sabato 30 maggio 2009

L'ultima tentazione


L’Ultima tentazione 

di Neil Gaiman e Michael Zulli

cartonato, 102 pagg.

Lire 26000

Magic Press
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“…la mia intenzione era creare qualcosa che fosse, essenzialmente, l’equivalente fumettistico di una serie di singoli pop: niente di troppo profondo, né di troppo ambiguo” [Neil Gaiman – dall’Introduzione]


L'Ultima Tentazione è un volume a fumetti scritto da Neil Gaiman con l’aiuto di Alice Cooper, rugginosa rock’n’roll star autore di alcuni ottimi album nei gloriosi Seventies (se ami il genere, s’intende). Per il racconto Alice ha fornito alcune idee e soprattutto lo spunto del suo stesso personaggio, la sua immagine; Neil Gaiman in compenso ha fornito ad Alice il “concept” per il suo album di ennesimo ritorno alle scene, intitolato ovviamente “The Last Temptation”, datato 1994, con cover – ricodiamo - di Dave McKean. Il racconto a fumetti nato dalla collaborazione tra Gaiman e Cooper, datato anch’esso 1994, è un’operina horror dal gusto un po’ retrò, una fiaba forse un po’ scontata, ma assolutamente deliziosa da leggere.

Il ricordo è corso subito a quel meraviglioso libro che è “Il Popolo dell’Autunno” di Ray Bradbury, rimando che –voglio credere- è stato fortemente voluto da Gaiman stesso. Sì, perché le attinenze col sottovalutato capolavoro di Bradbury sono davvero molte; ma in fondo, da scrittore a scrittore, quale omaggio è più sentito dell’affettuosa citazione al Maestro? Come riporta la frase in apertura di questo scritto, Gaiman è conscio di non aver scritto la sua migliore opera e personalmente posso ben immaginare e comprendere quanto ossigeno possa dare ad un Autore, l’uscire dai suoi abituali (e faticosamente mantenuti) standard, per lasciarsi andare a una scrittura più canonica, più “leggera” non per tematiche, ma per stile.

Insisto, però, sull’intrinseca bellezza de L'ultima Tentazione: un racconto sulla crescita, sui demoni tentatori, sui fantasmi e le paure del proprio futuro, su teatri invisibili, purché scritto da Gaiman è deliziosamente leggibile di per sé. 

Steven, il protagonista del racconto, si trova davanti a un non invidiabile bivio: crescere e affrontare dunque l’orrore di un mondo che non ha nulla da offrire a chi non nasce già fornito di privilegi e conforts, oppure rinunciare ad affrontare i propri fantasmi e le proprie paure per diventare egli stesso un fantasma che incute paura, rimanendo eternamente nel Teatro Del Reale. Il risultato, "scontato" finché si vuole, non diminuisce comunque il piacere della lettura, che fa bene al cuore e forse fornisce anche una piccola rassicurazione sulle scelte fatte da ognuno di noi.

Un Peter Pan capovolto, perfettamente comprensibile e nel quale è forte il senso d’identificazione, perché sia Gaiman che ogni lettore sanno bene che “Steven” è ognuno di noi. Steven è davvero il tipico, ordinario ragazzo; mano a mano che la storia si snoda le reazioni e i comportamenti di Steven divengono, però, un po’ meno ordinari. L’Imbonitore del Teatro Del Reale, appunto modellato sulle esatte fattezze di un giovane Alice Cooper, dice cose acute come lame e altrettanto taglienti. Certo: cose già viste, lette e sentite, ma non si può pretendere sempre l’originalità da un Imbonitore del Teatro Del Reale! Molte delle cose che succedono (o non succedono…) ne L’Ultima tentazione le abbiamo già viste in romanzi e film horror, eppure ogni volta il nostro cuore fa un battito in più, perché certe paure non passano mai completamente.

Forse anche per questo continuiamo a leggere romanzi e fumetti dell’orrore.
Capitolo a parte per il divino Michael Zulli, che illustra la storia con rara magnificenza (e opulenza)! Basterebbe questo per consigliare l’acquisto del volume. Zulli lavora in un’atmosfera gotica che gli è evidentemente congeniale; riesce a delineare inquietantissime atmosfere, la caratterizzazione dei personaggi è perfetta (l’Imbonitore, ad esempio, è Alice Cooper, da qualsiasi lato lo si guardi, con la pelle del viso o… senza), la tecnica –come sempre- sopraffina. Gli interni e i particolari del Teatro Del Reale possono lasciare senza fiato, e anche gli interventi horror non mancano di emozionare.

Tutti i personaggi della storia, anche i più “normali”, hanno nei loro visi e nelle posture qualcosa di leggermente malato, di vagamente insano, proprio come spesso accade nella realtà… ecco, Michael Zulli descrive minuziosamente e senza pietà ogni ruga, tutte le imperfezioni che affliggono i volti degli umani. I “mostri”, invece, sono tratteggiati senza particolari eccessi splatter, ma con una perizia che li rende davvero spaventosi. Mercy, una dei ben strani protagonisti del racconto alla quale va tutta la nostra compassione e simpatia, è tratteggiata con una delicatezza e una sensibilità che non si potrebbe immaginare se non disegnata proprio dallo stesso Zulli.

Non ci troviamo davanti ad un classico “bianco-e-nero”, ma a un’infinità di toni di grigio dipinti su uno sfondo giallino/bianco sporco, che dà alle tavole un’effetto artistico notevole e prezioso, e alla storia un atmosfera come di antico e di irreale. Tavole, disegni, vignette stupendi, da ammirare incondizionatamente, beandosene anche quando la lettura è terminata: inevitabile ripercorrere il libro per andare a riguardarne i passaggi grafici salienti, scoprire nuovi dettagli sfuggiti alla prima scorsa, perdersi nelle splash page (dosatissime); disegni crudeli e splendidi, ai quali grazie al cielo non ci si abitua e nei quali non manca mai l’emozione…

In conclusione, non si è qui parlato del capolavoro assoluto di Neil Gaiman e di Michael Zulli, ma di un bel volume a fumetti, editato impeccabilmente, da leggere con gusto e piacere, che regala emozioni. Esattamente ciò che si vuole da un bel volume a fumetti che non sia per forza il capolavoro assoluto.

Orlando Furioso - Luglio 2001