sabato 30 maggio 2009

Maken X - giugno 2001


MAKEN X n. 1 

di Kiu "Q" Hayashida

brossura+sovracop., b/n, 200 pagg.


Planet Manga

coll. Manga 2000 - lire 6900


"Le nuove stelle del fumetto fantascientifico giapponese (…) non temono di utilizzare sesso e violenza, colpiscono il cervello, il cuore e lo stomaco. Viaggiando sull’astronave di MANGA 2000 incontrerete nuovi mondi, non sempre piacevoli. A voi scegliere se salire a bordo…" Davide Castellazzi


Da lettore tento ancora la carta del numero 1. 
Così, nostalgico di mostri nagaiani (e destinato a rimanere tale, ché la Dynamic non accenna a ristampare i volumi di Devilman), mi capita tra le mani questa prima uscita di Maken X, sulla cui prima pagina troneggia un orrido mostro. 
Planet Manga, che contende a Star Comics la vetta delle classifiche dei manga più venduti in Italia, ci offre questa confezione di lusso,con sovraccoperta patinata. Nella presentazione si parla di manga tratto da un videogioco, e subito mi maldispongo: l’unico manga tratto da un videogioco che ho letto è Street Fighter e non m’è piaciuto punto.

Comunque il manga l’ho pagato e lo leggo. La prima cosa che mi colpisce sono i disegni di Kiu “Q” Hayashida, così diversi dallo stile dei miei manga preferiti (shonen, Matsumoto, Nagai…): segni durissimi e nervosi, taglienti, spigolosi, molto cupi; un uso massiccio dei neri, disegni che sembrano schizzi inchiostrati e ripassati velocemente (eppur ottimi, per la verità), quasi “underground”. 

Disegni che mi ricordano ipotetici manga sadomaso che non ho mai letto. 
Dimostrano però, questi disegni, una perizia tecnica fuor di dubbio, segni interessanti che non lasciano indenne lo sguardo, escono dai canoni giapponesi più noti in occidente pur rispettandone alcune regole stilistiche di base. 


Per certe caratteristiche ipertecnologiche questo MAKEN X mi ha ricordato Alita, ma qui le atmosfere sono ancor più claustrofobiche e, apparentemente, senza speranza. Insomma, il segno di Q Hayashida, autore del manga e immagino promettente astro nascente della fantascienza disegnata giapponese, affascina e colpisce a fondo. 

Protagonista principale della storia è Kei Sagami, misteriosa sedicenne figlia unica del Direttore del Centro Unitario per la Ricerca Scientifica di Kanazawa, Dottor Hiromitsu. Proprio nel Centro Unitario è stato progettato il Maken – detto anche Deus Ex Machina
- un’entità dall’aspetto terrificante, la cui energia è custodita dentro una spada. 
Il Maken, costruito grazie a misteriosi finanziatori, dovrebbe essere un innovativo espediente per sconfiggere le malattie mentali, ma… “in sostanza è l’asso nella manica della razza umana per la distruzione della cometa dell’Onnipotente”… 

In questo primo numero non ci viene però fornita, ancora, alcuna informazione su questo Onnipotente e la sua misteriosa cometa. Sappiamo però che il Maken vive e prospera nelle/delle immagini mentali, delle quali si presume abbia un controllo assoluto, anche se è stato “liberato” prima ancora di testarne l’effettiva efficacia. La giovane Kei Sagami è l’unica in grado di maneggiare questa temibile arma e dovrà, con l’aiuto di essa, ritrovare una persona a lei cara.

Abbiamo anche altri comprimari: il ricco sedicenne Kou Yamashiro, cui si affianca un “Kou Demoniaco” di cui per ora non abbiamo informazioni; il Maestro hongkonghese Lee Fei Chao, istruttore della predestinata Kei – un bel personaggio, Fei, che però pare lasciarci troppo presto - i ricercatori Ann Miller e J.J. Jones; lo stesso padre di Kei. 
Compaiono inoltre potenti killers (mostri? cyborgs?) che indossano inquietanti simboli nazisti o dell’ex impero del male sovietico: uno di essi, l’orrido mostro che mi ha attratto in prima pagina, il più cattivo, si chiama Andrey e sfoggia un colbacco dell’Armata Rossa. 


Nel manga non mancano, ne sono anzi il piatto forte, le scene splatter: il sangue scorre a fiumi e la morte è fattore presentissimo. Alcune, pochissime in verità, scenette vagamente “comiche” – elemento evidentemente irrinunciabile per la maggior parte dei mangaka (o viene loro imposto dalle case editrici?) - non solo non alleggeriscono le cupissime atmosfere, ma contribuiscono anzi a rendere ancora più tangibile l’effetto di straniamento e la claustrofobia distopica che l’intera storia suscita. Probabilmente MAKEN X non diventerà uno dei miei manga preferiti, ma forse cederò ancora alla tentazione della curiosità, e soprattutto al fascino dei disegni di Hayashida.
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Orlando Furioso - Giugno 2001