimossi, dimenticati, abiurati dagli umani (e non solo da essi…), ridando loro nuovo e antichissimo splendore. 

Fa palpitare cuori e anime perché, proprio come Sandman, lavora col materiale più prezioso e delicato: quello di cui son fatti i Sogni. Ma non è (solo) di Gaiman che voglio chiacchierare un po’, ma del Plasmatore soprattutto, Sogno degli Eterni, e della nostra familiarità con Lui e col Suo mondo.


Sandman non è più: ucciso dalle Eumenidi – per Sua stessa volontà -, le Misericordiose, le Gentili, nel penultimo volume a Lui dedicato. 

In quello successivo, “La Veglia”, sempre mirabilmente edito da Magic Press (cui va tutta la nostra simpatia e il nostro amore, se la parola non vi sembra eccessiva), innumerevoli persone, dèi ed entità si radunano per tributare l’estremo saluto a Morfeo e qualcuno si domanda “Ma allora Cosa o Chi è morto?”

Abele, il balbuziente allora ci rivela un segreto: “E’ morto un Punto di Vista”
Abele è appena stato ricreato dal nuovo Signore dei Sogni e già Caino, iroso fratello, vorrebbe ucciderlo per l’ennesima volta, questo stupido troppo linguacciuto custode di segreti. “Hai rivelato un altro Segreto!” urla ad Abele e gli occhi gli si fanno rossi dell’abituale follia fratricida…



I lettori e le lettrici di Sandman hanno la fortuna di essere messi a parte di molti segreti, anzi di pochi segreti ma molto importanti. 

E se accettiamo solo per un momento le parole di Abele, ossia che il Signore dei Sogni è (era?) un Punto di Vista, come farà la nostra mente a non accettarlo come “reale”?… 

I punti di vista, così come gli dèi, sono opinabili, ma quanta realtà si può togliere ad essi? A meno di non voler dimenticare quel bambino che era e che credeva, perché sapeva, che esiste davvero l’Isola Che Non C’è, da qualche parte; a meno di non voler per sempre togliere qualsiasi dominio all’invisibile. 


“All’inizio l’uomo creò Dio, poi Dio creò l’uomo”, cantavano 30 anni fa i Jethro Tull nel loro indimenticabile album Aqualung: sono convinto che Neil Gaiman conosca quel disco. 

Leggere Sandman, so bene di non essere l’unico a provarlo, è riscoprire cose ancestralmente (ri)sapute, svelare Maya – l’illusione della realtà -, soffiare via la polvere dagl’idoli dimenticati (riposti, in realtà, nell’angolo forse più autentico della nostra anima immortale); è smettere per qualche ora i lucidi ma stretti panni della non credenza nel Mistero. 

A poco a poco, velo dopo velo, affiorano ricordi che non sapevamo (più?) di avere, ma che forse i nostri Sogni hanno sempre illuminato, senza che ne fossimo coscienti. Coscienti durante la Veglia, intendo.

Esagerazioni? Da sempre si cerca risposta a “da dove nasce il Mito?”; eppure ognuno, da qualche parte, conosce il responso ultimo.

Da millenni cerchiamo di soffocarlo, coprendolo di sudari che hanno impresso il volto anonimo della Ragione: il Mistero, cacciato dalla Porta, rientra dalla Finestra. Ecco: Neil Gaiman apre Finestre. 

Il castello di Sandman, regale dimora di Sogno degli Eterni, pur essendo solo disegnato e raffigurato, oltretutto in modi ogni volta diversi, anche per il fatto che la serie non ha un unico disegnatore, il Suo castello dicevo, non lo conosciamo già? Non l’abbiamo già visto da qualche parte – ma che sciocchezza! -; eppure la sensazione di dejà vù è fortissima e attanaglia il cuore anche dopo la lettura, come un non desiderato ritorno a casa. 

Ognuno e ognuna conosce il luogo nel quale i Miti presero forma, sempre gli stessi pur con diversi nomi: dalle paure, anzi dalla Paura primordiale ed eterna che cambia volto e nome a seconda delle epoche umane o divine. Sette sono gli Eterni e tutti ne conosciamo i nomi: Destino, Delirio, Disperazione, Distruzione, Desiderio, Dream (Sandman). 
E poi c’è Morte. Stiamo parlando di un Fumetto? Davvero stiamo parlando di semplici storie disegnate partorite dalla mente geniale di un Inglese un po’ matto e un po’ snob che decide di portare a nuova vita un vecchio, desueto, quasi ridicolo personaggio del parco eroi della DC Comics?

Devo ammetterlo, anche se traspare palese da queste righe: noi adepti del Signore dei Sogni abbiamo un atteggiamento quasi religioso, quando ne parliamo; talvolta trattiamo i volumi a fumetti di Sandman come fossero bibbie di una religione più antica di tutte le altre religioni; un po’ “misticismo della domenica”, se volete. 

Ma è che il tutto è così coinvolgente, così totalizzante e “già-dentro-di-noi”, che diventa proprio difficile considerarlo un semplice divertissement. Dalla nostra abbiamo le… conversioni. Con ritrosia e ansia prestiamo qualche volume a un amico e anch’egli diventa contagiato.

Scherzi a parte, non è certo una lettura solare e non è difficile capire perché proprio “certe” persone, forse semplicemente le più sensibili ai Grandi Temi (la Morte, il Mito…), si sentano attirate verso questo tipo di narrazioni, così cupe e profonde. 

Ma tutte le sensazioni e le emozioni fin qui descritte sono assolutamente vere, e non c’è altro modo per sperimentarle (o, al contrario, per ridicolizzare le cazzate fin qui dette) che cominciare a leggere i volumi di Sandman. 

Non a tutti piace Sandman. Un grande del Fumetto come Grant Morrison – altro “vecchio” pazzo Inglese! - in un’intervista degli anni 90 ebbe parole non troppo tenere per Gaiman e la sua Creatura: “Certe volte Sandman è illeggibile… non mi attira. (…) Non mi piace quel tipo di pubblico, che è quella fetta di persone che legge i romanzi di Anne Rice e ascolta i dischi dei Bauhaus … (…) è come rileggermi Tolkien: l’ultima volta che l’ho fatto avevo 14 anni e non vorrei rifarlo…”

Non conosco la Rice e i Bauhaus son storia vecchia, ma è’ certo che nelle storie di Sandman si respiri un aria vecchia a stantia, cupa e perversa, un po’ come le sale polverose che non amiamo troppo frequentare e che si trovano dentro la nostra mente. Non sono difficili da seguire, seppur non sono storie lineari, ma quel che intendo è che non si tratta di storie per illuminati o cose del genere.


Neil Gaiman

Richiedono impegno, questo sì; non sono esattamente strip di pura evasione e fanno pensare e riflettere, spesso su cose verso le quali non nutriamo un affettuoso attaccamento… 

Ma l’emozione che danno ripaga abbondantemente l’impegno, e la riflessione, lenta e sofferta, sempre che si abbia voglia di affrontarla, non ha mai procurato danno. Semmai l’assenza di essa è pericolosa, mi pare. 

Comunque accetto, anche se con un po’ di fatica (…), che a qualcuno possa non piacere leggere le storie di Sandman.

Orlando Furioso - Maggio 2001