sabato 30 maggio 2009

Rough


ROUGH
di Adachi Mitsuru
Edizioni Star Comics

14 volumetti usciti tra aprile '95 e dicembre '96


Rilettura di un Classico


Un bellissimo romanzo, un "manuale" di sceneggiatura e dialoghi; più in generale un "manuale" di Fumetto, di Buon Fumetto. 

La storia editoriale italiana di ROUGH, opera splendida di Mitsuru Adachi, uno dei mangaka giapponesi più amato in patria e all'estero, è singolare: alla sua uscita in edicola per i tipi della Star Comics, non fece breccia nel cuore della maggioranza degli appassionati di manga. Le vendite furono basse, o comunque non soddisfacenti, e si fece strada l'ipotesi di una sospensione delle uscite dei volumetti. 

Per una volta però i Kappa Boys (curatori editoriali) decisero di attuare una politica che se non pagava a livello di profitto economico, pagava (e pagherà per sempre) nel cuore dei fan: una veloce trasposizione di collana, e le uscite di Rough ripresero e si conclusero, permettendo ai fan che amavano quell'opera di poterne completare la collezione, soprattutto di gustare fino all'ultima tavola questa meravigliosa storia d'amore. 

E' da sottolineare ancora questo fatto: i Kappa convinsero la casa editrice a proseguire e completare le uscite di un manga soltanto perché credevano nel valore dell'opera e per non deludere i fan. Questo atteggiamento, che per qualcuno potrà anche essere una cosa da nulla, ha fatto sì che schiere di fan, o di semplici appassionati-moderati, identificassero nella Star Comics e nei Kappa Boys degli operatori onesti e sinceri, che mettono la passione per il Fumetto almeno sullo stesso piano del profitto economico.

Sarà un'idea romantica, ma una dimostrazione di tale amore per il Fumetto e di rispetto per i fan non è, tantomeno oggi, così comune. Anzi!... Cenni editoriali a parte, scopo di questo scritto non è altro che (cercare di) stimolare curiosità in chi ancora non conosce questa bellissima opera, e naturalmente condividere emozioni con chi, invece, Rough l'ha letto e apprezzato. 

"Letto e apprezzato", appunto: non si riesce infatti a capire come questi due termini potrebbero non andar di pari passo, quando si parla di Rough! Esiste, sosteniamo da tempo, un'oggettività nel Fumetto che pur non inficiando la sacrosantità dei gusti personali, è bene tener presente e in qualche modo accettare se non si voglion fare solo "discorsi" basati sul mi piace/non mi piace. 
Per "oggettività" s'intende qui il riconoscimento del valore di un'opera a fumetti, che è indipendente da genere, stile, Paese d'origine, argomento trattato; una sorta di valore universale, insomma. 
Si è accennato poc'anzi a Rough come "manuale" di buon fumetto: la perfetta scansione di vignette e tavole, la pressoché totale assenza di didascalie, l'alternanza di dialoghi (sempre azzeccati, veri...) e silenzi, la riuscita magia dei salti temporali e dei flashback -mai abusati, però- perfettamente comprensibili e godibili senza bisogno di una riga di "spiegazione", la qualità di disegno e atmosfere, la magnifica caratterizzazione (psicologica e grafica) dei personaggi... tutto ciò, insieme alla bellezza della storia in sé, fanno di Rough un capolavoro oltreché da leggere e gustare, anche da studiare.

La storia, d'amore come si è già detto, ma anche di crescita e formazione, ha per protagonisti assoluti un ragazzo, Keisuke Yamato, e una ragazza, Ami Ninomiya, che frequentano la prima classe delle superiori all'Istituto Eisen
Lei è un'abile tuffatrice dal talento non ancora esploso; lui un provetto nuotatore arrivato terzo nella specialità "stile libero" ai nazionali studenteschi. 

In questo manga lo sport ha un ruolo importante, ma non invasivo: non è possibile definire Rough come "manga sportivo"; semmai è l'ambientazione di molte situazioni ad avere lo sport come sfondo o pretesto. Nessun timore, insomma, di trovare complicate quanto lunghe e noiose descrizioni di impossibili tecniche sportive, assolutamente: Rough è un romanzo di formazione nel quale, casualmente, i protagonisti praticano anche sport. 
I personaggi "di contorno", specie alcuni di essi, acquistano via via sempre più spessore fino a diventare presenze importanti, vive, non più di contorno, senza le quali la storia di Rough avrebbe molto meno senso e interesse. 

Vita: ecco una delle caratteristiche che permea il romanzo; vivi sono i personaggi, protagonisti o deuteragonisti che siano; vive le situazioni, le atmosfere, le foglie che cadono e le stagioni che si susseguono... La serializzazione di Rough sulla rivista giapponese Shounen Sunday è durata dal settembre 1987 al novembre 1989 e durante questo tempo i personaggi (le persone) sono cresciuti, le situazioni si sono evolute in modi inaspettati; il tempo è trascorso. 

La mia terza rilettura di Rough, avvenuta in maniera più "vorace" delle precedenti, oltre a farmi scoprire nuove sfumature del racconto, mi ha fatto riflettere anche sulla velocità di lettura occidentale. Uno dei luoghi comuni sui manga è che essi vengano divorati dai consumatori senza cura alcuna, gettati poi nel dimenticatoio, pronti a divorarne altri, e così via. Eppure la serializzazione di Rough è durata per oltre due anni, ed è stato un successo... ciò significa che con pazienza e fedeltà i lettori e le lettrici hanno aspettato, sofferto, si sono commossi insieme a Ami e Yusuke per tutto quel tempo, quasi una continuity che rispecchia la realtà temporale del mondo reale... 

Ma anche noi, lettori e lettrici occidentali, abbiamo potuto sentire, in quello spazio impalpabile che va dalle mani con cui teniamo in mano il giornalino agli occhi con cui lo leggiamo alla mente nel quale esso si posa, un manga che mano a mano diventava sempre più vivo, al punto tale che al termine della lettura ci siamo certamente sentiti un po' tristi: Ami e Keisuke ci lasciavano per sempre, e con loro Ogata, Seki, il tenero Masaro Kume, il gigante buono Kyotaro Kitano... Che strano, che strano davvero che Rough abbia avuto problemi di vendita.

Perché leggerlo? Beh... per tutto quanto detto finora; per leggere una bellissima storia che, partendo da un atavico odio familiare/generazionale, si trasforma lentamente e coerentemente in amore; perché non ci sono combattimenti o poteri sovrumani; perché ognuno e ognuna di noi è stato Keisuke o Ami (o entrambi) in un lungo momento della vita; perché in questa storia non c'è né un Giappone idealizzato e falso né un ambiente astratto e vacuo; per commuoversi e piangere, arrabbiarsi e ridere; per gl'irresistibili (e quantitativamente misurati) momenti di metafumetto inseriti qua e là da Adachi; per leggere un capolavoro assoluto del Fumetto Giapponese, anzi: del Fumetto tout court, che non lascia l'amaro in bocca né la sensazione di aver perso tempo. E per mille altri motivi che ognuno e ognuna può scoprire nel silenzio della lettura.
Buon divertimento, davvero di cuore.

Orlando Furioso - Settembre 2001