sabato 30 maggio 2009

Koibito Play


Koibito Play

di Tamaoki Benkyo


*STAR COMICS

208 pagine, b/n, 6.000 lire

Numero 1 di 2 (UP n° 8)

Dicembre 1999






Un manga decisamente strano, questo di Tamaoki Benkyo, che ti spiazza fin dal primo capitolo, sotto diversi punti di vista. Tanto per cominciare, non sai mai di preciso dove e quando ti trovi: il rapporto fra i personaggi si gioca molto tra silenzi imbarazzati, sguardi che si evitano cercandosi, e semplici pensieri; le battute sono spesso fuori campo, inserite in vignette che sembrano non c’entrare nulla col contesto, salvo poi scoprire (ma più avanti!) che si tratta di ricordi fondamentali nell’economia psicologica della protagonista.



E, a proposito, i personaggi stessi sono piuttosto ambigui, a partire da lei, Okuno, oscillante tra la timidezza della sua vita universitaria e la sfrontatezza di un lavoro notturno decisamente “estremo”, pur possedendo un’ingenuità e una spontaneità di fondo che, paradossalmente, la rendono più vera. 

Come se non bastasse, dal passato di entrambi (il “lui” della situazione si chiama Saeki), riemergono con forza personaggi che impongono un rinnovato faccia a faccia con situazioni più o meno sepolte, in ogni caso difficili da affrontare e da gestire, soprattutto nell’ottica, se non adulta certo non più adolescenziale, dei protagonisti. 




Uno spaccato metropolitano insomma, con uno stile narrativo a mio parere più filmico che fumettistico, che parte come se una telecamera apparentemente distratta stesse “sorvolando” le vite degli attori, per poi insinuarsi pian piano nelle loro relazioni, portandoti con sé, al loro livello, ma sempre con un certo distacco… strano, appunto, come se fra il lettore e le persone che si muovono sulla scena ci fosse una cortina sonnolenta, come se lo stanco trascinarsi delle loro esistenze si trasmettesse graficamente e influenzasse il ritmo della lettura.

Il sesso ovviamente c’è, molto ed esplicito, ma perfettamente calato nell’economia del racconto, mai fine a se stesso, bensì necessario tanto all’intreccio quanto alla definizione psicologica dei personaggi, che in fondo la fa da padrona. 




Un’altra scelta coraggiosa dei Kappa Boys, dunque (anzi, del Kappa… diamo al verdognolo quel che gli spetta: non vorrei ritrovarmi con la stanza trasformata in uno stagno!). L’unico rimpianto è quello di dover aspettare un anno per il finale, anche se l’idea delle testate con titoli a rotazione si conferma, a mio avviso, azzeccata: è forse il modo migliore per leggere tante cose diverse senza spendere un capitale!

Iuri Cavallero - Aprile 2001


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N.B. Questo scritto, così come Una Ragazza Alla Moda, Poropmpompin e Kirara, sono tratti dall'ultimo numero di SUSHI, rivista di Fumetti e Animazione Giapponesi, che purtroppo non ha mai visto la luce in edicola e fumetteria. Mi sono stati inviati dai redattori (ex redattori...) di SUSHI. Peccato assai: era la migliore rivista "giapponese" in Italia, a insindacabile giudizio di chi redige questa noticina. (O.F.)

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