sabato 30 maggio 2009

Mazinsaga


Mazinsaga
di Go Nagai
Dynamic Italia, 1999

6 Volumi

Lire 6.900 cad.





Uscita in Giappone tra il 1990 e il 1998, l’ennesima saga robotica di Go Nagai è attualmente ferma al sesto volume, lo stesso punto in cui è giunta nel nostro Paese, pubblicata dalla Dynamic Italia. Mazinsaga è un manga complesso, non un ulteriore tassello, un prolungamento di un’epopea che cominciò quasi trent’anni fa con le avventure di Mazinga Z, continuava con il Grande Mazinga e terminava con Goldrake, ma un’opera che delle precedenti, tutte legate da un filo rosso, rappresenta la fusione: un’avventura che contempla, nessun escluso, tutti i personaggi dei manga di robot precedenti, in una nuova, eterna lotta contro il Male.

Le prime pagine ricordano molto da vicino l’intreccio del “vecchio” Mazinga Z: Koji Kabuto, impacciato studente universitario, si invaghisce della dolce Sayaka, ma la storia ha una vita breve: la ragazza viene stuprata, e l’ira di Koji si scatena; indossando un elmo che il padre gli ha lasciato in eredità dopo la sua morte, si trasforma in Mazinger, un gigante di pietra. La sua vendetta è totale, il rancore nei confronti di chi ha violentato Sayaka, lo trasforma in un demone distruttore… Quando Koji prende coscienza dello stato in cui ha ridotto il mondo, raggiunge il pianeta Marte, chiamato telepaticamente da una splendida creatura alata che gli appare in sogno. Sul Pianeta vivono alcuni terrestri sopravvissuti all’Apocalisse, alla distruzione che lo stesso Mazinger, cento anni prima ha provocato. I pochi discendenti dei terrestri però, vivono sotto la continua minaccia di un nemico sconosciuto, che ha in Kaiser Hell il suo diabolico vertice… 

 Il compito di Mazinger è distruggere, mostro dopo mostro, l’armata del redivivo Dottor Inferno.
La filosofia nagaiana, secondo cui il BENE è costretto a scendere in campo assumendo connotati del tutto assimilabili al MALE, per sconfiggere quest’ultimo, è qui addirittura esasperata: questo nuovo, gigantesco Mazinger è un vero e proprio Demonio, quando i suoi avversari sono le orde malvage del Kaiser Hell. Non è l’arma in sé ad avere connotati col segno “più” o quello “meno”, ma è l’animo di chi la utilizza a determinarne la bontà o la malvagità…




Fino a qui niente di nuovo, sembrerebbe: il solito esordio, il solito nemico, l’ennesimo, qui ancora più indistricabile, dualismo bene/male… Ma la grande novità di questa saga risiede nel fatto che il nuovo Mazinger, non è più un mostro meccanico “classicamente” concepito, con un essere umano alla sua guida. Koji Kabuto non è più semplicemente un pilota ma, fondendosi con l’Armatura di Dio (questo il nome preciso), diviene un unicum con lo stesso Mazinger, a cui dà una coscienza che muta con lo spirito e l’energia di Koji stesso. Un discorso a parte va fatto per ciò che riguarda i protagonisti del manga: un numero impressionante! In Mazinsaga, infatti, si affollanno tutti i personaggi delle serie precedenti: in ruoli più o meno fedeli agli originali, compaiono anche figure mitiche come il Barone Ashura, Tetsuya, il professor Yumi, oltre a vecchie conoscenze come certi storici mostri meccanici, Garada K-7 in testa… 


Un’altra rilevante differenza di questa nuova opera riguarda il target di pubblico cui è rivolta, decisamente più adulto del solito: i manga “antenati” di questo nuovo Mazinger, vennero creati per dei lettori fondamentalmente infantili, al più adolescenziali, con numerose situazioni “comiche”, tendenti a stemperare i cupi momenti di guerra, ma anche ad assecondare una versione anime il più possibile adeguata alle esigenze di una heavy rotation televisiva. In Mazinsaga non c’è spazio per l’ironia: tutte le vicende sono immerse in un’atmosfera severa e livida, un clima (post)apocalittico più vicino alla produzione “alta” di Nagai, quella di “Devilman” o di “Mao Dante”.

Da un punto di vista grafico, Mazinsaga è chiaramente immerso nel solito, originale stile di Nagai: “naif” e antigeometrico, in un manga che si ispira direttamente al pittore svizzero Giger, noto per aver creato il mostro di Alien. Le astronavi, le armi, gli stessi mostri meccanici sono frutto di sintesi biomeccaniche, immersi spesso in un trionfo di ripugnanti creature “in utero”, prodotti fetali di un’ingegneria genetica fantascientifica.




L’unico rammarico di fronte ad un manga tanto suggestivo quanto affascinante, nasce dalla frustrante sensazione di approcciarsi ad un’opera che solo probabilmente avrà un finale in Giappone, presumibilmente in Italia. Ma non sia, questo, un deterrente; poco importa, in fondo, se si tratta di una lettura “alla cieca”, come si suol dire, il gioco vale la candela…
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Janquito - Aprile 2001
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