sabato 30 maggio 2009

Inu Yasha / Fushigi Yugi



INU-YASHA
di Rumiko Takahashi*
Star Comics
– collana Neverland
mensile, b/n, brossurato, 128 pag. L. 4000 

lettura all’occidentale (versione “ribaltata”)

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FUSHIGI YUGI 
di Yu Watase*
Planet Manga

bimestr., bross., b/n, 112 pag. L. 3500
lettura all’occidentale


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Takahashi Watase: 2 a 0

La Star Comics non ci lascia orfani e dopo la conclusione di Lamù e di Maison Ikkoku, opere che hanno goduto entrambe di un gran successo di pubblico, ci propone questo nuovo manga di Rumiko Takahashi, la Principessa dei Manga: Inu Yasha

Chi conosce la Takahashi sa bene che uno dei mondi da cui l’autrice attinge per i suoi manga è quello della mitologia giapponese. I demoni -“Oni”- sono stati affrontati in modo umoristico in Lamù, in maniera più tenebrosa nella trilogia Il Bosco della Sirena e sono apparsi anche in Rumic World, l’opera a mio parere meno riuscita dell’autrice. 



Dico subito che i primi due numeri di Inu Yasha mi sono piaciuti molto e se il buongiorno si vede dal mattino, direi che ci troviamo di fronte ad un’altra opera riuscita. Il motivo letterario di questo manga è il Passaggio – dunque la Trasformazione - tema presentissimo nei manga (direi nei fumetti in generale) e spesso affrontato in modo egregio da molti autori giapponesi (Nagai su tutti). 

Anche in questo caso protagonista del Passaggio e della Trasformazione è un’adolescente: Kagome, una ragazza giapponese come tante... beh, mica tanto “come tante”, visto che abita in un vecchio tempio shintoista e il cui nonno è un eccentrico sacerdote assillato dall’idea di spiriti, folletti e antiche leggende. 



Probabilmente per sfuggire a quest’atmosfera del tutto particolare, Kagome non ascolta mai i “consigli” del nonno, preferendo considerarli come il frutto di una mente stravagante e dimenticandoli dunque all’istante. 

Consigli che invece farebbe bene a tenere preziosi, dato che le saranno utilissimi nel futuro della storia, se solo saprà ricordarseli al momento giusto. Tramite un “canale di passaggio” scoperto del tutto incidentalmente, Kagome attraversa la barriera del Tempo e dello Spazio, ritrovandosi in una situazione pericolosa e carica d’angoscia, lontana da casa, sola. (Si sa che non amo addentrarmi nelle trame per non rovinar sorprese). 

Incontrerà presto colui che da il titolo al manga, Inu-Yasha, creatura di confine tra la luce e le tenebre, piena d’aggressività repressa e con un fondamentale desiderio che contrasta con la missione che si ritroverà, suo malgrado, a svolgere con Kagome.



Già nel primo numero assistiamo a numerosi colpi di scena, come la scoperta da parte di Kagome di essere la reincarnazione di qualcuno di molto potente, e la storia è godibilissima e piena d’avventura, ottimamente sceneggiata dalla Takahashi, la quale ormai credo non abbia più bisogno di dimostrare nulla a nessuno. 

L’umorismo è presente nella storia in maniera garbata e non invadente, il sorriso arriva per situazioni sì comiche, ma perfettamente inserite nello svolgersi degli avvenimenti, mai forzate: niente occhioni strabici e piedi volanti o caricature superdeformed. 

Il secondo numero di Inu Yasha entra ancor più nel vivo della narrazione presentandoci una situazione estremamente macabra (non mancano momenti splatter): protagonista un demone potentissimo e apparentemente invincibile.



Contemporaneamente va delineandosi ulteriormente la missione che avrà principali attori Inu-Yasha e Kagome; quest’ultima si troverà anzi di fronte a una scelta estremamente difficile che affronterà con animo più adulto di qualsiasi altra persona della sua età (il Passaggio). I demoni che compaiono nella storia sono terribili e non hanno nulla di simpatico, sono mortalmente pericolosi e attingono, come già detto, alla tradizione giapponese, punto questo che mi ha spontaneamente fatto ricordare il Maestro Go Nagai.

Unico appunto che mi sentirei di fare riguarda il tratto sempre più stilizzato della Takahashi. Fenomeno non raro tra i disegnatori (soprattutto tra gli autori completi) e comprensibile, questo della stilizzazione, che probabilmente sottintende un desiderio di concentrarsi sulla storia, sulla vicenda vera e propria, trattando i personaggi come archetipi e non come “persone”, per quanto fittizie. 


Un guizzo di originalità grafica in più non avrebbe guastato, ma assicuro ugualmente l’estrema godibilità del manga, tenendo anche conto che stilizzato o meno il tratto dell’autrice è pur sempre quello di una Maestra del manga! Inoltre i fan amano una certa continuità di segno da parte degli autori.



Comunque Rumiko Takahashi, saldamente “nelle mani” della Star Comics, non delude assolutamente, anzi! Nonostante siano usciti solo i primi due numeri di Inu Yasha sono ben felice di iniziare questa nuova serie che spero continuerà su questi ottimi toni e non mancherà di raccogliere il meritato successo da parte dei lettori e delle lettrici.

Ultima annotazione: la Star Comics ci ricorda che “i personaggi presenti in questo albo sono tutti maggiorenni e comunque non si tratta di persone realmente esistenti bensì di semplici rappresentazioni grafiche”. Una provocazione, certo; ma ricordiamo che la Star Comics è stata recentemente vittima di una scandalosa denuncia da parte di “una mamma” che avrebbe riscontrato “elementi pedofili”(!!!) nel manga Dragon Ball


Ma, dico io, certa gente non la si può contro-denunciare chiedendo pure i danni morali? Povero figlio di cotanta mamma, che dev’essere ben perversa e distorta per riscontrare “pedofilia” su Dragon Ball! E questo è nulla rispetto a quanto successo alla TOPOLIN Edizioni… ne riparleremo senz’altro e in modo più approfondito!



Diverso il discorso per Fushigi Yugi di Yu Watase
Dalla data del copyright (1992) si capisce che quest’opera è uscita prima di quella della Takahashi (1997), ma non credo si ponga il problema di “chi ha copiato chi”, perché i due manga in questione – quello della Takahashi e quello della Watase – si rivolgono a due target di pubblico diversi.


Fushigi Yugi, per stile del disegno, modo di raccontare e insertini “spiritosi” dell’autrice, è uno shojo manga, cioè un cosiddetto “manga per ragazze”. Definizione quantomeno limitante, in quanto lo shojo è un genere apprezzato anche da maschi adulti (io, per esempio). "Shojo" non è sinonimo di nessun tipo in particolare di "qualità" (checché ne dicano certi detrattori a oltranza): come in tutti i manga e i fumetti, esistono shojo ottimi, mediocri, pessimi. A breve parleremo di alcuni ottimi shojo pubblicati in Italia sia da Star Comics che da Planet Manga.




Ma questo manga in particolare - Fushigi Yugi - non convince e lo trovo, anzi, persino un po’ irritante. Può anche essre vera la solfa del "non si può giudicare dal primo numero", ma se una pubblicazione non "prende" sin dall'inizio, non si avranno certo molti stimoli per acquistare il numero successivo.

La storia narrata è più o meno la stessa di Inu Yasha (il Passaggio, la Trasformazione…), ma è affrontata qui in modo più blando, narrativamente più confuso e sostanzialmente infantile. Anche qui la giovane protagonista, Miaka, si trova a oltrepassare le barriere spazio temporali, ma la drammaticità degli eventi è tutt’altra cosa rispetto al manga della Takahashi. 


Probabilmente la giovanissima età di Miaka fa sì che i pensieri e le scelte di quest'ultima siano necessariamente meno "drammatici", anche perché Miaka non possiede (ancora) la forza interiore di una Kagome. Occhioni e scintillii si sprecano e una severa sgridata da parte della mamma di Miaka la porta a compiere una scelta che elude completamente il buon senso... 

E' un po' un romanticismo a buon mercato, che sarà però apprezzato dai lettori e dalle lettrici più giovani, perché forse a una certa età si apprezza più la passione della riflessione.



La presenza degli insertini dell’autrice tra un capitolo e l’altro è prassi diffusa negli shojo: in essi l’autrice si rivolge direttamente ai lettori, al di fuori della storia, fa riferimento a lettere ricevute dai lettori, parla della genesi del racconto (“ammazzando” così il meccanismo della sospensione dell’incredulità), fa battute ecc. 

Probabilmente Watase era molto giovane ai tempi della pubblicazione di Fushigi Yugi in Giappone perché parla di se stessa come di un’inesperta e si infligge penose autoumiliazioni affermando di non saper ancora disegnare ecc., la qual cosa purtroppo non ha sortito su di me l’effetto simpatia, ma l’esatto contrario. 

Gli inserti umoristici nella storia sono eccessivi e forzati, sminuendone così la già scarsa drammaticità, ma si sa che quest’usanza è praticata spesso negli shojo e tanto vale accettarla così com’è. In sostanza un manga che non mi ha convinto, mi ha annoiato e ha ulteriormente peggiorato la mia vista, in quanto in molte vignette è necessario l’uso di una lente – è vero! - per poter leggere le parole.
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Orlando Furioso - Marzo 2001