sabato 30 maggio 2009

Ayakura - maggio 2001


AYAKURA

di Eva Villa

104 pagg

lire 10000

Associazione Culturale CULTUR CLUB



Ayakura è il primo numero di una collana di manga disegnati da autrici italiane. Fin qui niente di nuovo, infatti la particolarità di Ayakura e delle storie che la seguiranno è di essere uno shounen ai, un genere di manga che raccontano romantiche storie omosessuali tra ragazzi. Infatti, shounen vuol dire ragazzo, e ai vuol dire amore. Questo genere è disegnato e letto principalmente da ragazze e donne, ecco perché lo stile e le trame sono spesso molto simili agli shoujo, i manga per ragazze, come ad esempio quelli delle famosissime CLAMP, per fare un esempio noto a tutti.


Come gli shoujo, quindi, gli shounen ai sono spesso popolati da personaggi graziosi e dagli occhi grandi, e le storie ruotano intorno alle loro emozioni, ai loro sentimenti e alle loro relazioni. Ma veniamo ad Ayakura. Pur essendo sotto molti punti di vista un tipico shounen ai, è però una produzione italiana, per questa ragione è ambientato a Roma, cosa che permette all'autrice, Eva Villa, di presentare una realtà più vicina alle lettrici italiane, che sentiranno più vicine le situazioni che vivono i due personaggi. 


Uno dei protagonisti della storia è Elio, un giovane che lavora in una copisteria ma che, finito il lavoro, si allena in palestra, sperando di diventare un grande atleta, anche se il suo entusiasmo si va smorzando col passare del tempo. Una sera, nella palestra deserta incontra Simon, che lo sorprende offrendogli un veloce incontro sessuale e sparendo nel bel mezzo di questo, richiamato da un oscuro impegno.

Elio riesce però a rintracciarlo dopo averlo visto ad un incontro di arti marziali trasmesso in televisione. Simon è infatti un ex-maestro di arti marziali svedese che ha vissuto tutta la sua vita in Giappone. Da allora, i due iniziano a frequentarsi, ma c'è qualcosa di misterioso nel passato di Simon…

Veruska Sabucco - Maggio 2001


Il fenomeno dello Shonen ai / slash in Italia
Lo shonen ai / slash è una subcultura prettamente femminile, nata e sviluppatasi intorno alla metà degli anni '70 in due contesti molto diversi: da un lato, quello nordamericano e nordeuropeo di lingua anglofona, dall'altro, quello nipponico. Quello che caratterizza questa subcultura è la produzione e la fruizione di testi a tematica omosessuale maschile. Questi testi non possono essere fatti rientrare nel genere della gay fiction non perché le autrici non sono uomini gay, ma perché, proprio per le loro caratteristiche intrinseche, i loro topoi, devono essere classificati come facenti parti di un genere letterario a sé, noto come slash nei paesi anglofoni e come shonen ai in Giappone.


Data la diversità dei contesti socio-culturali cui appartengono, i due "rami" di questo genere si distinguono per alcuni aspetti, sia intrinseci ai testi, come la presenza di alcuni temi ricorrenti tipici di un ramo piuttosto che dell'altro; sia estrinseci, come le modalità di produzione e distribuzione dei testi. Infatti, per quel che concerne il mezzo espressivo utilizzato dalle autrici per narrare le loro storie, salta subito all'occhio che mentre il corpus della slash è formato quasi esclusivamente da testi scritti, lo shonen ai e lo yaoi sono prodotti in larga parte in forma di fumetto. 
Altre diversità si trovano, come ho scritto, nelle modalità di distribuzione delle fiction: la slash è distribuita a livello esclusivamente amatoriale perché le autrici scrivono parodie omosessuali di serie televisive o film famosi, che sono protetti da copyright, come ad esempio Star Trek. Per fare un esempio, i testi slash di questa serie verteranno intorno non alle esplorazioni spaziali dell'astronave Enterprise, come accade negli episodi del telefilm, ma intorno alla rilettura in chiave sentimental-erotica della relazione che lega il Capitano Kirk al suo primo ufficiale Spock. Gli yaoi sono, per molti versi, il corrispettivo nipponico della slash, in quanto riscritture di manga e cartoni animati famosi che sono prodotte e distribuite nel ristretto ambito dell'editoria amatoriale; mentre lo shonen ai è uno dei generi più fiorenti nell'industria ufficiale del manga (fumetto giapponese).


I personaggi degli shonen ai sono originali, cioè non sono "presi a prestito" da altri manga o da cartoni animati, ma sono creati dalle autrici stesse. Se esiste una produzione non amatoriale di lingua inglese di testi originali a tema omosessuale maschile di matrice femminile, questa può essere rintracciata nei romanzi di Mary Renault, di Poppy Z. Brite e nella saga dei vampiri di Anne Rice.

Anche in Italia, sebbene solo in tempi molto recenti (da non più di cinque anni) sono apparsi dei racconti, dei manga e dei cartoni animati che rientrano pienamente nel genere slash o shonen ai-yaoi. I cartoni animati sono importati dal Giappone e tradotti in italiano, mentre i manga, eccezion fatta per la recente pubblicazione del fumetto New York New York, sono prodotti da autrici italiane e pubblicati su fanzine, cioè, ancora una volta, pubblicazioni amatoriali. 

La fanzine Cultur Club, fondata nel 1994 da Eva Villa, è stata la prima in Italia a proporre esclusivamente manga di genere yaoi e shonen ai. I primi numeri presentavano yaoi de I Cavalieri dello Zodiaco, serie animata ricca di situazioni sessualmente ambigue che coinvolgevano i giovani Cavalieri. Data la qualità del prodotto, e dato anche che questa fanzine veniva a colmare un vuoto editoriale. In questi anni molte si sono dedicate allo sviluppo di manga con storie e protagonisti originali. 


Se gli yaoi italiani ricalcavano la struttura di quelli nipponici e il tratto degli autori della serie parodiata, i fumetti originali, essendo frutto della creatività delle singole autrici, permettono loro di raccontare le loro storie con il loro segno personale, consentendo alle lettrici nonché ai lettori di apprezzarle al meglio. Attualmente si sta definendo un microcosmo che deve il suo vivace sviluppo all'energia delle ragazze e donne che ne sono parte. Gli shonen ai prodotti in Giappone hanno attirato l'attenzione di forti editrici italiane, quali la Marvel Italia e la Yamato; se il microcosmo italiano sarà cancellato da chi vede questi testi solo come prodotti di un genere commerciale "esotico", o si svilupperà come parte di una cultura ampia, variegata e internazionale di fruitrici e autrici non solo nipponiche, ma anche anglofone e italiane, sarà il tempo a dircelo.

Veruska Sabucco - Maggio 2001