sabato 30 maggio 2009

Lurko il porco mannaro


Intervista a FAM,
autore di Lurko, il porco mannaro
.

di Orlando Furioso


Ho scoperto Lurko il porko mannaro, e FAM, il suo autore, per caso. 

Si sa che la rete è intasata piena zeppa di cose, molte delle quali brutte o solo inutili. Comunque naufragando su internet, link dopo link, sono arrivato al sito del nostro Porko mannaro e la faccenda mi ha subito conquistato.
Provo sempre molto piacere quando scopro cose che non conoscevo e che mi piacciono - indipendentemente dal fatto che magari ero l'unico a non conoscerle. E' il piacere della scoperta autonoma, di qualcosa non pubblicizzato e non strillato e ovviamente è tanto più grande quanto maggiore è il grado di apprezzamento della scoperta: in questo specifico caso scoperta più che positiva! 



Lurko, il porco mannaro
Mi piacciono vari tipi di fumetti, nel senso che ho la fortuna -o l'educazione appropriata?... - di apprezzare le opere più che i generi, dunque amo le atmosfere gotiche eteree e "filosofiche" come i supereroi, gli shojo più melensi e la crudezza, chessò, di Munoz, mi piacciono i disegni iperdettagliati e le tavole scarne ed essenziali, nel senso più positivo del termine, ecc. 

Questo per dire che, tra le mille altre cose, amo particolarmente anche le ambientazioni "metropolitan-provinciali" (ho coniato un neologismo?); per intenderci: una sorta di Mondo Naif più "sporco" e cittadino. 
Tali mi sono sembrate le ambientazioni di Lurko, condite però da un'abbondante dose d'ironia. Sono uno dei tanti che attendono le nuove puntate del nostro Porco Mannaro! Come leggerete dall'intervista che lo stesso Lurko ha fatto al suo autore, naturalmente dopo averlo ben legato!, Fam non è proprio un "novellino" del mestiere e l'attuale esperienza in rete non è un'improvvisazione dovuta a manie di grandezza dell'Autore. 



La rete è vista per quel che è, coi suoi limiti (parecchi) e i suoi vantaggi (qualcuno), ma non voglio anticipare troppo, l'intervista è proprio qui, pronta per essere letta. E' piacevole, scorrevole, chiara e sincera; molto interessante e da far leggere a quei ragazzini che dopo aver fatto un paio di scarabocchi si sentono autori completi e chi non li piglia non capisce niente. Stimolato da alcune affermazioni fatte dall'Autore di Lurko, interessanti e "dense", gli ho fatto anch'io alcune domande (a Fam, non a Lurko) alle quali l'Autore ha risposto pazientemente.

Per la serie “Le interviste impossibili” vi presentiamo:
LURKO INTERVISTA FAM


L'Autore...



Fam

Per accontentare le numerose richieste dei suoi fans, il vostro porko mannaro preferito va oggi ad intervistare il proprio creatore: Fam. Più che un uomo un fumettista, più che un fumettista un grafico, più che un grafico una cloaca umana.

...e il Protagonista 


 FAM. Non cominciamo ad offendere. Già non volevo farla questa intervista, se poi si parte con questo linguaggio…

LURKO. Oh, il nostro intervistato è anche suscettibile. Ma veniamo alle domande. Da dove viene lo pseudonimo Fam? Qual è il tuo vero nome? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita? Stato civile, residenza, codice fiscale, ecc.


FAM. Nient'altro? Fam non è un vero pseudonimo, ma solo l'abbreviazione del mio vero nome, abbreviazione che uso abitualmente per firmare i miei disegni. Per il momento ho scelto di non rivelare il mio vero nome, quindi figuriamoci se vengo a dirlo a te. Quanto alle altre domande risponderò solo in presenza del garante della privacy. Posso solo dirti che faccio il grafico, lavoro su un computer Macintosh con programmi come Xpress, Photoshop e Freehand, il mio lavoro mi piace molto ma la mia grande passione restano i fumetti. Questa passione mi ha portato a creare anche qualche piccolo abort… ehm, qualche personaggio non proprio riuscito. Esclusi i presenti, ovviamente.


L. Sposato?


F. Sì , e felicemente anche. Ho una bimba di 14 mesi che è un capolavoro. Somiglia tutta al papà.


L. Allora il padre non sei tu.


F. Spiritoso!


L. Se sei sposato ed hai una figlia vuol dire che sei un vecchiaccio ormai! Alla tua età ti presenti ancora come un esordiente fumettista?


F. Vacci piano col vecchiaccio! Ho trent'anni, mica chissacché. Per la cronaca non sono un esordiente assoluto. Prima di pubblicare i miei lavori su internet ho realizzato anche degli albi autoprodotti. Tu dovresti saperlo bene, visto che eri il protagonista di quelle storie.




L. Nient'altro?

F. Se vogliamo partire dall'inizio, nei primi anni '90 ho collaborato con qualche fanzine ed ho anche pubblicato delle strisce satiriche per un giornale locale.


L. Locale di dove? Se non dici qual è la tua città come fa la gente a capire di cosa stai parlando?


F. Hai ragione. La mia città d'origine è Brindisi, piccolo capoluogo pugliese di circa centomila anime. Specifico anche la regione perché ultimamente molti pensano che Brindisi sia una specie di avamposto albanese…




L. Visto che hai tirato fuori l'argomento, cosa pensi degli sbarchi dei clandestini che avvengono quotidianamente nella tua città?


F. Penso che quando si è disperati non ci si possa permettere di scegliere. Questa gente non sceglie. Gli viene venduto per un milione di lire il biglietto per una felicità illusoria, dopodiché parte per un viaggio della speranza che si tramuta spesso in disperazione. Magari quelli che tornano in patria si ritrovano più poveri di prima. I nostri politici, e più in generale l'Europa, dovrebbero intervenire di più nei Balcani per far fronte a questa situazione, ma non con le bombe come nel '99. Quelle non servono a nessuno.


L. Parli come se il problema ti toccasse da vicino.


F. In un certo senso sì. Vedi, Brindisi è la mia città, ma anch'io sono dovuto andare via, al nord, per trovare lavoro. Quindi capisco benissimo lo stato d'animo di queste persone, anche se la mia situazione, ovviamente, è molto diversa dalla loro. Io sono stato molto più avvantaggiato. 


L. Parliamo di fumetti?

F. Sì, è meglio.


L. Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali fumetti leggi abitualmente?


F. I miei autori preferiti sono diversi. Magnus su tutti, ma anche Hugo Pratt, Ivo Milazzo (in coppia con Berardi), Floyd Gotfredson, Jacovitti… sono molti, insomma.


L. Giapponesi?


F. Confesso di conoscere poco gli autori delle nuove generazioni, ma, avendo vissuto da bambino la prima ondata di invasione televisiva, cerco di leggere autori come Go Nagai, Leiji Matsumoto (di cui finora si è visto pochissimo in Italia, fumettisticamente parlando) e Rumiko Takahashi.



L. Americani?

F. Gotfredson, come già detto, ma anche Spiegelman, Crumb. Quelli un po' fuori dal circuito Marvel - DC.


L. Perché hai deciso di autoprodurre i tuoi fumetti? E perché su internet?


F. Vuoi la verità o una risposta ad hoc?


L. Tutte e due.


F. La risposta ad hoc sarebbe che io sono troppo avanti, gli editori non sono ancora pronti per me e menate di questo tipo. La verità è che non ho mai pensato di proporre i miei lavori a nessun editore perché io stesso al loro posto non li pubblicherei.


L. Cooosa?


F. Certo. Se fossi Bonelli, giustamente, accetterei solo proposte di prodotti seriali con caratteristiche affini a quelli già in cantiere. Inoltre non accetterei mai la proposta di una nuova serie realizzata dal primo venuto. Prima gli chiederei, sempre che i suoi disegni fossero validi, di farsi le ossa su una serie esistente, poi si potrebbe tentare. Ma i miei disegni, tendenti al grottesco o al caricaturale, non credo che vadano bene per nessun prodotto bonelliano, quindi…




L. E gli altri editori?

F. Quali altri editori?


L. Ehm, effettivamente…


F. C'è Rat-Man, che ha seguito un percorso editoriale interessante. E' partito come autoproduzione, poi è stato “affiancato” da Bande Desinée, una piccola casa editrice, infine è stato rilanciato in edicola da Marvel Italia. Ma si tratta di un'eccezione. La regola per chi fa autoproduzione è quella di farsi conoscere da una piccola fetta di pubblico. Non ci sono i numeri per tentare di vivere con questo lavoro. Quando ho realizzato i due albi con te come protagonista ne ho vendute poche centinaia di copie. Posso considerarmi fortunato, alcuni riescono a vendere solo a parenti e amici. Purtroppo i costi di gestione di una piccola ditta individuale sono più alti di quanto si creda, così la Hidalgo, la mia piccola etichetta, ha dovuto soccombere.



L. E questo ti ha portato a pubblicare sul web?

F. Anche questo. Realizzare un sito internet e trovare un provider che offra spazio web gratuito è sicuramente meno complesso che realizzare un prodotto cartaceo. Inoltre con questo sistema sono sicuro che i visitatori, per quanto pochi, vedranno effettivamente i miei fumetti. Il sistema di distribuzione in fumetteria, invece, attualmente è piuttosto penalizzante per i piccoli editori. Il fatto che le fumetterie debbano acquistare il prodotto senza sapere se poi riusciranno a venderlo spinge i commercianti ad ordinare solo materiale sicuro al cento per cento, cioè Marvel, manga e poco altro. Figuriamoci se un commerciante rischia su Lurko il porko mannaro. E chi è? mai sentito! Così i prodotti dei piccoli editori non arrivano nemmeno nei negozi. Se ci fosse la possibilità di ordinare il materiale in conto vendita, forse…


L. Quindi internet è il tuo approdo come fumettista part-time?


F. Sinceramente spero di no. Lo considero un mezzo di diffusione in più, ma i fumetti, per me, restano di carta. La rete offre nuove possibilità, molte delle quali ancora da sfruttare. Magari in rete nascerà un nuovo linguaggio a metà strada tra fumetto e cinema d'animazione, ma penso che il web permetta la lettura solo di testi non troppo lunghi, quindi inadatto alla pubblicazione di opere di ampio respiro. Ce lo vedi tu Guerra e pace pubblicato su un sito? Prova a leggerlo e sarà l'ultimo testo che leggerai in vita tua! Come minimo avrai bisogno di un trapianto di cornea, con tutto lo sfarfallio a cui i tuoi occhi saranno soggetti.
Tornando alla tua domanda, spero in futuro di tornare a pubblicare anche su carta, ma non nell'immediato. Nel frattempo, per non restare fermo, c'è il sito.


L. Come ti è venuto in mente di creare un porko mannaro? Non c'erano già abbastanza personaggi squallidi in giro?


F. Vedo che hai un'alta considerazione di te. L'idea di base era quella di poter satireggiare su certi fenomeni sociali e di costume poco esplorati dal fumetto italiano. Per farlo mi serviva un personaggio fuori dal contesto, esagerato in tutte le sue manifestazioni. Non ho dovuto fare altro che prendere in prestito uno dei più classici “diversi” della letteratura horror e trasformarlo in qualcosa di talmente grottesco da risultare ridicolo. Questo perché si capisse che alla fine il contestatore è molto critico anche verso se stesso. Nei primi episodi non sono sicuro di aver raggiunto i risultati che mi ero prefisso, anche perché, per motivi economici, il numero di pagine a disposizione era piuttosto limitato. In futuro, avendo più spazio, spero di fare di meglio.



L. Fai anche il modesto, eh?

F. Il fatto di essere molto critico con me stesso mi ha portato a prendere la vita con una certa leggerezza. Quando contesto qualcosa o qualcuno, il sapere di non essere un esempio di perfezione mi aiuta a relativizzare i fatti. Viceversa, quando vedo qualcuno che si accanisce per qualcosa, non posso fare a meno di pensare che un pizzico di autoironia ridimensionerebbe subito il tutto alle giuste proporzioni. Se il riso è una delle espressioni più tipiche dell'intelligenza umana (le jene ridens non ridono, ghignano), vuol dire che, probabilmente, le persone di cui parlo non sono troppo intelligenti… 


L. Ah! Ah! Ah! Rido perché altrimenti mi prendi per un imbecille. Tutte queste cose cerchi di metterle nelle tue storie?


F. Ci provo.


L. C'è una domanda che non ti ho fatto a cui avresti voluto rispondere?


F. Diciamo che ce ne sono molte che mi hai fatto a cui avrei preferito non rispondere. Comunque non mi hai chesto se sono disposto a darti un piatto di parmigiana in cambio della libertà. Che aspetti a slegarmi?


Orlando Furioso: Ciò che dici a Lurko rispetto alle autoproduzioni è quanto di più lucido e modesto (non "falso modesto"!) abbia sentito sul tema. Così, stimolato dalla lettura dell'intervista precedente, avrei anch'io qualcosa da chiederti:

Non pensi che possa esistere un "mercato" specifico per le autoproduzioni, rivolto a un pubblico che non ama (solo) il fumetto mainstream (come in USA o Giappone, per es.)?


Fam: Un mercato specifico sarebbe auspicabile per tanti motivi, ho paura pero' che potrebbe produrre anche degli effetti negativi. I grossi editori tendono ad occupare "fisicamente" le librerie con i propri titoli, per cui se i fumetti non bonelliani e non Disney sparissero
dalle librerie normali o dalle fumetterie, per tutti gli altri sarebbe una sorta di resa di fronte alla forza dei grossi gruppi. Inoltre per creare qualcosa di alternativo ci sarebbe bisogno di un coordinamento, cosa sicuramente auspicabile ma non facile da attuare. Magari grazie ad internet...


O. Che ne pensi dell'autoproduzione come "meta", non come alternativa alla pubblicazione con un editore "vero".


F. Beh, io la sto già facendo e no mi sento frustrato o fallito perché Lurko non viene pubblicato da Bonelli. Certo, è necessario che poi i propri lavori trovino un qualche "mercato" se no rimane il solito bel fumetto tanto apprezzato da parenti e amici.




O. Secondo te quant'è importante per un autore la possibilità di esprimersi senza doversi adattare a canoni preesistenti? Cioè: lavorare (disegnare, scrivere o entrambe le cose) ciò che si vuole, senza dover adattare il proprio stile (come per forza di cose bisogna fare con un editore "vero", Bonelli o chi per esso)?

F. Ovviamente è importantissimo. Ma io non sarei così categorico. Penso che i disegnatori che lavorano per Bonelli non siano degli insoddisfatti solo perché gli tocca adattarsi a stili preesistenti o perché non realizzano personaggi propri. Ci sono anche autori che per tutta la vita hanno disegnato un solo personaggio (vedi Harold Foster) eppure hanno lasciato un'impronta notevole nella storia del fumetto. A volte dall'incontro tra un grande autore ed una serie esistente nascono piccoli gioielli come il texone di Magnus. 


O. Ho un po' l'impressione che molte autoproduzioni esistano solo per "farsi notare" da editori "veri"... Per te è (o è stato) così?


F. Direi proprio di no. Il mio sogno era (ed è tuttora) quello di poter seguire tutte le fasi del lavoro, dalla realizzazione del fumetto all'impaginazione. Se fosse possibile mi piacerebbe anche stamparlo, visto che tra i tanti mestieri che ho fatto c'è anche quello del tipografo. Ad ogni modo, quando la Hidalgo (la mia etichetta) cessò le pubblicazioni scrissi a Marcello Baraghini (titolare di Stampa Alternativa) sperando che si interessasse ai miei lavori. Mi rispose molto gentilmente che avrebbe sottoposto la cosa ai suoi direttori editoriali e la cosa finì lì. Questo è stato l'unico editore che ho contattato. Come vedi farmi pubblicare da Mondadori non mi interessa e credo che la cosa sia reciproca.




O. Il "mercato ufficiale" del Fumetto è davvero l'unica via... per il Fumetto?

F. Esistono le fumetterie, le fiere, so di alcuni centri sociali dove si possono trovare degli ottimi fumetti, magari non stampati benissimo ma molto ben fatti. Non so se esistano altre vie ma penso che dovremo comunque inventarcele se vogliamo sopravvivere.


O. Che ne pensi dell'attuale cosiddetta "crisi" (in particolare in Italia) del Fumetto? 



F. Penso che ci troviamo di fronte ad una crisi culturale generalizzata e di portata molto più ampia di quanto si pensi. Non è solo il fumetto ma anche il cinema ad essere in crisi, oltre alla narrativa scritta, il teatro, ecc.
Nel campo del fumetto si avverte di più perchè i capitali che gravitano attorno ad esso sono sempre stati piuttosto esigui, così quando vengono a mancare anche quei pochi soldi che c'erano la situazione diventa pesante.
Credo di essere l'ultima persona in grado di offrire ricette. Potrei dire che è colpa della televisione, dei videogiochi o di chissà cos'altro...
L'unica cosa che mi viene da pensare è che quando ero piccolo tutti leggevano fumetti, anche gli adulti; ora quando qualcuno mi vede con un fumetto in mano mi guarda come se fossi un decerebrato che sta dietro a delle cose futili. Quando poi questo qualcuno apre bocca diventa subito evidente chi sia il decerebrato...

O. Grazie Fam! Alla prossima!

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Aprile 2001