sabato 30 maggio 2009

La Leggenda dell'Arcobaleno


La Leggenda dell'Arcobaleno 

(Niji no densetsu)

di Chieko Hara



4 voll. di circa 200 pagg. cad. , bross., b/n

STAR COMICS

Lire 7000 cad.

§
…O il concetto di feuilleton. Questo manga può scatenare l’amore appassionato degli animi più romantici, dato che possiede tutti gli elementi classici dello stile shojo: non c’è tavola, qui, che non sia impreziosita da milioni di fiori e svolazzi, non c’è vignetta nella quale gli sguardi dei protagonisti non trabocchino di romantiche espressioni, accesi rossori, ire tremebonde.


Le emozioni rappresentate dall’autrice – amore, odio, dolore, ira…- sono sempre esagerate, teatralizzate, sopra le righe; ed è proprio questa la caratteristica che rende La Leggenda dell'Arcobaleno un vero e proprio feuilleton, un romanzo d’appendice.

Sia le tematiche trattate che i luoghi narrativi appartengono a quel tipo di narrazione squisitamente (ed esclusivamente) d’evasione, dove le personalità sono immediatamente riconoscibili perché tagliate con l’accetta – salvo poi cambiare repentinamente per esigenze narrative, come favorire l’happy end - dove le emozioni e i sentimenti sono trattati senza sfumature intermedie. 

Anche i ceti sociali sono necessariamente “alti” (se si deve evadere, che almeno lo si faccia in grande!) ed è impressionante che durante tutto il racconto non s’intravedano personaggi che non siano come minimo conti o marchesi, eccezion fatta per il buon stalliere, che ha l’espressività di una carota e i cui sentimenti vengono liquidati in poche tavole. Come a dire: le emozioni “alte” appartengono a gente “alta”; l’aristocrazia depositaria di tutto ciò che è “umano”, sia nel bene che nel male... 



Ma non c’è ideologia qui, si tratta solo di una novella. Non vorrei si pensasse che questo manga non mi sia piaciuto: au contraire, l’ho letto con passione e tutto d’un fiato, divertendomi moltissimo, apprezzandone –oltre ai bei disegni-, gli intrighi, le gustose situazioni da romanzo d’appendice, l’happy end.

Non consiglierei però La Leggenda dell'Arcobaleno come eventuale primo approccio allo stile shojo proprio per la sua cieca obbedienza alle regole e agli stereotipi, ai cliché, godibili appieno forse solo da chi del genere è già appassionato e dunque ne conosce il linguaggio in tutti i suoi pregi e limiti. Un brevissimo cenno alla vicenda, ambientata in un’epoca non ben definita, che potrebbe però corrispondere a metà dell’800, nell’immaginario principato di Lindgren, sito in un’Europa idealizzata e stereotipata in maniera magistrale, come solo i Giapponesi sanno fare.
Finnie, figlia dei conti La Cour Zwaan (assolutamente meravigliosi i nomi “europei” inventati dai Giapponesi!), simpatici aristocratici di campagna, è felice della sua vita spensierata che trascorre con gli amici nella meravigliosa Valle dell’Arcobaleno, fonte anche di una romantica leggenda molto amata dalle fanciulle del luogo. Improvvisamente giunge alla villa dei conti il giovane Adrian, tormentato erede del casato dei Glen.


Dopo un’iniziale antipatia tra i due giovani sboccia l’ovvio amore “maledetto” e da qui in poi si assisterà a un intreccio formato da repentini colpi di scena, amori e gelosie, odi viscerali, intrighi politici a danno del granduca Karl Feldt Jensen La Tour von Lindgren (!!!). E poi triangoli amorosi, matrimoni combinati, scandali di corte: tutto nella più pura tradizione ottocentesca. Molti e molti altri personaggi intervengono nella vicenda – della quale, com’è noto, non intendo fornire riassunti o anticipazioni che rovinerebbero la lettura -, ma il Granduca Karl Feldt ecc. ecc.


protagonista assoluta resta la contessina Finnie, la quale riassume in sé tutte le migliori qualità umane: lealtà, coraggio, sincerità, attenzione per il prossimo, senso di abnegazione ecc. ecc. Logico dunque che questa completa assenza di qualsivoglia difetto nella deliziosa Finnie verrà alfine premiata dal destino, che allo stesso modo donerà felicità a iosa anche alle persone a lei vicine.


Chi ama lo shojo “hard”, lo shojo-shojo insomma, non può assolutamente lasciarsi scappare questo bel manga, la cui pubblicazione è terminata ad aprile 2001, ma che è facilmente reperibile nei suoi quattro volumetti in qualsiasi fumetteria.


Un breve cenno sull’autrice. Chieko Hara realizza shojo manga dagli anni ’70 ed è una delle prime autrici giapponesi a essere conosciute dal pubblico italiano: negli anni ’80, infatti, la mitica rivista Candy Candy edita dalla Fabbri, pubblica tre dei suoi manga: “Luna”, “Ehi Juliet!” e “La Storia di Alice”. 



L’autrice ha una speciale predilezione per le storie ambientate nell’800 in Europa e per le protagoniste dai capelli lunghi e biondi, ragazze meravigliose fatte per essere amate e ammirate. Nei suoi primi lavori ha sempre mantenuto uno stile curato sin nei minimi particolari, rispettando i canoni del genere ma evitando i toni troppo cupi e pesanti; attualmente lavora prevalentemente per la casa editrice Gakken, per la quale realizza storie d’amore con uno stile più essenziale e stilizzato rispetto agli esordi. Le sue storie continuano comunque ad avere un gusto fiabesco che incanta e l’happy ending è una caratteristica a cui l’autrice resta fedele. Un suo lavoro recente, onestamente non troppo riuscito – “L’Eredità Misteriosa”, basato su un racconto di Emma Goldrick - si può vedere sul terzo numero di X Me, il mensile shojo della Mondadori.

Orlando Furioso - Agosto 2001