sabato 30 maggio 2009

Kizuna


Kizuna #1

di Kazuma Kodaka 


brossur. sovrac., b/n, 210 pag.

lire 16000 - bimestrale, per un pubblico adulto

KAPPA Edizioni




A sei anni di distanza dall’uscita dell’omonimo OAV per la Yamato, i Kappa Boys introducono in Italia, finalmente, il manga shonen ai per eccellenza: Kizuna.
Il genere shonen ai (letteralmente: amore tra ragazzi) ha ormai anche qui il suo affezionato pubblico di estimatori ed estimatrici – anzi, prevalentemente di queste ultime - e dunque la provvidenziale uscita di Kizuna nelle fumetterie italiane colma un’esigenza sempre più sentita. Se da un po’ di tempo a questa parte il genere shonen ai gode di una certa popolarità è soprattutto merito dell’encomiabile e instancabile lavoro di gruppi come Cultur Club, operante dal 1994 per la diffusione e la creazione di yaoi e shonen ai; o dell’Associazione Culturale YSAL (Yaoi Shounen Ai Lovers), di più recente costituzione ma altrettanto agguerrita. 

Nelle fumetterie è sempre più facile imbattersi in autoproduzioni –spesso anche di buona fattura, più spesso ancora acerbe- di yaoi e shonen ai e le vendite di questi fumetti sono tutt’altro che trascurabili, rapportate ad un’ottica di indipendenza e autoproduzione. Certo, c’è ancora un grosso pregiudizio da sfatare: che sia un genere che interessa solo donne e ragazze. Questo comincia a essere sempre meno vero, al di là della (comprensibile?) gelosia delle principali protagoniste e fautrici del fenomeno.

Tornando a Kizuna, si deve anzitutto specificare che è un manga destinato ad un pubblico mentalmente adulto; in un paio di situazioni le scene di sesso sono piuttosto esplicite, nonostante rispettino la particolare “censura giapponese” (divieto di rappresentazione dei genitali e del pelo pubico). Naturalmente tutti i personaggi rappresentati nel manga sono maggiorenni… 

L’edizione originale giapponese di Kizuna risale al 1992 e da allora ha fatto il giro del mondo, tradotto e apprezzato un po’ ovunque. La storia riguarda una coppia di ragazzi: il biondo Ranmaru Samejima, ex temutissimo campione nazionale di kendo, e Kei Enjoji – nero, col codino. Il loro è un amore passionale e sincero anche se pieno di quei piccoli litigi e momenti “no” che assillano ogni coppia al mondo. Per un brutto scherzo del destino, Ranmaru salva la vita a Enjoji, restando però fisicamente offeso in modo tale da dover abbandonare per sempre il kendo. Il terribile incidente –che poi si scoprirà non essere esattamente un “incidente”…- unisce ancora di più i due uomini legandoli indissolubilmente per la vita. L’improvviso arrivo di un giovinetto bellissimo e testardo, Kai Sagano, figlio di uno yakuza e perdutamente innamorato di Ranmaru (almeno così pare), mette parecchio pepe e movimento al menage, creando crisi, violenze, minacce… 

A quel punto la faccenda prende una piega davvero inaspettata e vicende amorose, affari di yakuza, club gay, vecchi corruttori, ricordi d’infanzia e stranissime parentele, s’incrociano in una girandola di avvenimenti da seguire con la massima concentrazione, portando il manga a una splendida quanto complicata tensione narrativa, che l’autrice gestisce inizialmente con un pochino di confusione, poi sempre meglio. I tipici canoni e stereotipi dello shonen ai più tradizionale sono perfettamente rispettati: Ranmaru è biondo-rossiccio, efebico, passivo e incline alla sottomissione; Enjoji e moro, più aitante e alto, attivo e deciso, portato a guidare il rapporto. Anche il disegno naturalmente è un perfetto esempio dei canoni del genere e l’autrice dimostra un’ottima perizia tecnica, disegnando in modo accattivante e bilanciato, privilegiando i corpi e le espressioni senza trascurare (troppo) gli sfondi e l’ambiente. 

Le scene di sesso, o più semplicemente quelle che descrivono scambi di effusioni che non necessariamente portano al rapporto sessuale, sono rappresentate in modo estremamente romantico e “realistico” e farebbero gridare inorridite tutte le vere-slepoj e le associazioni-di-genitori-ipocriti d’Italia… Ma tant’è: la scritta in copertina parla chiaro e il prodotto è esplicitamente destinato ad un pubblico adulto. Mentalmente adulto, mi permetto personalmente di aggiungere. Dunque, please, eventualmente inorridire a casa propria, grazie. Insomma, la storia è molto bella, il volume è realizzato con cura e personalmente non vedo l’ora di gustarmi le uscite successive. 

Un cenno su Kazuma Kodaka, l’autrice. Trentatreenne nativa di Kobe, il suo debutto nel mondo dei manga risale al 1989 sulla rivista Shonen Champion; successivamente le sue opere apparvero anche su altre riviste giapponesi – come Seri Mystery Afternoon- e per svariate case editrici (Biblos, Be-Boy, Be-Boy Gold…). Kodaka ha anche un circolo di dojinshi chiamato "K2C" (le dojinshi sono “fanzine”, generalmente di buona qualità, che fungono da palestra per nuovi autori/autrici, molte delle quali sono a tema shonen ai/yaoi). Molto amata dai suoi numerosissimi fan, è considerata un’artista che “pur basando il suo lavoro principalmente sul genere shonen ai/yaoi, e dunque sui caratteri maschili, spazia anche in altri tipi di narrazioni: realistiche, graffianti, sentimentali, ironiche e talvolta anche horror…”

Ma questo Kizuna # 1 non presenta solo l’omonima storia, ma anche un piccolo apparato redazionale ottimamente curato dal bravo Massimiliano De Giovanni nel quale troviamo: l’angolo della posta, recensioni di manga sia “istituzionali” che autoprodotti, libri, musica ecc., il tutto rigorosamente a tema gay. 

Tutto ciò dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’apertura mentale dei KAPPA BOYS, la loro genuina voglia di presentare buon materiale senza lasciarsi intimorire dagli isterismi e le ipocrisie che ancora, purtroppo, attanagliano la nostra Italietta. Il volume è caldamente consigliato non solo alle e agli amanti del genere, ma a chiunque ami il fumetto e abbia voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, scrollandosi di dosso pregiudizi e “partiti presi”. 

Orlando Furioso - Luglio 2001